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Quotidiano di Puglia: Alessandro, ''Taranto e Francavilla risaliranno la china''

Dalla rassegna stampa di oggi

Foto Luca Barone

   Quotidiano di Puglia

02 Novembre 2022 - 08:30
RASSEGNA STAMPA
Articolo tratto da Quotidiano di Puglia

Danilo Alessandro, classe '88, è uno dei profili offensivi transitato sia dalle parti di Taranto che di Francavilla Fontana: sei mesi in rossoblù, da gennaio a giugno 2012, un'intera stagione in biancazzurro nel 2016/17. Esperienze relativamente brevi, ma intense considerando che, in entrambe le piazze, è ricordato con affetto. Oggi è uno dei punti di forza del Lumezzane (Serie D/B).

Danilo Alessandro, Taranto e Virtus Francavilla si sono rese protagoniste, finora, di un inizio di campionato non propriamente trascendentale: quali sono le sue impressioni?
«Sicuramente dispiace perché sono legato a entrambe le piazze e vederle in posizioni di classifica medio-basse non fa piacere nemmeno un po'. Seguo poco per via dei miei impegni professionali, ma auguro loro una pronta risalita».

Virtus guidata da Calabro, anche ai suoi tempi tecnico dei biancazzurri. È l'uomo giusto per costruire un progetto vincente?
«Assolutamente sì, per la Virtus Francavilla è l'uomo giusto. Lavora in maniera maniacale e sono convinto che, alla lunga, ne uscirà. Nemmeno nella stagione 2016/17 partimmo bene, eppure alla fine centrammo uno storico quinto posto, dinamica già predetta dallo stesso Calabro quando perdevamo sempre».

Si spieghi meglio.
«Dopo l'ennesima sconfitta di quell'inizio di stagione, il mister venne nello spogliatoio con una bottiglia di champagne dicendoci che saremmo arrivati in alto. Nemmeno i più ottimisti di noi credevano alle sue parole, invece fu proprio così. In più, di quell'anno è ancora in biancazzurro Riccardo Idda, un professionista esemplare».

Molto forte anche il suo legame con Taranto nonostante, nella città dei due mari, la sua militanza sia durata appena sei mesi.
«È stato, ed è ancora, un legame straordinario perché mi sono sentito subito a casa. Ci allenavamo al massimo, in tutti noi albergava la voglia di regalare alla città qualcosa di storico e ogni domenica, in campo, dimostravamo con i fatti, e non a parole, cosa significasse per noi indossare la casacca rossoblù. Quella stagione fu paradossale: in molti non ricevettero gli stipendi e a fine stagione ci fu un fallimento atroce perché ci venne tolta quella serie B che avevamo conquistato sul rettangolo verde. È un rammarico che porto ancora dentro».

Tra l'altro lei fece anche un tatuaggio particolare.
«Sì, quando arrivai a Taranto, nel gennaio del 2012, promisi che, in caso di vittoria del campionato, mi sarei fatto tatuare lo stemma della squadra: quel campionato, sul campo, lo abbiamo vinto e ho così deciso di dare seguito alla mia promessa malgrado il riconoscimento di quel percorso, vale a dire la serie B, ci fu sottratto. Davvero un peccato».

Taranto affidato alle cure di Capuano che, tra mille difficoltà, sta dando un'impronta importante.
«Non lo conosco personalmente, ma ogni qualvolta è stato chiamato in causa ha contribuito a risollevare squadre che vivevano momenti complicati. Ma a Taranto non conta soltanto l'aspetto legato al tecnico di turno: quella città vive di calcio e la spinta della gente è davvero l'arma in più per riuscire a centrare gli obiettivi. Ho ancora i brividi a ripensare allo Iacovone pieno».

Oggi lei è il capocannoniere del Lumezzane, capolista del raggruppamento B di serie D: nove reti in nove gare, bottino da leader assoluto.
«Qui sto alla grande, in estate ho fatto la scelta giusta e chiunque mi aveva parlato benissimo di questo progetto. Siamo primi in classifica grazie a una società seria e solida e che non ci fa mancare niente: mi auguro che si possa continuare così fino alla fine».

Fonte: Quotidiano di Puglia



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