La gestione dello stadio Erasmo Iacovone e i rapporti con l'amministrazione comunale sono stati tra gli argomenti affrontati da Sebastiano Ladisa, presidente del Taranto, durante la trasmissione social “A tempo scaduto” di Blunote. Dopo la decisione del Comune di non riconoscere l'interesse pubblico al progetto presentato dalla famiglia Ladisa per la riqualificazione dello stadio e dell'area della Salinella, il dirigente ha chiesto che la società possa proseguire la propria attività sportiva senza difficoltà legate alle autorizzazioni e all'utilizzo dell'impianto.

Ladisa ha chiarito che, a suo avviso, la gestione complessiva dello Iacovone non può essere considerata sostenibile per una società calcistica che opera nei dilettanti, soprattutto se alla concessione si aggiungono tutti gli oneri legati alla manutenzione ordinaria e straordinaria. «Lo Iacovone a 360 gradi non è sostenibile, non è bancabile», ha spiegato, quantificando in circa 800-900mila euro all'anno i costi fissi che, secondo la sua valutazione, graverebbero sul club nel caso in cui dovesse farsene carico integralmente.

Tra le spese citate figurano la vigilanza, la custodia, la manutenzione del verde, gli ascensori e gli eventuali interventi straordinari sulla struttura. Per Ladisa, quest'ultimo aspetto rappresenta una questione centrale: «Come può una società di calcio prendersi la responsabilità su un bene di proprietà del Comune, realizzato e gestito da altri, senza conoscerne tutte le caratteristiche e le garanzie?».

La posizione espressa dal presidente è che la manutenzione straordinaria debba restare in capo al proprietario dell'impianto, mentre la società potrebbe occuparsi di quella ordinaria nell'ambito di una concessione. «Diverso sarebbe stato se la straordinaria l'avesse fatta il Comune e l'ordinaria la società», ha affermato, sostenendo che le risorse destinate agli interventi strutturali rischierebbero di essere sottratte agli investimenti sulla squadra, sui calciatori e sul settore giovanile.

Il presidente ha inoltre ricordato che il Taranto sostiene già costi per potersi allenare e disputare le partite. Secondo quanto riferito, ogni gara casalinga comporterebbe una spesa compresa tra gli 8 e i 10mila euro. «Paghiamo le ore di allenamento, paghiamo il fitto del campo e ogni domenica ci costa 8-10mila euro disputare la partita», ha dichiarato, sottolineando che questi oneri incidono sull'organizzazione del club.

Un altro passaggio dell'intervento ha riguardato le autorizzazioni per gli allenamenti e l'accesso allo stadio. Ladisa ha raccontato di essersi rivolto più volte al sindaco per ottenere indicazioni sulle modalità di utilizzo dell'impianto e per poter corrispondere quanto dovuto. Ha riferito anche di aver inviato comunicazioni formali al Comune, contestando il modo in cui sarebbero state gestite alcune richieste e una comunicazione relativa alla consegna delle chiavi. «Io voglio che ci facciano lavorare con serenità. Chiediamo l'autorizzazione per gli allenamenti e per fare le partite. Non vogliamo avere problemi, vogliamo stare sereni e paghiamo quello che c'è da pagare, anche in anticipo», ha affermato. Ladisa ha sostenuto che la società si sia resa disponibile a versare le somme richieste e a fornire garanzie, chiedendo tempi più rapidi nelle risposte degli uffici comunali.

Ladisa ha precisato di rispettare le istituzioni e di non voler alimentare ulteriori polemiche sulla decisione relativa al progetto di riqualificazione. Ha anche rivolto un nuovo invito al sindaco e ai rappresentanti dell'amministrazione a incontrare la società e a seguire una partita del Taranto.
«Le scelte sono state quelle e le rispettiamo. Quello che chiedo è la serenità per i ragazzi e per noi», ha ribadito, chiedendo un confronto che possa agevolare il lavoro quotidiano del club. «Non posso pensare di tenere un impiegato ogni mattina al Comune ad aspettare le risposte. Noi dobbiamo lavorare, il tempo è prezioso e i lavoratori si pagano».

Il presidente ha infine affrontato il tema della capienza dello stadio, spiegando che la società avrebbe chiesto di rendere disponibili tutti i settori, fino alla capienza indicata di circa 21mila posti. Ladisa ha contestato l'eventualità che il club venga ritenuto responsabile di una riduzione della disponibilità dell'impianto: «Noi abbiamo chiesto di ampliare al massimo possibile, non ci siamo sottratti a questa volontà».

La richiesta conclusiva è quella di poter utilizzare lo Iacovone in condizioni di maggiore chiarezza, con autorizzazioni definite e tempi compatibili con le esigenze della squadra. «Fateci lavorare in maniera onesta, abbiate fiducia», è stato il messaggio rivolto ai tifosi e all'amministrazione comunale.