Steve Hodge, la camisèta y la Mano de D10s…
LE VOCI DI MRB.IT | Testa di calcio, la rubrica di Carlo Esposito
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Carlo Esposito | 2 Dicembre 2020 - 09:30
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Per chi come me, collezionista di maglie da calcio da 30 anni, è cresciuto col mito di Maradona, il sogno di una vita è sempre lo stesso: avere una sua maglia indossata. E questo desiderio, questa meta non giunge oggi che il Mito non c’è più. Troppo semplice. Troppo scontato. Chi sguazza nei cimeli calcistici, Diego lo insegue sempre, da sempre, per sempre. Ma oggi, nel marasma dei ricordi, delle citazioni, dei selfie, degli aneddoti e video che hanno saturato ogni canale possibile e immaginabile, mi piacerebbe parlare di un episodio che a distanza di 34 anni ha fatto da contorno silenzioso a quella che è stata la “gara” della selezione argentina ai mondiali di Mexico 1986. Non indovinare l’incontro incriminato è pressoché impossibile: Argentina – Inghilterra, quarto di finale di coppa del Mondo, disputato allo stadio Azteca di città del Messico, il 22 giugno.

Per parlare di questa gara, dobbiamo però fare riferimento ad un piccolo preambolo significativo per la squadra biancoceleste. La “Seleccìon” (così viene chiamata dagli argentini la Nazionale…) ai Mondiali di Messico 86 si ritrova a disputare tutte le partite in un orario a dir poco infernale: per poter permettere la trasmissione e quindi la visione delle gare ad un orario “decente” nel resto del mondo, la formazione allena da Bilardo, scenderà in campo alle 12.00 o alle 16.00, con un sole cocente e ad oltre 2000 metri di altitudine. La Nazionale di Maradona ha già affrontato, a questi orari improbabili, l’Italia, la Bulgaria, la Corea del Sud, l’Uruguay ed ora si appresta a scontrarsi contro l’Inghilterra. Il tutto a causa di un sorteggio poco favorevole all’inizio del torneo.

Il fornitore tecnico dell’’Argentina è l’azienda Le Coq Sportif che, esclusivamente per la prima maglia, elabora un tessuto in microfibra per migliorare la traspirazione dei suoi atleti in condizioni al limite come quelle di Città del Messico. Ma la Seleccìon si ritrova già contro l’Uruguay, a disputare l’incontro con la muta da trasferta completamente blu, realizzata in cotone pesante (per il clima messicano), con un collo a “V” stretto, che già dopo mezz’ora dall’inizio di gioco, diventa pesante il triplo per via del sudore che non traspira.

Il quarto di finale contro l’Inghilterra si gioca alle 12.00 e proprio Bilardo esclude categoricamente che la sua squadra possa indossare ancora una volta quella divisa “cocente”. Incarica così il magazziniere Rubèn Moschella, a 72 ore dall’inizio della gara, il compito di cambiare la divisa anche senza l’autorizzazione della Fifa. Il compito è di quelli che possono segnare un mondiale: scovare e reclutare, prima di domenica 22 giugno, un completo blu simile a quello indossato dalla nazionale, che abbia il classico galletto francese sul petto e che sia doverosamente più leggero. Spulciando città del Messico in lungo e in largo, il buon Rubèn torna da Bilardo con 2 prototipi in semplice cotone che apparentemente sembrano essere più leggeri. Bilardo, che non sa cosa fare, chiama a rapporto Diego al quale chiede quale sia, secondo lui, la più adatta: “bella questa maglia, mister, con questa battiamo gli inglesi…” sentenzia Diego.

Moschella torna nel negozio e compra 38 maglie blu, 19 per tempo, ma il piano non è terminato perché se è vero che la maglia è simile a quella autorizzata dalla Fifa, alle mute manca lo stemma dell’AFA (Associazione Calcistica Argentina) e tutta la numerazione. La cosa sembra disperata ma a 48 ore dall’incontro, l’Argentina “ingaggia” un disegnatore del Club America (squadra della capitale Messicana) grazie ai buoni rapporti di conoscenza di alcuni calciatori biancocelesti. Utilizzando un vecchio computer viene prima realizzato uno stemma AFA quanto più possibile simile a quello originale e privo, per ragioni di tempo, dei tradizionali rami di alloro . Questo disegno viene “girato” alle tre sarte del Club America che con amorevole cura e in tempi record ricamano, sul petto di ogni maglia, il marchio dell’Associaciòn Futbòl Argentìna e con l’uso di un ferro da stiro semiprofessionale, stirano sulle maglie i numeri realizzati per il football americano, decisamente più grandi e di colore argento.
 
Il resto è leggenda: il gol con la “Mano de Dios” e quello più bello della storia del calcio, realizzato da Maradona che, dopo aver festeggiato la vittoria sugli inglesi, nel tunnel dello stadio Azteca si taglie la maglia del secondo tempo e la scambia con Steve Hodge, arcigno centrocampista inglese che oggi si ritrova un cimelio da quasi 2 milioni di dollari e per il quale più di uno sceicco ha fatto follie per averlo.

Il buon Steve che ha tenuto in una cassetta di sicurezza il cimelio fino a poco tempo fa, non ha però mai ceduto alla tentazione di venderla, destinando la maglia più iconica della storia calcistica del Pibe de Oro, al museo Calcistico Nazionale di Manchester dove è possibile per tutti ammirarla. “Ci ha fatto molto male e quella partita non sarà mai dimenticata nella storia del calcio…” ha affermato Hodge, e chi può dargli torto. Noi comuni mortali ci “accontentiamo” di sognare ancora con il calciatore più forte di tutti i tempi e sperare che un giorno, anche nella collezione di maglie del Taranto, si possa inserire la maglia del D10s.
Ciao Diego.

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