TARANTO FC

Taranto, effetto virus. Laterza: 'Vietato abbattersi'

Dalla rassegna stampa di oggi

Giuseppe Genchi - foto Luca Barone

Effetti del virus. Rallenta lo stato di crescita, intasa il calendario, stravolge l'ambientazione psicologica delle partite spostandole in un tempo indefinito. È proprio così? Lo chiediamo a Giuseppe Laterza, allenatore del Taranto, agonisticamente fermo allo scorso 23 dicembre, ovvero al blitz di Nardò.
«Purtroppo sì. Si blocca molto. Non solo l'acquisizione di determinati concetti calcistici: la loro applicazione e il loro sviluppo. Si arresta la crescita fisica. Pensavamo, dopo il break natalizio, di poter lavorare meglio. Il virus ha stravolto ogni programma. È successo. Ora la priorità è la salute dei ragazzi».

Cosa hanno detto gli ultimi due turni di campionato col Taranto alla finestra?
«La ripresa regala difficoltà o occasioni a tutti. Non fa sconti. L'approccio è sempre complicato. I risultati non mi hanno sorpreso. Sono rimasti nella media delle nostre aspettative».

La sensazione è che il campionato stia aspettando il Taranto.
«Non è così. Ci piace pensarlo. E forse ci fa bene. Ma il campionato va avanti e il Taranto deve aspettare per tornare in gioco e ridiventare protagonista del suo destino. Nulla è scontato nel girone H».

Quello del Casarano è un allungo credibile?
«È il tentativo di una squadra attrezzata. Ma non c'è e non ci sarà strada spianata per nessuna formazione. La sofferenza è per tutti».

Senza la partita come sbocco naturale del lavoro di tutti i giorni e con un gruppo ridotto ai minimi termini, ad un allenatore cosa resta da fare?
«Creare stimoli continui in un contesto in cui è facile cedere alla depressione. Non bisogna abbassare la guardia. Lavorare sulle teste, aspettando tempi migliori. Ripeto: è la salute dei ragazzi che in questo momento conta più di ogni altro aspetto».

Ai non pochi positivi che cosa è stato raccomandato di fare?
«Di rimanere sereni. Di non abbattersi. Sono quasi tutti asintomatici. Nulla di preoccupante».

Domenica a Portici si aspetta di giocare?
«Lo escludo. C'è una procedura sanitaria da rispettare. Venerdì sono previsti nuovi tamponi. Siamo costretti a chiedere il rinvio».

Diaz che aggiunge al reparto avanzato?
«Porta qualità e allarga il ventaglio delle soluzioni. Può anche giocare accanto ad Abayian. Sono entrambi attaccanti strutturati, ma con con caratteristiche diverse. Diaz, malgrado la stazza fisica, riesce a giocare anche fuori dall'area e sa allacciare le due linee. Attacca bene spazio e porta. Gioverà alle dinamiche offensive».

Si dice che la società sia alla ricerca di un altro interno di centrocampo per poter più naturalmente far oscillare il modulo: da 4-2-3-1 a 4-3-3.
«Lo stiamo cercando indipendentemente dal modulo. In mezzo qualcosa ci manca. Dovendo recuperare tre partite, andremo incontro ad impegni ravvicinati e avere un ricambio in più in quella zona di campo diventerà decisivo».

Quando l'infermeria si svuoterà anche dei lungodegenti, che opzioni in più si ritroverà fra le mani?
«Con Corvino e Alfageme finalmente spendibili, avrò di che scegliere anche a partita in corso, variando la fisionomia dell'attacco. La possibilità di poter incidere con chi subentra è fondamentale».

Il direttore sportivo Montervino è convinto che il Taranto sarà competitivo sino in fondo. Lei ha la stessa convinzione?
«Sicuramente. L'obiettivo è quello. Giocarcela sino in fondo».

Come procede il processo di ricucitura con l'ambiente? Ha notato progressi?
«Sì, ho registrato un certo riavvicinamento. Sono sicuro che quando sarà possibile, ritroveremo sugli spalti la spinta e il calore dei nostri tifosi».

Potesse tornare indietro, ridirebbe sì all'offerta di Giove?
«Al cento per cento. Allenare il Taranto per me è un onore oltre che una grande opportunità professionale».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno - Lorenzo D'Alò


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