Mihajlovic guerriero, ieri in panchina alla guida del suo Bologna
SERIE A | Nella stagione 1992/93 un suo gol fece restare lo Iacovone a bocca aperta
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Emiliano Fraccica | 26 Agosto 2019 - 13:34
Se si è guerrieri, lo si è fino in fondo.
Sinisa Mihajlovic ci ha sempre abituato al suo carattere fumantino, agli sfoghi in conferenza stampa, all’esplosività a partita in corso.
A Taranto ci colpì soprattutto il suo mancino velenoso. Nella stagione 1992/93 infatti Sinisa passò anche dallo Iacovone, per giocare il match di Coppa Italia fra rossoblu e Roma. Al 53' l'arbitro fischia una punizione per i giallorossi ai 30 metri. Tutti si aspetterebbero un cross, invece Mihajlovic prende la rincorsa. Risatine di scherno e prese in giro dagli spalti, "c'a fa da ddà?", si sente mormorare. Sinistro potente e palla in rete, a Ferraresso immobile, tra lo stupore generale. Che Sinisa fosse un guerriero qualcuno, in riva allo Ionio, lo capì quel giorno.

Stavolta, ieri per la precisione, ha messo da parte quella corazza per rivelare al mondo un’altra parte di sé, quella più fragile.

Torniamo al 13 luglio. Il tecnico serbo, alla guida del Bologna, durante una conferenza stampa rivela di essere affetto da leucemia. Non fa trasparire emozioni, come al solito, mentre in sala stampa è il gelo più totale.

Da allora ben 44 giorni di chemio e trattamenti sfibranti, che lo fanno dimagrire a vista d’occhio. Quando qualche giorno fa i medici hanno comunicato a Sinisa che i valori erano troppo bassi e che sconsigliavano ogni rischio (compreso un viaggio di due ore da Bologna a Verona), lui ha pianto per la rabbia, ma ha subito promesso che si sarebbero rialzati. E così è stato. I medici hanno quindi dato il placet e il serbo è volato dal suo Bologna, come se non sentisse il peso della sua malattia. Sinisa arriva alle 18 di ieri, 25 agosto, all’hotel dove alloggiano i suoi giocatori, pronti per il debutto in campionato al Bentegodi contro l’Hellas Verona. Vedendo il loro amato mister scoppiano tutti a piangere. “Vi avevo promesso che sarei stato con voi. E sono qui. Volevo e dovevo esserci”, queste le sue parole.

Tutti i 90’ li passa in panchina, e poco importa se alla fine il suo Bologna impatta per 1 a 1 a casa della neo promossa. Il guerriero sta tornando, è questo quello che conta.
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