Palma Campania amara: scontri e bombe carta. Sebastio al balcone...
SULLA STRADA CON IL TARANTO | Le trasferte dietro il Taranto. Sant'Anastasia - Taranto, 23
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Redazione MRB.it | 23 Marzo 2020 - 15:03
24/9 Taranto ore 09.30: autoraduno alla Concattedrale. Vedere tanta gente pronta a seguire il Taranto fa crescere l’entusiasmo di vedere una città di nuovo innamorata del Taranto ma anche il rammarico, per la consistenza numerica di tifosi che avrebbe potuto avere una trasferta organizzata in pullman. Clacson liberi di strombazzare e si parte, destinazione Palma Campania. All’arrivo, uno scenario inquietante: stadio (?) praticamente circondato da viuzze e palazzi e recinzione alta manco tre metri. Naturalmente, per assistere alla partita da cotanta platea il costo del biglietto è di 20.000 lire.

Solita ressa per accaparrarsi un centinaio biglietti messi a disposizione per ammortizzare le spese (perché ci sono sempre tifosi più normali di altri…), gente che scavalca e i fessi che pagano il biglietto. Si entra e ci sistemiamo nei distinti settore ospiti. Siamo in troppi e gli inservienti decidono di concederci tutta la gradinata. Salutiamo Gianni Sebastio (appollaiato al terzo piano di un palazzo che affaccia al campo di gioco) e si parte. Gran tifo da parte nostra e mortaretti tipo Capodanno a Secondigliano per i venti Eagles di Sant’Anastasia. Il susseguirsi incessante di botti diverte e sorprende un po’ tutti. Un bontempone comincia ad augurare a tutti “buon anno” , non lesinando baci e abbracci.

Tra le due tifoserie c’è un patto di non belligeranza. L’ultimo incontro (sempre in campo neutro con il Sant’Anastasia a Pomigliano D’Arco e il ritorno a Massafra) aveva creato tali presupposti, puntualmente disattesi. La partita scivola via tra l’ espulsione di Tarantino della squadra di casa, lo svantaggio del rigore procurato dal distratto Zangla e la sterile pressione rossoblu. Individuare i motivi che hanno scatenato l’inferno è impossibile. Due, poi tre e più tifosi si scambiano insulti attraverso il cancello che divide la curva locale e il settore ospiti. Le scaramucce si susseguono fino al punto che un ultrà campano decide di gettare una bomba carta tra i nostri tifosi intervenuti a dare manforte. E’ l’inizio del delirio. Parte il lancio di aste di bandiera, bottiglie, sassi. La partita comincia a perdere di significato.

I locali sembrano meglio attrezzati ma i nostri sono pronti a scatenare guerriglia. I bagni vengono distrutti. Si decide di passare alle vie di fatto. Alcuni tarantini sfondano la porta d’ingresso e vanno a caricare sotto la curva di casa. Vicino lo stadio un cantiere edile è preso di mira per il rifornimento di bastoni e pietre. Comincia un lancio incessante che provoca lo spostamento dei campani lontano dalla pioggia di pietre. L’aria diventa pesante. La frazione di tempo che intercorre tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo vede tanta gente in strada. Un primo timido controllo dei carabinieri riporta la situazione alla calma proteggendo gli ultras locali dal contatto con i tarantini. La situazione sembra tranquillizzarsi quando, improvvisamente, si ricomincia. I carabinieri preferiscono defilarsi e qualcuno commenta addirittura divertito ciò che avviene. Si rinnova lo scambio di pietre. Un tarantino scavalca e sottrae ai locali lo striscione “alta fedeltà” sbeffeggiando gli ultras locali. Intanto qualcuno trova una spranga di ferro e comincia a forzare il cancello che divide i due settori. E’ un’operazione lunga e laboriosa (naturalmente nessun carabiniere ostacola il tentativo). Lo striscione rubato viene bruciato e i locali (che nel frattempo avevano tolto tutti i loro striscioni dalla curva) fatti oggetto di scherno per l’onta subita. Dopo quasi dieci minuti di tentativi, il cancello viene forzato e aperto. Comincia la carica. Bastoni e aste in mano, di corsa per cercare l’avversario. Si scatena il panico nei tifosi campani che si ammassano paurosamente tutti dal lato della tribuna. E’ uno spettacolo inquietante. Gli ultras locali hanno uno scatto d’orgoglio e reagiscono con una controcarica. I tarantini ripiegano velocemente nel loro settore per rifornirsi di pietre e bastoni. E’ una battaglia, la più inutile possibile. Si respinge la controcarica chiudendo il cancello. Immediata parte la risposta, con i locali messi in fuga. La partita termina, tanti tarantini avevano già lasciato lo stadio (?) per timore di ritorsioni alle proprie auto parcheggiate. Ma tanti altri sono rimasti imbottigliati nel dedalo di viuzze che circonda il campo di gioco. Pagheranno per tutti. Gli ultras dello Stasia vanno via, il traffico è bloccato. Si attende tutti di andare via quando accade ciò che non ti aspetti. Una carica di carabinieri. Senza alcuna motivazione plausibile (non c’erano più scontri e gli ultras locali erano andati già via) , i militi si sono scagliati contro le automobili dei tifosi tarantini procurando danni ingentissimi, distruggendo vetri, fari e colpendo con il calcio del fucile in dotazione le carrozzerie delle automobili. Insulti e botte indiscriminate non si contano, anche alle donne, anche a tifosi che nulla hanno avuto a che fare con gli scontri. Una foga e una rabbia inusitata, come per vendetta e/o rivalsa. I carabinieri procedono ad arresti sommari e del tutto infondati: tanti tifosi sono stati arrestati solamente perché rei di indossare una sciarpa o una maglia rossoblu. Arrestati e picchiati. Le manganellate si sprecano, la violenza pure. Abbiamo assistito ad una vera e propria caccia all’uomo, con i carabinieri che cercavano le auto targate Taranto per distruggerle. Tutto questo in una realtà davvero avulsa da un contesto democratico e civile. Il compito delle forze dell’ordine deve essere quello di proteggere i tifosi e non di scagliarsi contro di loro con inaudita violenza. Il bollettino finale sarà inaudito. Una trentina di feriti. 24 arresti e segni sulle carrozzerie inequivocabilmente provocati dai manganelli. La cosa non può passare inosservata. A tal fine, sono state raccolte già diverse firme e partirà formale denuncia contro il sottotenente dei Carabinieri della stazione di Palma Campania, responsabile di un aggressione inutile e di un modo di interpretare l’ordine pubblico davvero singolare.
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