STADIO IACOVONE

Quotidiano di Puglia: Un dibattito lunare aspettando la Champions

Dalla rassegna stampa di oggi
RASSEGNA STAMPA
Articolo tratto da Quotidiano di Puglia

Di sogni e bisogni (intesi come sogni doppi, cioè grandi, ma anche come necessità). Il nuovo stadio Iacovone è tutto insieme, perché, per come è stato presentato e prospettato, pare veramente una favola, un film; e perché Taranto ha effettivamente la necessità di fare tabula rasa di un impianto vetusto e pericolante, da decenni largamente inagibile. Ci si sarebbe aspettato, di fronte a una tale possibilità, che una comunità intera fosse entusiasta all'idea di poter godere di una struttura all'avanguardia, esteticamente e funzionalmente di assoluto pregio, oltre che attrezzata con una serie di servizi al momento del tutto assenti in quell'area. Come è ormai prassi consolidata, in un project financing di questa portata (si parla di un investimento attorno ai 100 milioni), figlio di un partenariato pubblico-privato, non si tratterebbe di ricostruire solo lo stadio, ma di accompagnare la riqualificazione con massicci interventi di ri-urbanizzazione. Opere così significative da elevare il quartiere Salinella dal degrado al quale è confinato da oltre cinquant'anni fino ad un livello di infrastrutturazione al momento riservato solo alle città evolute. Curiosamente, invece, il dibattito va assumendo sempre di più contenuti e contorni lunari.

Fioccano i distinguo: sì, però 16.500 spettatori sono pochi; sì, però sarebbe una cattedrale nel deserto; sì, però il Taranto sarebbe costretto ad emigrare fino al termine dei lavori. Tanti sì, però. Peccato che siano tutti fasulli, immotivati, anche sospetti, se si può dire. Sulla questione è già intervenuto più volte il presidente Giove, assai disturbato dall'eventualità (perché ancora a questo siamo, visto che l'opera dovrebbe essere completata tra circa tre anni, ammesso che si trovino i fondi). Il massimo dirigente rossoblù continua a ripetere che non gli va bene il progetto, non gli va bene che il Taranto sia costretto a sloggiare, e insomma no, lui così non ci sta. Che cosa dice, in sostanza, Giove? Che non si può sfrattare la squadra; che si può ricostruire lo Iacovone pezzo per pezzo e a tappe, senza pregiudicarne la disponibilità; che non ci sarebbero strutture vicine con una capienza utile ad ospitare nel frattempo i tifosi rossoblù; e, infine, che i posti del futuro Iacovone sarebbero pochi nell'ipotesi di partecipazione del Taranto al campionato di serie A (il bisogno, in questo caso come due volte sogno).

Le ultime due osservazioni, detto francamente, sgombrano il campo da qualunque dubbio: Giove, chiaramente, non fa sul serio. Scherza. Oppure ha bisogno di aiuto, di qualcuno che lo aiuti a ritrovare il contatto con la realtà. È importante, bisogna provarci. Intanto, bisognerebbe ricordare a Giove che il suo Taranto fa da tempo anche meno di mille presenze a partita, tifosi avversari compresi: con questa media, anche lo stadio di Francavilla sarebbe troppo, potrebbe bastare il campo di Tramontone, o Grottaglie, proprio a volersi concedere una comodità (si parla ovviamente di capienza, non di omologazione, che è cosa diversa).

Poi - secondo Giove ma non solo - quei 16.500 posti finali potrebbero essere pochi in caso di sbarco in serie A (con lui alla presidenza? C'è un programma, ci stanno lavorando segretamente Galigani ed Evangelisti?). Resterebbe poi da capire quale sarebbe la capienza ideale: con il Taranto in A, magari 30mila; ok, ma in caso di qualificazione all'Europa League comincerebbero ad essere pochini; sì, meglio 40mila. Chiaro che l'eventualità di lottare per lo scudetto (ci può stare) suggerirebbe di alzare ancora l'asticella: allora facciamo 55mila e non se ne parli più. Certo, nessuno ha il diritto di togliere a Giove la possibilità di fantasticare, però un sogno dovrebbe avere un aggancio sia pur minimo alla realtà, altrimenti rischia di essere rapidamente derubricato a utopia, per restare ad un linguaggio urbano. Davvero sarebbero pochi 16.500 posti per una squadra che negli ultimi vent'anni (dalla finale con il Catania in poi) ha avuto una media di spettatori che forse non arriva alle 5mila presenze?

E, in ogni caso, prima di sognare la A, non sarebbe il caso di pensare a far bene in C, magari programmando almeno i play off? Lo sa, Giove, che Capuano parla di «salvezza molto difficile» per il Taranto? E adesso il problema sarebbe avere una capienza adeguata per la A? Si fa tanta fatica ad accettare che questo sia il livello del dibattito su un intervento epocale per la città di Taranto. Rispetto al quale la voce di Giove è importante ma collaterale: non sono scelte di sua competenza, lui al momento è il locatario di una struttura non di sua proprietà. È invece tutto suo il Taranto, del quale non si sogna affatto di disfarsi. Lo ha fatto chiaramente intendere avendo allontanato qualsiasi ipotesi di subentro («lo cedo solo a chi garantisce la serie A», e perché non la Champions?). Peccato non si sia accorto che, avanti di questo passo, rimarranno solo lui e i suoi più stretti collaboratori, i giocatori e pochi altri attorno. A quel punto non avrebbe più senso parlare del nuovo stadio come di una cattedrale nel deserto, perché il deserto si sarebbe già materializzato nel vecchio Iacovone. Una deriva dettata da un disamoramento probabilmente irreversibile e sicuramente paradossale: Taranto rischia di arrivare ai Giochi del Mediterraneo senza nutrire più passione per lo sport più popolare al mondo. A volte passare dai sogni agli incubi è un attimo.

Fonte: Quotidiano di Puglia - Giovanni Camarda



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