Scudetti 'a sorpresa'
AMARCORD | Ecco chi negli ultimi 50 anni ha 'rotto' l'egemonia delle 3 formazioni più seguite
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Redazione MRB.it | 14 Aprile 2020 - 15:14
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In questi giorni si sono celebrati i 50 anni dalla conquista dello scudetto da parte del Cagliari di Gigi Riva e Ricky Albertosi. Un gruppo di amici, come lo ha definito in un suo intervento "a distanza", Rombo di tuono, guidato da uno stravagante allenatore (non a caso soprannominato "il filosofo") che già solo dal nome (Manlio Scopigno)...ci suscita una certa simpatia.

Con l'occasione abbiamo voluto ricordare le squadre che, negli ultimi 50 anni, sono riuscite a rompere l'egemonia delle 3 formazioni più seguite e più titolate in Italia, ovvero Inter, Juventus e Milan (in rigoroso ordine alfabetico per non far torto a nessuno).

Nella stagione 73-74 si impone la Lazio di Giorgione Chinaglia, del compianto Re Cecconi (sulla cui morte tristemente grottesca molti dubbi sono rimasti irrisolti), di un giovane Vincenzo D'Amico e di capitan Wilson, papà del giocatore che vestì la maglia rossoblu nell'anno (2001) della promozione in C1 conseguita con il pareggio di Castellammare di Stabia.



Due stagioni dopo lo scudetto va si nella città di Torino, ma sulla sponda granata. Gigi Radice porta il Toro al trionfo con una squadra in cui le individualità diventano coralità: il giaguaro Castellini tra i pali, il duttile e "moderno" Zaccarelli tra centrocampo e difesa, il sagace direttore d'orchestra Eraldo Pecci ed il poeta Claudio Sala che con i suoi cross mandava a nozze la coppia del gol Pulici-Graziani. Insomma il trionfo della Torino che "è stata e resterà granata".



Nel 78/79 il Perugia di Castagner non riesce a vincere il campionato ma finisce il torneo senza sconfitte in 30 partite; incredibile record che consente a Casarsa e compagni di conquistare uno storico secondo posto alle spalle del Milan.

Nell'82/83 la Roma del Barone Niels Liedholm vince lo scudetto a 40 anni di distanza dal suo ultimo successo.
Nella "zona" del mister svedese si esaltano la fantasiosa regia di Falcao, l'estro di Bruno Conti e la prolificità di Roberto Pruzzo; solo la irriverente follia di Bruce Grobbelaar (portiere del Liverpool), la scarsa lucidità e le poche forze ad un passo dal traguardo, non consentirono a quella squadra di centrare una prestigiosa doppietta Campionato/Coppa dei Campioni.

Arriviamo alla stagione 84-85 nella quale si realizza un'autentica sorpresa. Osvaldo Bagnoli guida una squadra di giovani in cerca di consacrazione, di qualche giocatore in cerca di riscatto e di due stranieri (Briegel ed Elkjaer) che corrono sempre, anche quando tornano a casa a fine partita, trascinando con sè avversari e compagni.
I miracoli di Garellik (quello che parava solo con i piedi), le serpentine di Fanna, le geometrie di Di Gennaro ed i gol di Galderisi regalano a Verona uno scudetto tanto inatteso quanto meritato; anche se Giulietta rimane sempre...



Gli scudetti vinti dal Napoli nell'87 e nel 90 hanno la firma d'autore di Diego Armando Maradona (che quando usava la mano, non lo faceva mai per caso...) e già questo basterebbe a spiegare i successi dei partenopei dei quali fu partecipe (nel primo scudetto) un altro ex rossoblu, Ciro Muro.
Le gesta del pibe de oro e dei vari Giordano, Careca, Carnevale, Zola, Bagni, Ferrara e De Napoli regalarono emozioni, gioia e riscatto ad una città che di calcio viveva e vive ancora.



Nel 90-91 a scrivere la storia è la Sampdoria del "lapalissiano" Vujadin Boskov. L'esplosività di Pagliuca tra i pali, l'elegante guida difensiva di capitan Pellegrini, l'indispensabilità tattica di Toninho Cerezo e la coppia Vialli-Mancini, ovvero forza, acrobazia ed estro tutte insieme, portano sotto la Lanterna uno "spumeggiante" scudetto. Anche quella Samp arriverà ad un passo dalla immediata conquista della Coppa dei Campioni; proprio ad un passo, si, quello che fece erroneamente sulla sinistra Pagliuca facendosi impallinare sul suo palo (su calcio piazzato) dal cecchino Koeman che regalò un immeritato trionfo al Barcellona.



Da quello scudetto doriano ad oggi, solo Lazio e Roma (consecutivamente nelle stagioni a cavallo del 2000) sono riuscite a togliere lo scudetto alle milanesi o alla Juve.
La Lazio guidata da un altro svedese vincente a Roma, Sven Goran Eriksson, trionfò all'ultima giornata grazie alla sconfitta della Juve nella famosa (per i bianconeri famigerata) partita di Perugia.
Marchegiani, Nesta, Mihailovic, Boksic, Simeone, Sergio Conceicao; un insieme di talento e grinta che centrò un successo alla fine rocambolesco ma quanto mai meritato anche se, la guida societaria del patron Cragnotti si rivelò, in seguito, meno chiara ed irreprensibile di quella tecnica di Eriksson.

E, come detto, l'anno successivo lo scudetto rimane nella Capitale, ma stavolta per merito dei giallorossi guidati da Fabio Capello.
È la consacrazione del "Capitano" Francesco Totti, ma è anche la Roma della versatilità di Del Vecchio, delle corse di Cafu, dell'aeroplanino Montella, del muro difensivo Samuel/Aldair e di un centravanti, tale Gabriel Omar Batistuta che, lontano dalla amata ma poco competitiva Firenze, coglie finalmente i frutti dei suoi spettacolari gol.

In 30 anni, quindi, solo due campionati non sono stati vinti da una fra Inter, Juve e Milan.
Coronavirus permettendo, riuscirà la Lazio di Inzaghi a spezzare questa lunga e monotona sequenza?
Alla ripresa, dal 5 maggio..."Ei fu siccome...Immobile...O no?...
E nei campionati che verranno, saprà la strabiliante Dea atalantina conquistare l'Olimpo?

Chi vivrà...vedrà
...O almeno si spera!
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