Il presidente del Taranto, Sebastiano Ladisa, torna sul progetto di partenariato pubblico-privato presentato dalla famiglia Ladisa per la riqualificazione dello stadio Erasmo Iacovone e del quartiere Salinella. Nel corso della trasmissione A tempo scaduto, in onda sui canali social di Blunote, il numero uno rossoblù ha illustrato le caratteristiche dell'investimento, soffermandosi sul ruolo del Comune, sulle risorse economiche previste e sulle opportunità che, a suo giudizio, la città avrebbe potuto cogliere. Ladisa ha preso atto della decisione dell'amministrazione comunale di non riconoscere l'interesse pubblico del progetto, ribadendo tuttavia la convinzione che la proposta avrebbe potuto produrre ricadute economiche e occupazionali sul territorio.

«Voglio dare una semplice spiegazione di che cos'è il project financing, o partenariato pubblico-privato», ha esordito Ladisa. «È un investimento che il privato, insieme alla parte pubblica, sostiene per realizzare un progetto, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze. C'è un investimento economico da parte del pubblico e uno da parte del privato, considerando che tutto rimane di proprietà pubblica al termine della gestione».

Il presidente rossoblù ha quindi ricostruito il funzionamento della procedura, sottolineando che la presentazione di una proposta non comporta automaticamente un diritto di proprietà sull'opera. «Chi ha l'idea e manifesta questo interesse presenta il progetto. La stazione appaltante ne valuta i contenuti, fa le proprie considerazioni e, se lo ritiene di interesse pubblico e di pubblica utilità, pubblica una gara. A quel punto possono partecipare diversi potenziali investitori e aggiudicarsi l'opera ideata». Ladisa ha richiamato anche le conseguenze della sentenza della Corte di Giustizia europea, che, secondo la sua ricostruzione, ha eliminato il diritto di prelazione. «Se il Comune avesse ritenuto di pubblica utilità il nostro progetto, avrebbe fatto una gara pubblica. Avrebbero potuto partecipare decine di potenziali investitori e aggiudicarsi l'opera che era stata ideata dalla famiglia Ladisa. Non c'era alcun diritto di proprietà sull'idea: si trattava di una progettualità da mettere a disposizione della stazione appaltante».

L'idea iniziale, come spiegato dal presidente, riguardava lo stadio Iacovone, ma successivamente è stata ampliata fino a comprendere il quartiere Salinella e altre strutture. Una scelta maturata, ha raccontato, anche attraverso il confronto con chi vive quotidianamente il territorio.
«Inizialmente il progetto riguardava soltanto lo stadio Iacovone, ma, recependo le idee e alcuni consigli di chi vive il territorio, abbiamo pensato di allargare la progettualità, investendo sul quartiere Salinella. Da quando lo conosco, mi sono reso conto che è povero di locali commerciali, attività di vicinato e aziende. Manca il tessuto produttivo e ci siamo chiesti perché non investire in un quartiere che ha bisogno di questi servizi».

Nella visione illustrata da Ladisa, la riqualificazione non si sarebbe limitata all'impianto sportivo, ma avrebbe compreso attività commerciali, servizi per i residenti, iniziative ed eventi. Nel progetto erano previste anche opportunità di utilizzo degli spazi al di fuori delle attività sportive.
«Avevamo pensato a una gestione che privilegiasse innanzitutto l'attività sportiva. Quando questa fosse terminata, gli spazi avrebbero potuto essere utilizzati per creare eventi, mostre e fiere, come avviene nei palazzetti italiani. L'obiettivo era realizzare un progetto più ampio, capace di generare servizi, lavoro, turismo e opportunità per la città».

Tra gli interventi prospettati figurava anche la realizzazione di un parcheggio multipiano nell'area centrale di Taranto, attraverso il diritto di superficie su un immobile che Ladisa ha indicato come Palazzo Archita. Il presidente ha contestato la valutazione secondo cui tale intervento non avrebbe risposto a un interesse pubblico. «Quale interesse pubblico potrebbe esserci migliore di quello di consentire alle persone di arrivare allo stadio la domenica? Il parcheggio, però, avrebbe potuto essere aperto 365 giorni all'anno, offrendo un servizio ai cittadini e consentendo di recuperare l'investimento previsto dal piano finanziario».

Ladisa ha precisato che il rischio economico sarebbe rimasto in capo al soggetto privato. «Il parcheggio è un investimento che realizza il privato. Non è detto che venga riempito ogni giorno o che risulti economicamente vantaggioso. Guardare gli incassi senza considerare i costi non dà un'immagine corretta. Se l'investimento non avesse prodotto il rendimento previsto, il rischio sarebbe rimasto in capo all'imprenditore».

Uno dei punti sui quali il presidente del Taranto ha insistito riguarda il contributo economico che sarebbe spettato al Comune. Ladisa ha contestato l'interpretazione secondo cui l'amministrazione avrebbe dovuto sostenere direttamente una parte consistente dell'investimento, distinguendo tra risorse effettive e contributi figurativi inseriti nel piano finanziario. «Il Comune non avrebbe dovuto far uscire quelle somme. Si trattava di contributi figurativi, inseriti come equity del Comune. L'amministrazione avrebbe dovuto contribuire con 500.000 euro per l'efficientamento energetico e con gli altri interventi previsti, tra cui il diritto di superficie per realizzare investimenti commerciali».

Secondo quanto riferito da Ladisa, le risorse private sarebbero arrivate dai mezzi propri della famiglia e dal sostegno di due istituti bancari, Mediobanca e Monte dei Paschi di Siena. Il presidente ha sostenuto che le garanzie e gli oneri finanziari sarebbero stati a carico della famiglia Ladisa e delle sue holding, senza che il Comune dovesse assumere debiti o concedere ipoteche.
«Il debito lo avremmo messo noi, così come l'idea, le asseverazioni con le banche, le progettualità e i costi sostenuti. Il Comune non avrebbe assunto debiti e tutto sarebbe rimasto di proprietà pubblica».

Nel suo intervento, Ladisa ha inoltre richiamato le ricadute occupazionali ipotizzate, parlando di quasi 400 posti di lavoro e di circa 90 eventi all'anno. Ha citato anche la possibilità di recuperare parte delle risorse attraverso gli incentivi alle assunzioni, quantificando in circa otto milioni di euro il potenziale beneficio relativo a 400 lavoratori, sulla base di 20.000 euro per ciascuna assunzione. «Abbiamo perso un'opportunità, un'idea che non è stata ritenuta esaustiva dall'amministrazione. Ne prendiamo atto», ha dichiarato il presidente, precisando di non voler mettere in discussione le istituzioni.

Ladisa ha infine ricordato che proposte per la riqualificazione degli stadi vengono valutate anche in altre città italiane, citando Bari, Milano, Roma e Napoli. Ha tuttavia evitato di stabilire paragoni diretti con realtà differenti per dimensioni e caratteristiche.
«Il sindaco ha fatto la sua scelta e se ne assume la responsabilità. Avrà avuto i suoi motivi e ne prendo atto. Noi non abbiamo la volontà di ostacolare idee differenti: volevamo soltanto spiegare quello che avevamo pensato per Taranto».