Il Taranto dei mancati Carpe Diem: 2011/12 - 'La retromarcia improvvisa'
AMARCORD | Play-off persi contro la Pro Vercelli e successiva mancata iscrizione
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foto Luca Barone
Redazione MRB.it | 1 Giugno 2020 - 15:00
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Ultimo mancato appuntamento del Taranto con la storia, che trattiamo in questo breve percorso, è quello della stagione 2011/12 sotto la gestione dell'acclamato re delle automobili Enzo D'Addario, fortemente voluto da una piazza decisa a permutare quelli che erano ormai ritenuti usurati trattori, con una fiammante e veloce "km 0".
Il neo presidente parlò da subito (piuttosto ambiziosamente) di "modello Barcellona" che però coinvolse non tanto la prima squadra quanto il settore giovanile, effettivamente ben organizzato (magari non ai livelli della "cantera blaugrana") e buona fucina di talenti (Vicari ma non solo) sotto la sapiente ed ispirata guida di Sergio Mezzina; ma anche nei quadri societari, D'Addario si avvalse della presenza di Valentino Angeloni figura di assoluto spessore; molto meno fortunato con le scelte in panca: rapporto burrascoso con Braglia (due personalità forse troppo forti per convivere) e poi scelte rivelatesi di assoluta transizione come il placido Brucato e, nel finale di campionato, Passiatore; nonché "contrastate" come quella di Dellisanti; non solo esonerato (dopo 2 vittorie e 5 pareggi) ma anche inutilmente offeso da qualche dichiarazione oltre le righe dell'istrionico patron rossoblu.

Dopo l'ennesimo errore strategico consumatosi con il ritorno in panca di Brucato per la stagione 2010/11, ci fu la svolta; un colpo di fortuna che portò Dionigi sulla panca (e sotto la stessa una vecchia questione economica con la società); si, proprio come nella filastrocca della "capra e della panca".
Quella stagione si concluse con l'eliminazione in semifinale playoff al Flaminio di Roma contro "l'estemporaneo" Atletico Roma; una "padellata" in faccia, beffa immeritata e figlia anche di un regolamento che non prevedeva (in caso di parità di reti realizzate) il calcolo di quelle segnate in trasferta; ma quella partita rappresentò un momento emozionante, paragonabile nonostante la sconfitta, a quanto accadde in Taranto-Melfi.
L'applauso finale e l'abbraccio, non solo virtuale, tra la squadra e la tifoseria, fu da brividi, molti più di quelli provocati dalla pioggia assorbita per ore dagli "impermeabili corpi dei supporter rossoblu".
In quelle stagioni il Taranto viaggiava ovunque coccolato dalla presenza dei fuorisede.

Questo legame e la continuità tecnica consentirono una stagione successiva costellata di record (una difesa imbattibile con Coly-Sosa-Di Bari) e di successi, ma anche in questa occasione conclusasi con un finale a dir poco amaro.
Cosi come nel già raccontato Taranto-Catania, nel ritorno della semifinale playoff contro la Pro Vercelli una squadra non pervenuta in campo, a mortificare le aspettative di una tifoseria che voleva restituire al "poco educato" Iemmello, gli effetti di un gesto offensivo ed antipatico.
La squadra crollò proprio a pochi passi dal traguardo, sotto il peso di problemi societari che la "accompagnarono" per gran parte della stagione, caratterizzata da 7 punti di penalizzazione per inadempienze economiche da parte del sodalizio rossoblu; tutto ciò nonostante le ufficiali smentite degli stessi giocatori in una nota conferenza. Situazione già delicata che degenerò, si racconta, proprio alla vigilia di quella partita contro la Pro Vercelli, a causa dell'ennesima promessa disattesa da D'Addario nei confronti dei suoi tesserati.

Dal punto di vista tecnico la gestione Dionigi viene giustamente ricordata con piacere e riconoscenza dalla tifoseria rossoblu; chissà però se ad un certo punto della stagione, un passaggio dall'amato 3-4-3 ad un più pragmatico 3-5-2 non avrebbe giovato a gente come Antonazzo (una carriera consumata in B giocando da quinto a centrocampo), a Sciaudone (sgravato da compiti di interdizione) e, più in generale, all'intera fase offensiva nella quale gli esterni non riuscivano più a supportare l'unica punta; ma questi restano argomenti da bar dello sport...e nulla più.

Anche in questo caso molti dei protagonisti di quelle stagioni (Chiaretti, Sosa, Coly, Sciaudone), hanno raggiunto e si sono ben disimpegnati in quella categoria diventata tabù da quasi un trentennio per il nostro Taranto.

Da quel campionato in avanti, a seguito della mancata iscrizione da parte di un presidente rimasto ormai "senza benzina", solo campionati Dilettanti nel curriculum del calcio tarantino.
L'anno disputato in serie C (conquistata tramite ripescaggio) ha rappresentato infatti un rapido passaggio dal sogno all'incubo, attraverso una serie di record negativi collezionati in una stagione tribolata e violenta, anche nel linguaggio dei protagonisti.

Abbiamo raccontato di cosa avrebbe potuto fare il Taranto "da grande"; oggi, dopo la crisi conseguente all'emergenza coronavirus, l'unica domanda lecita è, più semplicemente: "Cosa farà il Taranto?"

...In attesa del prossimo attimo da cogliere e non lasciarsi sfuggire.
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