TARANTO FC

Chimenti: ''A Taranto il derby fa venire la febbre. Un evento per tutti''

Dalla rassegna stampa di oggi

foto - persemprecalcio.it

Bari e Taranto, le due anime di Vito Chimenti, ex centravanti funambolico degli anni ’70-’80 con quell’inconfondibile marchio doc di «bomber della bicicletta» per via di una sua famosa acrobazia che lasciava di stucco gli avversari. Da una parte la città natale, dall’altra la squadra che al crepuscolo della carriera gli regalò gioie e soddisfazioni. Se i destini dei biancorossi e dei rossoblù torneranno a incrociarsi in un derby così antico e sentito, Chimenti rappresenta l’interprete più fedele di una rivalità calcistica granitica.

«Sono felice per la promozione del Taranto», commenta l’oggi 67enne centravanti, che vive a Matera. «Il Taranto approda così in un campionato più consono al suo blasone. Merito del gran lavoro svolto dalla società, dal ds Montervino, dal tecnico Laterza che ha plasmato un collettivo vincente. So quanto i tarantini tengano al derby col Bari, perché ho avuto modo di vivere in prima persona alcune di quelle sfide».

Tre brillanti stagioni a Taranto, ma soprattutto quel gol incredibile che valse la vittoria in casa per 2-1 il 15 aprile dell’84 nel derby col Bari.
«Noi avevamo una buona squadra, molto combattiva. Il Bari di Bolchi era stato costruire per dominare la scena, con i vari De Trizio, Cavasin, i due Loseto, Totò Lopez, Galluzzo e Messina. Quel giorno il Taranto, sospinto dal suo pubblico eccezionale e passionale, disputò una prova superlativa. Io ero in gran forma. Feci l’assist per Formoso che ci portò in vantaggio. Il Bari pareggiò con Galluzzo. Poi, arrivò anche il mio momento. Lo stavo aspettando. Su un cross basso di Bertazzon, calciai al voto di destro battendo Paolo Conti. Il boato che arrivò dagli spalti in visibilio mi diede una forte emozione e una carica incredibile. Non era per il fatto di essere un barese che segnava contro la squadra della sua città. Per me la maglia rossoblù era la seconda pelle. Certo, a fine campionato fui contento perché sia noi che il Bari centrammo la promozione in B».

Ma che aria si respira quando arriva il derby?
«A Taranto è un evento nell’evento. C’è un’attesa febbrile che dura l’intera settimana. Mi ricordo che i tifosi seguivano con maggiore entusiasmo gli allenamenti. Ci spronavano, ci incoraggiavano. È una scarica di adrenalina per tutti, non solo per i calciatori. Non mi meraviglio che già adesso, dopo aver riconquistato la C, i tarantini stiano pregustando la sfida col Bari».

Ha qualche rimpianto per non essere riuscito a giocare nel Bari?
«Non più di tanto, anche se mi sarebbe piaciuto. Mi voleva Enrico Catuzzi, nella stagione ’81-’82, che forgiò il memorabile Bari dei baresi. Lo avevo conosciuto quando gio- cavo a Palermo. Una persona eccezionale. Io ero all’Avellino in A, con Tacconi e De Napoli. Il passaggio in biancorosso sembrava fatto, ma l’infortunio di Juary fece saltare la trattativa».

Come dovranno prepararsi Bari e Taranto per il prossimo campionato di C?
«Il Bari ha bisogno di giocatori che hanno voglia di emergere. Ciro Polito è una garanzia. Lo conosco bene dai tempi della Salernitana quando lo allenavo come portiere. Il tecnico Mignani è l’uomo giusto per fare il salto di qualità. Al Taranto servono rinforzi mirati e di categoria. Sarà un bel derby anche stavolta».

Fonte: Corriere del Mezzogiorno


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