Ma quando ve la finite?
LE VOCI DI MRB.IT | Stucchevole querelle tra società e APS Taras, con quest’ultima all’angolo. La gente è stanca
Roberto Orlando Tutte le News
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Roberto Orlando | 11 Giugno 2020 - 07:51
Premettiamo subito che non parteggiamo per nessuno e che, alla base di ogni nostra considerazione, c’è, si spera, il buonsenso, quello che non riesce a stare zitto quando la situazione degrada. È sembrato, ma solo il tempo ce ne darà ragione, che la richiesta della società di Massimo Giove alla APS Taras di farsi “regalare” il logo non sia stata solo la volontà di riportarlo sotto la proprietà societaria, ma un’esca per continuare a spingerli all’angolo, in attesa della spallata definitiva.

Che non corra buon sangue tra Giove (supportato dalla penna affilata del suo consigliere personale Vittorio Galigani, che sembra anch’egli avere un conto aperto con la APS Taras visti i suoi scritti velenosi) e il Trust dei tifosi è apertamente palese e la volontà del presidente sia quella di liberarsi da un fardello che egli stesso ha dichiarato “la parte negativa di questo Taranto”. Il piano del numero uno di piazzale Bestat è silurare l’unico (sulla carta) controllore del suo operato. Via il consiglio d’amministrazione, si all’amministratore unico, la prima importante mossa di Giove. Dall’altro lato protesta “ghandiana”: astensione da ogni supporto alla società.

La APS Taras, che ha avuto in passato il merito di far rinascere il calcio a Taranto ma che non può vivere solo di ricordi, si trova attualmente nella scomoda posizione di non avere alcun potere se non attraverso il muro contro muro contro Giove. Che non conviene al Trust, che non ha la forza numerica e che non gode più della fiducia tra i tifosi, ma che non conviene neanche alla società. Ogni volta che la APS Taras avrebbe potuto appellarsi alle leggi (un esempio emblematico è stato in occasione dell’approvazione del bilancio: Giove, secondo quanto addotto dalla Taras, non ha fornito in visione il bilancio al socio e durante l’assemblea, sembra, sono volate parole di fuoco, irripetibili, contro membri del Trust) non l’ha fatto, “per il bene del Taranto”. Il buonsenso che prevale, ma che diventa il punto debole dell’associazione; punto dove colpire sempre.

L’esca del logo, dicevamo: pensavamo, e l’abbiamo scritto ieri, che poteva essere un primo importante segnale di distensione tra le parti, dato che per creare qualcosa di buono abbiamo bisogno di tutti e invece il comunicato stampa al fulmicotone della società di ieri sera ha spazzato ogni flebile speranza: è definitivo, la società si vuole liberare della APS Taras. Il presidente Giove probabilmente otterrà quello che vuole e rimarrà a gestire la società senza il “disturbo” di nessuno. D’altronde, la delegittimazione dell'Associazione, come si legge, è stata messa nero su bianco e, se conosciamo un po' la filosofia di Giove, chi mette i soldi comanda. E nessuno deve intralciarlo.

Dall’altro lato la sconfitta di un Trust partito con le migliori intenzioni di questo mondo ma che adesso sembra un pugile suonato incapace di reagire. Col massimo rispetto, a Taranto si dice “cornuti e mazziati”. Manca solo capire quando arriverà il “cacciati di casa”. Il dibattito sulla cessione del logo è stato aspro e la decisione non facile, ma le conseguenze di un “NO”, quali sarebbero state? La richiesta del logo, il cavallo di Troia di Giove?

Non crediamo che Taranto sia questo: la città e chi ne porta l’immagine ha il dovere morale di operare nel rispetto di chi rappresenta. Il Taranto di Giove, che si pregia di rappresentare i tifosi del Taranto non può essere portatore di discordia e ostilità. La contestazione dei tifosi ormai si sposta su un altro binario, diverso da quello di tre anni di risultati mancati e va verso un’altra direzione. Peccato per l’immagine della società, che dall’altra parte con un signor Direttore Sportivo quale Danilo Pagni nelle intenzioni sta già seminando per raccogliere bene. Quello che i tifosi si aspettano. Ma che va accompagnato in un ambiente serio, credibile, armonico. Alla prossima puntata.
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