La guerra del logo. A chi serve?
LE VOCI DI MRB.IT | Alla base la guerra di Giove contro la Taras. Tifosi in rivolta, gradimento ai minimi storici per Giove
Roberto Orlando Tutte le News
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Roberto Orlando | 12 Maggio 2020 - 08:00
Massimo Giove ci ricasca e in un periodo dove ci si aspettava un lavoro di ricostruzione dei rapporti intorno al Taranto, il proprietario della società di piazzale Dante torna alla carica per cambiare il logo societario. Ci aveva già provato nel 2018, quando presentò un logo nuovo, dorato, vissuto pochi mesi.

Ma lo Statuto del Taranto è chiaro: le decisioni relative ai colori sociali ed al marchio sono prerogativa della APS Taras, socio fondatore del Taranto. A gennaio del 2018, all’indomani di una assemblea dei soci infiammata tra Giove e la APS Taras, il Taranto si presentò in campo contro l’Altamura con lo stemma scelto da Giove. I tifosi mostrarono perplessità, mentre la APS Taras fece subito notare come questa mossa non fosse prerogativa di Giove e indisse nelle settimane successive un contest per scegliere il nuovo logo (quello attualmente in uso, per intenderci). La tregua fu sancita da un comunicato stampa congiunto di società e APS.

Se all’epoca dei fatti trapelavano voci mai confermate che addirittura la proprietà stessa del logo non fosse più nelle mani della Taras, oggi sembra davvero di vivere l’ennesimo round tra Giove e il trust di tifosi. Alla base cosa c’è? Evitiamo di parlare di rebranding, anche perché i tempi e i modi non sembrano quelli del "rethinking" del brand. Poi magari, chissà, il nuovo logo, che a quanto pare sembra sia stato studiato da una società del settore, sarà bellissimo e ci farà dimenticare l'attuale, ma il tempismo della società ci fa pensare che i motivi siano altri e deleteri per tutti.

La società ha sempre apertamente mal digerito la presenza dell’APS all’interno della società, con cui ha avuto rapporti litigiosi e scorretti. Cosa vuole Giove? Fare fuori la Taras dalla società, così sembra. Nel luglio del 2019 a spallate è riuscito a far votare anche a loro un cambio statutario e metterli all’angolo, riducendo la loro presenza ad un solo membro nel CdA. La Taras, nell’ultima assemblea per l’approvazione del bilancio, non ha avuto la possibilità di visionare il bilancio, votando quindi contro. Assemblea accesa e tesissima, dove sono volate anche parole pesanti, nella quale Massimo Giove è riuscito a far approvare il bilancio senza far sapere a nessuno l'ammontare dei debiti societari. Chapeau.

La lite è diventata spietata e non priva di parole dure, con Giove che ha anche accusato pesantemente la Taras di essere "la parte negativa del Taranto". E abbiamo assistito ad articoli al vetriolo sulla Taras dal “l’amico” di Giove, che non ha risparmiato critiche agli uomini del Trust. Il fuoco amico ad orologeria in aiuto di Giove che colpisce (basso) ancora la Taras. Ma questo lo diciamo non per difendere l'APS Taras, ma per ricordare con quali dinamiche Giove sta gestendo i rapporti con la Taras.

Eppure la Taras, per legge, sulla mancata visione del bilancio avrebbe potuto adire le vie legali contro il Taranto… ovvero contro sé stesso. E in un momento storico della sua vita dove non gode proprio della simpatia di tutti i tifosi e probabilmente mossa dal buonsenso, ha preferito desistere. E questo ha dato e da forza a Giove in questo braccio di ferro. Anche in questo caso adotterà la stessa linea o sarà pronta a dare battaglia legale per il rispetto di questo diritto esclusivo nel caso in cui Massimo Giove non recederà dal suo intento?

Dall’altro lato Massimo Giove, proprietario del Taranto, nei sondaggi di gradimento è ai minimi storici e con quest’ennesima mossa continua a istigare anche i tifosi più tranquilli contro la sua creatura. Basta leggere i commenti sotto la nota stampa uscita ieri per capire che ormai è solo contro tutti e toccare il logo per una sua guerra personale è semplicemente l’ennesima umiliazione verso la tifoseria, che stenta ormai a riconoscersi in questo Taranto. Vox populi vox dei.

Questa guerra fa soltanto male al Taranto, ai suoi tifosi, ad una manovra di riavvicinamento alla gente. Nessuno lo merita.
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