Dopo la pesante sconfitta per 3-0 contro il Brilla Campi, il direttore sportivo del Taranto Francesco Montervino ha scelto di presentarsi davanti ai giornalisti per affrontare il momento difficile della squadra, riconoscere le responsabilità e chiarire la posizione propria e dell'allenatore Luca Tiozzo. Una presa di posizione netta, accompagnata dalla conferma che, almeno per il momento, non sono previsti cambiamenti. «Ci dobbiamo assumere la responsabilità di reagire a certe critiche, perché oggi sono giuste», ha dichiarato Montervino, senza cercare attenuanti per la prestazione offerta dai rossoblù. «Mi dispiace perché, secondo me, eravamo partiti anche bene. Avevamo fatto una buona mezz'ora, però questa è una squadra che ormai ha una difficoltà incredibile: alla prima azione pericolosa che subisce, al primo gol, è come se si sgretolasse. Noi non possiamo permettercelo».

Il direttore sportivo ha riconosciuto che il cambio di rotta auspicato con il suo arrivo e quello di Tiozzo si è concretizzato soltanto in parte. «Siamo stati chiamati qui sei partite fa per dare una svolta. Questo cambio di rotta c'è stato solo parzialmente, perché abbiamo conquistato 12 punti in sei partite, con una media di due punti a gara che non basta per vincere questo campionato». Da qui la necessità di assumersi le proprie responsabilità, tanto per quanto riguarda le scelte tecniche quanto per quelle di mercato. «È doveroso da parte nostra assumerci le responsabilità, prima di tutto da parte mia e del mister. Lui è colui che sceglie i giocatori da mandare in campo, io sono quello che sceglie i giocatori da acquistare. Abbiamo il dovere di dimostrare qualcosa di diverso».

Montervino ha quindi ribadito la volontà di proseguire il percorso intrapreso, escludendo, almeno nell'immediato, rivoluzioni nell'organigramma tecnico. «A chi crede e pensa che possiamo mollare in una situazione del genere, dico di scordarselo. Questo sentimento non mi appartiene e sono certo che non appartenga neanche a Luca Tiozzo. Per adesso non ci sarà nessun cambiamento, almeno per il momento». Il dirigente ha spiegato anche le ragioni della sua presenza davanti alla stampa, sottolineando di non aver mai considerato il silenzio stampa la strada più opportuna. «Mi sento chiaramente responsabile di quello che è accaduto e ho voluto fortemente parlare, perché nascondermi o fare silenzio stampa personalmente non mi piace. Abbiamo condiviso con la società il fatto che venissi a parlare. Siamo qui per accettare le giuste critiche e tutto quello che la gente vuole farci arrivare».

Una presa di posizione che riguarda anche il rapporto con la famiglia Ladisa, proprietaria del club. Montervino non ha nascosto la delusione della dirigenza per il risultato maturato a Campi Salentina, riconoscendo la legittimità delle aspettative e delle richieste di una piazza che si aspettava ben altro. «La proprietà è delusa, è amareggiata, ma come darle torto? Oggi credo che i primi a cui dobbiamo dare una risposta siano proprio loro, la famiglia Ladisa, per quello che in qualche modo ci dà». Il direttore sportivo ha poi aggiunto: «Sicuramente staranno ricevendo centinaia, migliaia di messaggi con il consiglio di cambiare rotta, cambiare allenatore, cambiare direttore. Credo che questo non li aiuti e che non sia il modo giusto di pensare».

Il confronto con la proprietà, secondo Montervino, è stato franco e ha permesso di condividere la scelta di esporsi pubblicamente. «Il fatto che io sia qui mi fa capire che c'è sinergia fra le parti. Loro fanno i presidenti, io faccio il direttore, ma il messaggio alla città è chiaro: io non mollo niente, noi non molliamo niente. Io e Luca non molliamo. Abbiamo un obiettivo e lo dobbiamo raggiungere». Le parole più dure sono state però riservate alla squadra, chiamata a dimostrare sul campo di essere all'altezza delle ambizioni del Taranto. Per Montervino, il problema non riguarda soltanto gli aspetti tecnico-tattici, ma soprattutto la tenuta mentale e caratteriale del gruppo, apparso incapace di reagire dopo aver subito il primo gol. «Quando parti bene, parti forte, rischi di fare gol in tre o quattro circostanze e poi, al primo mezzo tiro in porta, ti sgretoli, significa che c'è un problema di natura mentale e caratteriale. Ed è la cosa più difficile da migliorare, la più difficile da cambiare. Noi, però, non abbiamo scelta: dobbiamo assolutamente cambiare questa tendenza».

Il direttore sportivo ha quindi lanciato un avvertimento chiaro ai calciatori, senza fare distinzioni in base al nome o al peso specifico all'interno della rosa. «Chi non pedala da oggi in poi, non solo come atteggiamento di impegno, ma come atteggiamento mentale, non può far parte di questo gruppo. Non mi interessa che si chiami Falzerano, il piccolo Odia, Saraniti o Di Paolantonio. Non mi interessa il nome: chi non pedala caratterialmente e non dimostra di essere da Taranto va via». Una linea che potrebbe tradursi in regole più rigide all'interno dello spogliatoio. «Mi gioco la mia fetta di carriera, mi gioco la faccia e, in più, sono tarantino. Non posso accettare che ci sia gente che non ha voglia di mettersi in discussione in campo. Non può stare qui. Finché sarò qui, ci saranno regole ancora più ferree rispetto a prima».

Montervino ha poi richiamato il legame tra la squadra e la città, invitando i calciatori a comprendere il significato della maglia rossoblù e il peso delle aspettative della tifoseria. «Domenica la gente verrà allo stadio e ci fischierà, giustamente. Il tifoso tarantino è malato per quella maglia. È la stessa malattia che deve entrare nella testa di ogni calciatore: bisogna amare quella maglia, amare questa gente, amare una città che vive già tante problematiche. Il calcio non può diventare un ulteriore motivo di tristezza per la gente».

Infine, il dirigente ha ribadito che nessuno può considerarsi al riparo da valutazioni e possibili conseguenze. «Qui siamo tutti in discussione, dal magazziniere al massaggiatore, dai calciatori al sottoscritto e all'allenatore. È giusto che la proprietà ci metta in discussione». Il messaggio conclusivo è rivolto alla necessità di trasformare le parole in fatti. «Noi veniamo pagati per risolvere questi problemi e, se non ci riusciamo, è giusto che andiamo via. Però ad oggi siamo qui e venderemo cara la pelle». Per il Taranto, dopo il pesante 3-0 contro il Brilla Campi, la risposta dovrà arrivare dal campo, attraverso prestazioni e risultati diversi.