TARANTO FC

De Vitis: ''Puntare su crescita e valorizzazione del settore giovanile''

Dalla rassegna stampa di oggi

Bomber da calciatore, talent scout da dirigente. In questi giorni di festa e di aspettative per una C che torna dopo 4 anni, il pensiero corre a quei miti del passato che a Taranto hanno lasciato il segno e che possono fornire opinioni qualificate. Totò De Vitis, 57 anni, è uno di questi. Prima ancora di chiedergli un pensiero sulla promozione del Taranto, da perfetto centravanti che gioca d'anticipo, ci spiazza facendo lui una domanda per primo: «Ma dimmi: la società è forte?». Gli rispondiamo che il club ha fatto sacrifici, che ha speso, che è alla ricerca di sponsor e forze fresche, che la C prevede budget importanti. E lui subito ribatte: «I soldi sono importanti, io seguo il Taranto con affetto sia pure a distanza, ma credo che in tutti questi anni di quattrini ne sono stati spesi. Per me una società è forte soprattutto quando ha capacità di programmare, quando guarda lontano, quando è in grado di aspettare i giovani crescere e quando ha competenza. Programmazione e competenza sono caratteristiche anche più importanti dei soldi, la Lega Pro ne è un esempio».

Come primo scambio di opinioni non è niente male, ma un pensiero sulla promozione va tracciato: «Certo, sono stato felice nell'apprendere la notizia. Per la città, per i tifosi. A pensarci bene non sono stato tanto in riva allo Ionio, solo due anni, ma mi sono rimasti nel cuore. L'affetto della gente, i compagni di allora, le soddisfazioni, come gli spareggi di Napoli, quel mio gol alla Lazio. Di gol ebbi la fortuna di farne tanti. Faccio i complimenti per la promozione, nessun risultato di questa portata è mai facile. Adesso arriva il difficile, ma sarà bello confrontarsi con piazze come Bari, Palermo, Pescara, Foggia e tutte le altre. Si torna a respirare grande calcio e sinceramente era ora per Taranto».

Da dirigente Totò De Vitis ha lavorato soprattutto occupandosi di giovani. È quella la strada da suggerire? «Ovviamente si - dice con forza -, vale per tutte le società. Io dico sempre che 200 mila euro in meno per la prima squadra e la stessa cifra investita nel settore giovanile rende di più in prospettiva. Certo un vivaio forte richiede anni di programmazione e, come dicevo prima, tanta competenza. Ma è una scelta che alla fine paga sempre. Se si riesce ad operare bene, valorizzando i talenti migliori, arrivano pure quei soldi che permettono alle società di autofinanziarsi. Contano tanto anche i rapporti con i grandi club, ma da questo punto di vista Taranto non dovrebbe avere problemi. L'appeal di una piazza come quella ionica in C invoglia quasi automaticamente i dirigenti a mandare in prestito ragazzi interessanti. Naturalmente, dal canto suo, il Taranto dovrà essere bravo e competente a individuare i profili giusti e metterli nelle migliori condizioni per crescere».

Torneranno i derby e le sfide di B di una volta. «E questo riaccenderà la piazza, che naturalmente non ha a che fare con la serie D e che, Covid permettendo, può dare la spinta ai calciatori. La società deve invece ragionare, calarsi nella nuova realtà e programmare. Mi auguro che finalmente Taranto trovi la sua collocazione stabile nel professionismo. Lo auguro a tutti». Impossibile non chiudere con il ricordo più bello di quelle due stagioni, 35 anni fa. «La doppietta con il Genoa, sul neutro di Lecce, che ci portò agli spareggi e poi il gol con la Lazio. Impossibile dimenticare».

Fonte: Quotidiano di Puglia


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