Cavallo Pazzo e l'ultima invasione di campo
AMARCORD | Sono passati esattamente 25 anni da Brescia-Roma e da una delle tante 'imprese' di Mario Appignani tra Lama, Pasolini, Craxi e Baudo
Dagli archivi di SportMediaset, il servizio su Brescia-Roma
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Armando Torro | 20 Novembre 2019 - 18:30
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Ci sono anniversari di imprese sportive che verranno celebrati in eterno e altri meno famosi di cui è comunque meritevole fare menzione, specie quando è qualcosa di particolare.
Per esempio, sono passati 25 anni da un Brescia-Roma 0-0 ricordato più per quello che avvenne in campo per interrompere la partita all'8' e non per i restanti 82' più recupero di gioco. Il 20 novembre 1994 ci fu l'ultima delle 35 invasioni di campo di Mario Appignani, l'uomo a cui si sono ispirati negli anni Mario Ferri (detto il Falco) e, casi più recenti, Vitaly Zdorovetskiy e la fidanzata Kinsey Wolanski durante l'ultima finale di Champions League tra Liverpool e Tottenham. Finì come al solito: fermato prima dai giocatori (al Rigamonti nello specifico da Marco "Nippo" Nappi) e poi dalle forze dell'ordine.

Ma a differenza di chi compie queste "imprese" per sponsorizzare un prodotto o se stessi monetizzandoci, Appignani, per tutti Cavallo Pazzo, lo faceva tanto per goliardia e in parte per compiacere una frangia di ultras giallorossi che ricattava il presidente Franco Sensi. Infatti, a ogni sua invasione di campo corrispondeva una multa da 20 milioni di lire per responsabilità oggettiva nei confronti della società.

Cavallo Pazzo era tanto creativo quanto sfortunato nella vita. Si travestiva con parrucca e baffi finti già alle 8 del mattino, riuscendo sempre a sfuggire alla Digos, che pure ormai gli riservava un trattamento di favore, vestendosi da prete, cameriere, commissario di polizia, ufficiale di Marina per entrare non solo negli eventi sportivi... ma anche in incontri politici, insurrezioni popolari e contestazioni giovanili.

Era figlio di una prostituta, cresciuto nei vari orfanotrofi-lager pietosamente messi a disposizione dallo Stato Italiano e già a 20 anni aveva scritto la sua autobiografia con la prefazione di Marco Pannella. E in effetti era a suo agio anche con l'ambiente politico, pur nei terribili anni delle contestazioni giovanili e degli agguati tra forze estremiste: diciamo un livello superiore a Gabriele Paolini.

Appignani era diventato Cavallo Pazzo durante la stagione degli "Indiani Metropolitani", 1977, quando aveva guidato la contestazione a Luciano Lama alla Sapienza. Da quel momento in poi partì una sorta di escalation: si permise di schiaffeggiare in pubblico Alberto Moravia, raccontò di essere il figlio segreto di Renato Guttuso e addirittura tenne una corrispondenza epistolare con Bettino Craxi. Alla morte di Pier Paolo Pasolini lui era convinto di sapere chi avesse compiuto l'omicidio e proprio con l'intellettuale compare in questa foto, in cui si vedono posare anche Ferdinando Adornato e un giovane Walter Veltroni.



Riuscì anche ad arrivare sul palco del Festival di Sanremo, prima serata dell'edizione 1992, e resistere alla carica di Pippo Baudo (decisamente più grosso di lui) per 20" per poter urlare: "Questo Festival è truccato, lo vince Fausto Leali!". Inaspettatamente, fu la molla che fece salire lo share dell'evento in cui comunque Leali arrivò nono.

Eccentricità e molta sregolatezza per Appignani, tanto da contrarre l'Aids che lo portò alla morte nella primavera del 1996, a 41 anni: ma lì nella sua stanza all'ospedale Spallanzani c'era uno smoking nell'armadietto, pronto ad essere utilizzato in un'altra mattata.

Alle esequie arrivò l'ennesima dimostrazione di tale eccentricità. La sorellastra Maria attaccò gridando contro la cognata, la nipote e il sindaco Francesco Rutelli: "Cos'è questo schifo? Mario aveva dato altre disposizioni. Voleva un funerale tutto giallorosso, coi colori della Roma". E tornando a 25 anni fa, ecco come si giustificò: "A Brescia ho invaso il campo soprattutto per evitare guai peggiori, tutti sapevano che ci sarebbero stati incidenti. Allora ne ho parlato con il mio amico Giuliano Ferrara e poi sono andato da Silvio Berlusconi... ma stava cenando", disse alla sua maniera.

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