foto Piero Bitetti - Facebook
foto Piero Bitetti - Facebook
|
|
Redazione MRB.it |
|
|
|
Tempo di lettura: 2 minuti
Dopo l'evento “Insieme per lo sport, insieme per Taranto”, ospitato a Palazzo di Città, Massimo Ferrarese – commissario dei Giochi del Mediterraneo – ha raccontato con chiarezza la visione che sta guidando il suo lavoro degli ultimi mesi. Un racconto diretto in cui ha ribadito più volte che il suo impegno va oltre il ruolo istituzionale: «In questa città sto lavorando per realizzare delle opere importanti», ha spiegato, ricordando che già nei primi mesi dell'anno il suo pensiero era rivolto a ciò che sarebbe accaduto dopo i Giochi.
Ferrarese ha sottolineato come la sua principale preoccupazione sia assicurare un futuro agli impianti e allo sport cittadino. «Mi sono chiesto cosa accadrà alla città e allo sport se non diamo una mano. Per questo ho voluto creare una fondazione», ha detto, rimarcando il lavoro del gruppo che lo affianca, composto – a suo dire – da «persone eccezionali che stanno lavorando giorno e notte» insieme a imprenditori e professionisti coinvolti nel progetto.
Il commissario ha ricordato che sono già stati compiuti passi concreti a sostegno delle associazioni e delle società sportive, ma il vero obiettivo è un altro: utilizzare i risparmi generati dalla struttura commissariale per garantire un avviamento solido degli impianti. «A nulla servirebbe realizzare opere per centinaia di milioni se il giorno dopo i Giochi diventassero cattedrali nel deserto», ha affermato, annunciando l'intenzione di proporre al Governo la creazione di un fondo dedicato proprio alla gestione post-evento.
Parallelamente – assicura Ferrarese – la marcia verso i Giochi procede «senza intoppi». Le squadre tecniche lavorano «giorno e notte», e l'avanzamento dei cantieri è, secondo lui, visibile a tutti. «Non era nemmeno prevista la possibilità di coprire gli impianti, invece sono già arrivate le travi e le coperture in acciaio», ha spiegato con evidente soddisfazione. Un messaggio chiaro: l'obiettivo è arrivare pronti, ma soprattutto lasciare un'eredità concreta alla città.