OLIMPIADI

Silvia Semeraro punta al podio: una storia che inizia a Monteparano

Dalla rassegna stampa di oggi

Chi la conosce bene dice che non è cambiata affatto rispetto a quando, giovanissima, iniziava a calcare i tatami della sua terra, la Puglia. Di quei tempi Silvia Semeraro ha portato in dote il nick-name «la Belva umana», espressione colorita che denotava fin da subito il suo essere determinata e volitiva quando si trattava di combattere nella livrea bianca da karateca.

Nel suo corredo genetico la naturale inclinazione per lo sport da combattimento che le ha regalato innumerevoli soddisfazioni ed oggi le offre l'opportunità di entrare nell'immortalità della storia dello sport nella maggior rassegna globale sportiva, i cinque cerchi. Nella categoria 68kg la ragazzina nata a Faggiano, piccolo centro della provincia di Taranto, oggi in forza al gruppo sportivo delle Fiamme Oro e allenata dal tecnico Savio Loria, si è già messa al collo medaglie di ogni genere come quelle conquistate al mondiale giovanile ed all'europeo della stessa categoria (due volte) ma ora la vita le sta aprendo le porte di quella che è sempre stata una vera e propria ossessione, i Giochi olimpici. Cintura nera 5° dan di karate Silvia è nata e cresciuta a Monteparano, altro piccolo centro jonico, dove ha appreso i primi rudimenti del Karate con il maestro Giuseppe Teodoro, l'uomo che l'ha formata nell'omonimo centro sportivo tarantino. Emulando il suo primo mentore Silvia è cresciuta e con lui, spesso, si è allenata anche a Bari in casa Simmi, uno dei luoghi di maggior promozione e culto delle arti marziali italiane, la palestra della Kyohan. Il suo carattere forte e combattivo dava i primi segnali fin da allora, a sentire Daniele Simmi, maestro barese che l'ha seguita ed allenata quando era referente del gruppo sportivo giovanile azzurro insieme al tecnico friulano Davide Benetello, oggi vice presidente nazionale FIJLKAM.

Sotto la loro guida Silvia vinse subito quell'europeo giovanile che la portò all'attenzione dell'ambiente internazionale nel quale successivamente avrebbe collezionato altri allori e medaglie. «Come tutti i campioni predestinati Silvia ha messo in luce subito la propria innata propensione al combattimento - il maestro Daniele Simmi - e fin da allora la sua carica agonistica è stata la sua arma a doppio taglio». Da grande interprete del «Kumite», nel Karate l'arte del combattimento (il Katà è invece quella delle figure), in molte occasioni Silvia è stata tradita proprio da quella carica di agonismo che le ha fatto perdere confronti assolutamente alla sua portata contro avversarie che non le erano superiori. «Come tutti i grandi campioni Silvia trasuda agonismo allo stato puro e le è capitato di subire sconfitte generate non da scelte tecnico-tattiche sbagliate ma da un eccesso comportamentale. Qualche volta la foga trasferita sul tatami le ha fatto perdere il controllo del combattimento ma credo che oggi lei si sia ormai messa alle spalle questo tipo di situazione».

Oggi Silvia è sicuramente un'atleta matura e pronta al grande confronto internazionale. Le esperienze maturate nelle ultime stagioni le serviranno quando scenderà sul tatami olimpico, sempre secondo Daniele Simmi: «Silvia ha qualità fisiche impressionanti che non la farebbero sfigurare neanche al cospetto dei colleghi maschi. Certo, la passerella olimpica è il massimo cui un atleta possa aspirare ed in Giappone lei si troverà al cospetto dei migliori atleti al mondo ma sono sicuro che possa far bene e regalare momenti indimenticabile al Karate azzurro». A Tokyo Silvia sarà tra le candidate al podio ma dovrà guardarsi da una concorrenza agguerrita.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno - Roberto Longo


Scroll to Top