TOKYO 2020

D'Onghia, tecnico della Pilato: ''Esperienza anche questa. Si riparte''

Dalla rassegna stampa di oggi

Senza squalifica e con il tempo realizzato al Sette Colli, sarebbe passata. Ma una finale olimpica non si centra con i se e con i me. Benedetta Pilato lo sa bene e non cerca scuse, semplicemente non si capacita. Non si capacita del crono (soprattutto) e della decisione dei giudici. Che però è solo la ciliegina su una giornata in cui niente è andato per il verso giusto. Ma può accadere. Accade, nello sport. La delusione è tanta, il rammarico ancora di più, se possibile. E il cuore, spezzato. Ma le rane non sono abituate più a gracchiare quando sono diventate splendide principesse. Per questo Pilato è già pronta a virare oltre. Vito D'Onghia non ha dubbi.

Il tecnico della 16enne tarantina ha sofferto (e imprecato) davanti alla televisione. Ma prende il buono di questa esperienza: «Mi dispiace molto - dice - . Quando tornerà capiremo meglio cosa è successo. Le sensazioni in acqua erano buone, lei si sentiva bene ma inevitabilmente l'Olimpiade ti fa tremare un po' le gambe». Anche se hai le spalle larghe. «L'ho sentita io da qui la pressione, figuriamoci lei - dice D'Onghia -. Era la prima Olimpiade e va bene così. Ci portiamo a casa questa esperienza. C'è del rammarico, è inutile negarlo, ma siamo molto contenti del percorso che è stato fatto fin qui e del fatto di esserci a questi Giochi, perché comunque non è scontato».

Non è scontato anche se quasi (ingiustamente) lo diventa se si ripensa a tutti i miracoli a cui questa Benedetta 16enne ci ha abituato. La crescita spaventosa sui 100 rana in un anno, la qualificazione centrata subito a dicembre agli Italiani invernali (oltre ogni aspettativa), il muro dell'1.06 abbattuto al Sette Colli (1.05.84), il record del mondo sui 50 e il titolo europeo (sempre sui 50). Tanta roba per una ragazzina terribile cresciuta a velocità doppia.

Un episodio (per fortuna) non cancella certo il passato e soprattutto non scrive il futuro. Anzi, semmai il domani è la corsia in cui ribaltare il presente di oggi. «Lo sport è anche questo. Ti dà e ti toglie e si accetta tutto - ha scritto il papà di Benny sui social postando la foto della figlia con D'Onghia -–. Oggi sono ancora più fiero di voi, della vostra umanità. Vito, Benny, si è chiuso un capitolo del vostro percorso e se ne apre un altro. Sempre a testa alta e sempre con lo stesso sorriso». Un percorso che fa rotta su Parigi con il sorriso (spensierato) di chi mira solo a grandi orizzonti.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno - Patrizia Nettis


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