La Russa attacca Spadafora: 'Dica che vuole chiudere. Il protocollo deve essere accettabile, non impossibile'
CALCIO | Parola all'ex Ministro della Difesa
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Ignazio La Russa - Foto web
Redazione MRB.it | 14 Maggio 2020 - 09:47
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Mercoledì 13 maggio 2020 è stato un giorno importante e speranzoso per il calcio italiano. Dall'Assemblea di Lega è emersa una possibile data per la ripresa del campionato di Serie A: il 13 giugno. In più, Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport, nella propria informativa presentata alla Camera dei Deputati ha dato il via libera, anche grazie alla FIGC che ha accolto le osservazioni del CTS, agli allenamenti di gruppo dal prossimo 18 maggio. A tal proposito, nel corso della trasmissione 'Sportitaliamercato' è intervenuto Ignazio La Russa, attuale Vicepresidente del Senato che, come si evince dalle sue parole, non è d'accordo con l'attuale posizione del Ministro dello Sport verso il movimento calcistico italiano.

Ecco le sue dichiarazioni: "Non condivido l'essere prevenuti nei confronti del calcio. È il calcio che da i soldi allo stato per poter sostenere tutto il movimento sportivo italiano ed è la terza azienda del Paese. Secondo me si riparte. Dopo il mio intervento, avvenuto nell'informativa al Senato, anche i partiti di maggioranza hanno criticato pesantemente la parte del protocollo dove in caso di un contagiato va in quarantena tutta la squadra, questa regola cadrà e allora si potrà ripartire seriamente". Continuando, l'ex Ministro della Difesa si esprime sulla questione contagi e sul rischio di far aumentare nuovamente i casi: "Non mi si dica che c'è un rischio eccessivo. Dal punto di vista sanitario non vedo rischi particolari. Dal punto di vista sportivo è possibile trovare nuovi contagiati, non è da escludere, ma ci conforta il dato di letalità che, fino a quaranta anni, escludendo quelli con malattie pregresse, è pari a zero. I tamponi ci devono essere per tutti, non è cosi difficile, basta attrezzarsi piuttosto che perdere tempo in discussioni". Sulle responsabilità delle singole società: "Le società hanno l'obbligo di rispettare le prescrizioni, purché siano accettabili e sostenibili, non impossibili. Le responsabilità ci sono se qualcuno non rispetta le restrizioni, non se uno si ammala e, soprattutto, non si può nemmeno farla cadere sui medici sportivi. Altrimenti, senza scaricare la responsabilità su altri, dicano che si vuole chiudere".
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