SERIE D GIRONE H

Bitonto, Patierno: 'Ora resistere ma il campionato va finito'

Dalla rassegna stampa di oggi

Cosimo Patierno - foto Luca Barone

Patierno Cosimo, detto Kikko. Anni: 29. Professione: calciatore. Segni par ticolari: simbolo. Di una città, Bitonto, che ha visto il suo sogno di gloria, chiamato con la terza lettera dell'alfabeto, interrotto da una spietata pandemia, che sta rubando vite con crudeltà. Eppure, fino a un mese fa, nella culla degli ulivi erano tutti sicuri che se l'attaccante, fosse vissuto a quel tempo, avrebbe potuto segnare un un gol miracoloso anche alle truppe del generale Montemarr, quel di famoso del maggio del 1734, scolpito per sempre nei libri di storia. Oggi, pure il capocannoniere di serie D è in esilio forzato fra le quattro mura di casa. Eppure, quella sera di cuoio che rimbalza sul prato, fedele metatora della vita, esercita sempre un fascino invincibile: «Mi manca tantissimo tutto - attacca con fanciullesca emozione -. Vivere la settimana con le sudate negli allenamento e le sedute tattiche, l'atmosfera della domenica, la tensione della partita da affrontare, la gioia dei tifosi: tutto mi manca. E, poi, il gol, la mia corsa sotto la tribuna, l'esultanza di tutto lo stadio. A ripensarlo adesso, tutto diventa ancora più bello».

I concittadini vedono in lui qualcosa i più di un giocatore di pallone. Perchè, è vero, nell'ultimo biennio è maturata in lui una consapevolezza tale nei propri mezzi da renderlo devastante, specie nelle giornate di vena. Che, per fortuna dei bitontini, sono state davvero numerose. Una crescita tecnica e umana, insomma, che ha fatto si che Kikko si rivelasse non solo la punta, elegante e possente, che prende di mira la porta avversa, ma un compagno generoso che si sacrifica per tutti, oltre a fornire succulenti assist ai compagni. Insomma, un leader a tutto tondo: «Forse è vero - riconosce raggiante -, non riesco a vedermi con un'altra maglia che non sia quella neroverde col numero nove dietro le spalle. Una grande responsabilità ed una immensa gioia insieme. E, poi, come anticipato, sarei felice di salire di categoria con la casacca della mia città».

Dunque, riviviamo questa stagione per tre quarti entusiasmante, dal ritiro di Camerino al pareggio col Brindisi: «Siamo partiti con l'approccio giusto - racconta, ricordando con fierezza -, Lo sprint iniziale ci ha fatto fare bene in coppa e vincere le prime due gare. Poi, è arrivata la sconfitta immeritata di Fasano, seguita dalla gara stregata con l'Agropoli. E li siamo stati bravi tutti: la società, dal presidente Francesco Rossiello fino all'ultimo dei collaboratori, ha fatto quadrato intorno a noi, senza tentennare un solo secondo. Noi ci siamo compattati ancor di più ed è stato l'avvio della cavalcata trionfale. Diciannove risultati utili consecutivi (per effetto di 14 successi e 5 pareggi, ndr), miglior difesa con soli dieci reti subite, e miglior attacco, e sono orgoglioso di aver firmato metà dei gol nostri. Cifre così non si ottengono per caso. D'altronde, non si poteva essere diversamente, quando a capo di un gruppo di buoni giocatori ci metti un allenatore con idee straordinarie come Roberto Taurino».

Con i tornei in quarantena - situazione senza precedenti storici -, il futuro si prospetta incerto. Teorie se ne sono susseguite, finora. Del domani non v'è certezza, però. «Per come intendo io il calcio - confessa leale Patierno -, non sarebbe giusto congelare la classifica al momento della sospensione. L'ideale, ovviamente, sarebbe portare a compimento il campionato, qualora vi fossero modi e tempi idonei. Ma è chiaro che, se dovessero decidere di promuovere le prime di ogni raggruppamento, non mi rattristerei. Anzi. In fondo, giova ricordare che noi siamo in testa dal 21 ottobre».

Il bomber si gode l'allegra famiglia e con esercizi fisici prova a tenersi quotidianamente in forma in questo periodo di domestica clausura. E lancia messaggi ai sostenitori dei leoncelli: «Tenete duro, ragazzi. Restate in casa, perchè solo così potremo tornare ad abbracciarci e a festeggiare una vittoria del Bitonto, magari in serie C».

Fonte: Corriere dello Sport - Mario Sicolo


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