Chiesa e sagrato piena di amici, sportivi, tutti con gli occhi rossi. Le tute rossoblù delle società tarantine, la rappresentanza del volley di Gioia del Colle, i colleghi giornalisti, i parenti gli amici e i conoscenti della famiglia Cesario. Tutti per Christian. Anche il parroco della Santa Famiglia ha la voce commossa, perché quando accadono queste tragedie improvvise e assurde non si può rimanere indifferenti.
Il Vangelo di Giovanni parla di Lazzaro, miracolato da Gesù, che lo riportò in vita dal regno dei morti. Ma nell'omelia, don Alessandro si sofferma subito sulle parole dure di Marta e Maria a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” E nel ripetere queste parole sembra proprio la domanda che ci siamo fatti tutti noi, dov'era il Signore quando a Christian è accaduto quell'incidente? Come facciamo a non chiedercelo anche adesso?
Probabilmente, se lo è chiesto anche don Alessandro, perché per tutti, credenti e non, la scomparsa di Christian è stata una perdita scioccante, incredula, senza senso. Ma per quanto la Fede non lascia sconti alla perdizione e alla fatalità, ripetendo che Cristo è la resurrezione e la vita e che in lui possiamo continuare a trovare il nostro amico Christian, lassù, eternamente, c'è un vuoto che ci attanaglia. E una incredulità che non troverà mai pace.
E il vuoto sarà l'assenza della quotidianità, i sorrisi, gli sfottò (anche don Alessandro racconta dei segni che gli faceva Christian quando tirava troppo a lungo l'omelia), l'umanità che ci mancherà del nostro amico. Tutti riconosciamo la bontà d'animo di Christian, tutti ne apprezziamo il carattere sempre solare, col sorriso sempre sul volto. E sapere che tutto ciò non ci sarà più fa terribilmente male.
È inevitabile, in queste occasioni, non notare cosa succede attorno: le persone che si reincontrano, le facce tristi o distrutte, i ricordi che riaffiorano. Aneddoti passati e idee future, che fanno nascere una smorfia di gioia piena di lacrime. Giovanni parla della fatalità di aver scelto di andare a Gioia e non essere andato al Palafiom (maledette sliding doors…), Elena che da dietro gli occhiali scuri dice “e chi mi romperà le scatole adesso?”. Maria dice “e ora a chi chiederò dov'è Giuseppe? Che si sentiva di più con lui che con me”. Caterina, si vede, ha versato tutte le lacrime. E tanti colleghi, quelli che vivono di parole, ne sono rimasti senza. Dario, Matteo, Massimiliano, Luca, Francesco, Anthony, Cosimo, Nicola...
Che ne pensate se organizziamo qualcosa? Una partita di beneficenza, qualcosa del genere…. Eh, si, per quanti sport seguiva Christian ci vorrebbe una polisportiva! Sorrisi amari, ma il germoglio di fare qualcosa per Christian è stato lanciato. E fiorirà, statene certi.
Vedo tanti atleti, di ieri e di oggi, ci salutiamo, ma non riusciamo a dirci molto. Arriva il Sindaco, esponenti politici trasversali, consiglieri in carica ed ex assessori, rappresentanti regionali e vertici societari. Chri, vedi che hai combinato, Ladisa e Distante si parlano, pensiamo a voce alta. Chri, Ladisa sta parlando anche con Tisci. Chri, vedi che sta succedendo qui davanti la chiesa. Chri, che casino… Tutto il tuo mondo, quello che hai raccontato quotidianamente, è tutto qui. Tutta la rete dei legami che negli anni hai saputo tessere grazie al tuo animo buono e al tuo sorriso, è qui per te. E non doveva essere qui, non oggi.
Maledizione, non l'avrei mai voluto scrivere.
MORTE CHRISTIAN CESARIO
Chri, qui fuori la chiesa è un casino...
Il ricordo di Christian Cesario e le parole di don Alessandro: ''Signore, dov'eri?''
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