Giuseppe Giovinco torna a parlare del Taranto e lo fa ripercorrendo il legame costruito con la piazza rossoblù, la delusione per il fallimento della società e la mancata possibilità di proseguire la propria esperienza in Eccellenza. L'ex attaccante, che ha vestito la maglia ionica nelle stagioni 2021/2022 e 2024/2025, si è raccontato a Fanpage.it, soffermandosi sui ricordi legati alla città e sulle circostanze che hanno accompagnato la fine della sua avventura tarantina.

«La situazione che mi ha fatto più male? Sicuramente quella di Taranto: ero tornato per dare una mano, l'ho fatto per l'amore che provavo verso una piazza che mi aveva dato tanto», ha dichiarato Giovinco, individuando nella vicenda rossoblù una delle situazioni che gli hanno procurato maggiore dispiacere.

L'attaccante ha ricordato con particolare affetto il rapporto con i tifosi e il calore ricevuto durante la sua permanenza in città. «Taranto è una città meravigliosa, che paga lo scotto dell'Ilva, ma che in realtà non avrebbe nulla da invidiare ad altre città pugliesi che godono di ben altra pubblicità». Poi il racconto di alcuni episodi quotidiani: «La gente è davvero speciale: suonavano alla porta di casa per portarci le cozze o soltanto per avere un autografo. Tutti lì tifano Taranto: non Juve, Milan o Inter e Taranto. Esiste soltanto il Taranto».

Il rammarico riguarda soprattutto la mancata possibilità di continuare a giocare con la squadra dopo il fallimento societario e la ripartenza dall'Eccellenza. «Io ho anche dato la disponibilità, ma nessuno mi ha considerato», ha spiegato a Fanpage.it. «L'ho vissuta male, perché ero tornato praticamente gratis ed ero talmente legato a quella piazza che sarei rimasto anche in Eccellenza. Purtroppo, però, i matrimoni si fanno in due». Una situazione che ha pesato anche sulle sue valutazioni professionali, portandolo a considerare l'ipotesi di smettere a soli 32 anni e di intraprendere un percorso diverso.

Giovinco ha parlato anche del nuovo stadio Iacovone, ammettendo il dispiacere di non poter vivere da protagonista questa fase della storia rossoblù. «Sono felicissimo per i tifosi, che sono davvero speciali. Certo, personalmente mi dispiace non vivere in prima persona questa parte della storia di una società che ho amato e che amo tuttora».

Quindi, la frase che testimonia il suo attaccamento alla piazza: «Dipendesse da me, partirei ora a piedi per andare a giocare anche una sola partita nel nuovo stadio e respirare ancora quell'atmosfera da brividi che conosco bene».