Gli anni d'oro del 'Superdepor'
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Deportivo La Coruña - Foto contraataque.it
Cosimo Palumbo | 23 Maggio 2020 - 15:00
In Spagna, quasi ogni anno, siamo abituati ad assistere al solito dualismo che vede contrapposte, nella lotta al titolo, Barcellona e Real Madrid. Quel "quasi" è dovuto al fatto che, in vari momenti storici, ci sono state squadre che hanno occupato il ruolo della terza incomoda riuscendo nella storica impresa di vincere il torneo. A cavallo tra la fine degli anni 90 e l'inizio anni 2000, un club della comunità autonoma della Galizia, riuscì a contrastare il dominio del club blanco e di quello blaugrana: il Deportivo La Coruña.

Il Depor fu fondato nel 1906. Nel proprio Palmarès spiccano un campionato spagnolo vinto nell'annata 1999-2000, due Coppe del Re ottenute nelle stagioni 1994-1995 e 2001-2002 e tre Supercoppe di Spagna conquistate nel 1995. 2000 e 2002.
Ed è proprio dalla vittoria del campionato che parte il racconto.

A dare il via Superdepor è Javier Irureta, allenatore basco capace di passare come nulla fosse dalla panchina dell'Athletic Bilbao a quella del Real Sociedad, capace di conquistare un posto in Coppa UEFA con il Real Oviedo e ripetere la stessa impressa con il Celta Vigo ottenendo nel 1998 il riconoscimento come allenatore dell’anno sia di Don Balón che di El País. Irureta era un personaggio molto pragmatico e dal gioco spumeggiante. Il tecnico classe '48 prediligeva un 4-3-3 che ben presto divenne un innovativo 4-2-3-1. Nella stagione 1998-1999, la prima sulla panchina biancoblù, ottenne un sesto posto e giunse in semifinale di Coppa del Re.

L'anno d'oro fu quello successivo, 1999-2000. Nel mercato estivo, oltre a Victor Sanchez dal Racing Santander, arriva un giovane olandese dal Tenerife, Roy Makaay. Questi due innesti, uniti ai già presenti Manuel Pablo, Flavio Conceição, Fran, Pauleta e quel genio di Djalminha, brasiliano dotato di una tecnica al limite della perfezione ma con un carattere particolare, formano una rosa con una grande potenziale dando alla gente la consapevolezza che si sarebbe potuto ottenere qualcosa di importante.

Quella Liga, fin dalla prima giornata, si dimostra abbastanza anomala. L'inizio del Barcellona è discreto, Il Real Madrid, invece, parte con il freno, la vera sorpresa iniziale è il Rayo Vallecano di Juande Ramos, primo a punteggio pieno dopo quattro giornate. Il primo vero passo verso il trionfo avviene il 5 dicembre, i galiziani battono il Rayo porgendo la parola finale sulla marcia degli avversari e dando il via alla propria cavalcata. Due settimane dopo, infatti, i biancoblù, trascinati dal terribile duo Makaay-Djalminha, si ritrovano con un distacco di +6 sul Real Saragozza conquistando, successivamente, grazie allo 0-0 contro l'Espanyol, il titolo di campione d'inverno. Il mese di gennaio, che segna anche l'inizio del nuovo secolo, non è dei migliori per i ragazzi di Irureta, il calo, però, per fortuna, non causa la perdita della testa della classifica grazie alla discontinuità del Barcellona e dello stesso Real Saragozza, le due principali antagoniste del Deportivo. La notte perfetta è quella del 6 febbraio 2000, al Riazor arriva il Real Madrid. Irureta punta su Makaay unica punta e Djalminha a girargli intorno, il fantasista brasiliano con un gol e con giocate spettacolari, come la lambreta al limite dell'area di rigore madridista, è il protagonista di quella gara, contribuendo, anche grazie alle altre reti di Makaay, Victor e alla doppietta di Turu Flores, a firmare il 5-2 finale. Per rendere bene l'idea di quella partita, Oscar Zárate sul “Mundo Deportivo” scrive: «Il Depor ne ha fatti cinque, ma avrebbero potuto essere dieci.»
Nonostante l'entusiasmo alle stelle e una squadra ormai ben solida, il Deportivo rischia di subire la carica dell'avversario più temuto, il Barcellona. Poco più di un mese dopo la magica notte del Riazor, il 18 marzo, i biancoblù cadono, per colpa delle reti di Kluivert e Rivaldo, 2-1 al Camp Nou proprio contro contro il Barcellona, vedendo i blaugrana minacciare il primato e la conquista dell' inaspettato ma sognato titolo. Da quel giorno di metà marzo in poi, nella Liga domina l'equilibrio tanto da arrivare a decidere il campione addirittura all'ultima giornata. Da una catalana all'altra, il 19 maggio, al Riazor arriva l'Espanyol di Tamudo. In tanti pensano che il Deportivo, squadra poco abituata ad affrontare questo tipo di partite, possa essere divorata dalla paura e della pressione. Irureta più che sugli schemi, quelli ormai ben consolidati da mesi, deve lavorare sulla psiche dei suoi. A Makaay e compagni può bastare un pareggio, ma guai a rilassarsi. Il tecnico basco manda in campo la formazione migliore con Songo'o tra i pali, Manuel Pablo, Naybet, Donato e Romero in difesa, Jokanovic, Mauro Silva, Victor e Fran sulla linea del centrocampo, davanti Makaay e Djalminha. Pronti, via e dopo tre minuti Donato porta in vantaggio i galiziani, poco prima della fine del primo tempo Makaay, il solito Roy, batte il portiere ospite firmando il 2-0, stesso risultato con cui gli acerrimi rivali storici del Depor, il Celta Vigo, conducono alla fine dei primi 45' contro il Barcellona.
Nel secondo tempo, mentre il Barcellona pareggia 2-2, più che giocare si attende la fine della partita. Al triplice fischio esplode la festa, il miracolo è avvenuto, il Superdepor è campione di Spagna. I Blanquiazules sono l'unica squadra galiziana ad aver vinto il campionato e l'ultimo club della storia della Liga ad aver vinto il suo primo titolo.

Il Deportivo, negli anni successivi conquista anche una Coppa del Re battendo il Real Madrid per 2-1 e disputa stabilmente la Champions League fino a sfiorare la finale nella stagione 2003-2004. In quella competizione gli spagnoli fecero fuori due italiane, la Juventus agli ottavi e il Milan ai quarti. La doppia sfida contro i rossoneri è storia, dopo il 4-1 subito a San Siro, i galiziani, grazie alle reti di Pandiani, Valeron, Luque e Fran, riescono a rimontare il netto k.o. dell'andata e ad accedere alle semifinali. La finale, però, resta un sogno per colpa del Porto di un Mourinho emergente che elimina gli spagnoli sul più bello e andrà poi a vincere la coppa dalle grandi orecchie. Quella sera, senza saperlo, iniziò il declino del grande Deportivo che l'anno dopo uscì ai gironi di Champions e perse anche Irureta, entrando definitivamente nel tunnel che lo allontanò dal calcio che conta.

Attualmente i galiziani militano in Segunda Division, ma una squadra capace di vincere la Liga e mettere in ginocchio le big di tutta Europa sarà super per sempre.
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