'Una vita da mediano', l'inno di Ligabue ad Oriali e agli 'antieroi'
LE VOCI DI MRB.IT | Dalla nuova rubrica dedicata alla musica 'Mojito Football Club'
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foto da www.fcinter1908.it
Angelica Grippa | 10 Settembre 2020 - 15:00
Quest’anno come redazione di MondoRossoBlù.ti, proponiamo la rubrica ‘Mojito Football Club’, a cura della sottoscritta Angelica Grippa, dopo i libri e il cinema e la volta della musica che parla di calcio. Perché abbiamo scelto questo titolo? Il calcio è ovunque, bastano 2 ragazzi e una palla per dare vita all’incanto di questo sport. Possiamo giocare per strada o su una spiaggia sorseggiando appunto un Mojto, è proprio questa la bellezza del calcio, un momento di coesione che non conosce limiti di spazio e di tempo. Questo sport che ha spirato tante canzoni, alcune dedicate ai protagonisti diretti e altre che parlano proprio del tifo, dell’amore puro. Ogni giovedì sceglieremo per voi un brano italiano ma anche internazionale, che ci porterà nel rettangolo verde con le orecchie. E iniziamo alla grande con un brano celeberrimo di Ligabue, ‘Una vita da mediano’ direttamente dall’album ‘Miss Mondo’ del 17 settembre 1999, e proprio questa il primo singolo estratto. Ecco il testo:

Una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi


sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai stai lì
Una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco
Una vita da mediano
che natura non ti ha dato
né lo spunto della punta
né del 10 che peccato


sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai
finche ce n’hai
stai lì

Una vita da mediano
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto
Una vita da mediano
lavorando come Oriali
anni di fatica e botte e
vinci casomai i mondiali

sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finché ce n’hai
finché ce n’hai
stai lì..

Protagonista del brano, è Gabriele Oriali, un mediano vecchia scuola, calciatore nerazzurro negli anni ‘70. Di nota fede interista, Ligabue decide di incidere un brano che esalta gli ‘antieroi’, coloro che nel calcio lavorano nell’ombra, i centrocampisti instancabili, fautori veri delle grandi imprese ma mai veramente celebrati. Uno calciatore che non aveva piedi buoni ma tanto fiato. Il protagonista del brano fa il ‘mediano’, appunto, colui che gioca tra la difesa e il centro avanti, un ruolo che ormai è in disuso nel calcio moderno. Nessuno che urla il tuo nome, perché i gol non li fai tu, nessun merito per le vittorie ma solo tanto lavoro e sacrificio, perché il pallone devi passarlo a chi finalizza il gioco. Dedizione, coerenza, passione, umiltà e volontà, il codice di un vero mediano. Un calciatore che può camminare sempre a testa alta perché tutti gli obiettivi raggiunti sono meritati e li hai centrati con la forza delle tue gambe.

Il brano è ricco di analogie tra il calcio e la vita, una dedica nitida a tutta quella gente che vive la propria vita nel sacrificio e senza tanti elogi, lavorando più per gli altri che per sé stessi. L’uomo che porta avanti anche la ‘vita altrui’, come un vero padre di famiglia, senza mai stancarsi ma combattendo per tutti. Un inno dedito ai calciatori che non hanno le prime pagine de giornali, nessun premio, ma hanno un posto speciale nei cuori dei tifosi, sempre pronti ad ogni chiamata. Guardiamo bene la storia del calcio, e vediamo come Oriali e tanti altri come lui sono ancora sulla bocca dei tifosi e questa per loro la grande ricompensa. Un brano caldo, con la voce carismatica e potente di Luciano e quel velo di tristezza che accompagna tutte le sue ballate: mira in modo diretto alla parte emotiva così come un brano deve fare. E noi amanti del calcio e della musica ci dilettiamo con questo brano bellissimo e intramontabile, entrato a far parte della cultura musicale italiana.

Non ha bisogno di presentazioni, Luciano Ligabue, cantautore romagnolo esploso negli anni ’90. Nasce a Correggio il 13 marzo del 1960, e reduce da un’interminabile gavetta con il suo primo gruppo, gli ‘Orazero’. Bisognerà aspettare il 1990 per il suo primo LP, intitolato semplicemente ‘Ligabue’, e proprio qui troviamo il suo pezzo forte, quello che lo ha portato alla ribalta, ‘Balliamo sul mondo’. Così ha trionfato nella manifestazione musicale più in voga degli anni ’90, ‘Il Festivalbar’ nella sezione giovani. E da qui che si parte con un tour di successo con oltre 250 date in tutta Italia, prologo di una storia d’amore con gli italiani, che lo osannano e lo seguono da anni. Sarebbe impossibile elencare tutte le sue hit: 12 album in studio, 2 raccolte e ben 5 live; da vero rocker Luciano dà il suo meglio nelle performance dal vivo, creando una simbiosi d’energia e calore con il suo pubblico, un’esplosione memorabile di passione. Con ben 165.264 mila spettatori nel mitico concerto a ‘Campovolo’ del 2005, deteneva i record europeo di spettatori paganti per un concerto di un singolo artista, superato poi nel 2017 al ‘Modena Park’ da Vasco Rossi. Artista a tutto tondo, Ligabue si dedica anche al cinema e nel 1998 esce il suo ‘Radiofreccia’, e lo troviamo anche nel ruolo di regista. Musica e calcio, passione e note che insieme tessono le trame di un amore senza tempo. Buon ascolto e buona lettura.
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