Atene 1994, quando il diavolo travolse Crujff
NOTTI DI COPPE E DI CAMPIONI | Amarcord coppe europee: il Milan di Capello parte sfavorito, ma in campo demolisce il Barcelona
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Redazione MRB.it | 18 Maggio 2020 - 14:00
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L’edizione 1993-94 della Uefa Champion’s League prevede un format con in campo le sole vincitrici dei rispettivi tornei nazionali. Sedicesimi di finale, ottavi e due gironi da 4 per definire le semifinaliste (sfida incrociata, prima contro seconda dell’altro girone). Semifinale a partita secca sul campo della prima classificata e finale ad Atene.

A rappresentare l’Italia il Milan di Capello, che domina in Italia ma che l’anno prima aveva perso la finale di Monaco contro l’Olimpyque Marsiglia. Passaggio agli ottavi con qualche difficoltà contro i modesti svizzeri dell’Aarau (1-0 all’andata, 0-0 al ritorno), ma contro il Copenhagen si scatenano Papin e Simone. 6-0 in Danimarca, il ritorno a San Siro è pura formalità (1-0).

Si va ai gironi: al Milan capitano i belgi dell’Anderlecht (doppio 0-0), i tedeschi del Werder Brema (2-1 a San Siro, 1-1 in Germania) e i lusitani del Porto (3-0 a San Siro, 0-0 in Portogallo). Primo posto e semifinale in casa contro il Monaco. Nell’altro girone, oltre ai francesi, si qualifica come prima la grande favorita, il Barcelona di Crujff, trascinato dai fenomeni Romario e Stoichkov nonché dall’inossidabile e prolifico difensore Ronald Koeman.

Milan e Barcelona in semifinale liquidano i rispettivi avversari con un secco 3-0 (Desailly, Albertini e Massaro a segno contro il Monaco, doppietta del bulgaro Stoichkov e di Koeman per i blaugrana contro il Porto) e si danno appuntamento ad Atene il 18 maggio 1994. Sono le due squadre che dominano in patria e in Europa agli inizi di decennio: nel 1992 a Wembley il Barcelona vinse contro la Sampdoria, il Milan aveva iniziato il ciclo di Berlusconi prima con Sacchi e adesso col “geometra” Capello.

Favorita è la squadra di Crujff, che ha dominato il girone e convinto grazie alle potenzialità del suo organico: inoltre, a complicare la vigilia dei rossoneri, le squalifiche di Costacurta e Baresi fanno perdere a Capello due pedine fondamentali in difesa. Ad Atene il Milan si presenta con Filippo Galli e Maldini centrali, Tassotti (capitano per l’occasione) e Panucci sulle fasce. Desailly a fare diga a centrocampo, Albertini in cabina di regia, Boban e Donadoni a spingere sulle fasce. Savicevic ad inventare e Massaro punta centrale. Dall’altro lato Zubizarreta in porta, Guardiola a dettare gioco e il pericoloso tridente per sfondare, con Stoichkov, Romario e Beguiristain.

Leggenda narra che Crujff si vantasse di aver alzato in palestra pesi da 7kg, ovvero il peso della coppa dalle grandi orecchie, ma in Grecia si vide solo una squadra: il genio montenegrino Savicevic è immarcabile, viene fermato solo con le maniere forti. Massaro la sblocca dopo 22’, il raddoppio, meritato, nel recupero del primo tempo. Nella ripresa gli spagnoli sembrano storditi, Savicevic ruba palla a Nadal (lo zio del tennista Rafael) si inventa un pallonetto capolavoro di rara precisione e bellezza, a concludere le marcature un bel destro a giro di Desailly, non proprio famoso per la sua precisione al tiro.

Capello si lascia andare all’esultanza solo a fine partita, smontando la maledizione dell’eterno secondo: il Milan ritorna sul tetto d’Europa a quattro anni di distanza dalla notte del Prater di Vienna e l’Italia si presenta con un ottimo biglietto da visita per gli imminenti mondiali statunitensi.
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