Il pari è come una condanna, addio definitivo ai sogni di gloria
TARANTO FC | L'analisi di Leo Spalluto dopo il pari rimediato dal Taranto a Nardò
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Luigi Panarelli - foto Luca Barone
Redazione MRB.it | 20 Gennaio 2020 - 20:47
Meno 12. Sarebbe una temperatura gelida, è il distacco del Taranto dalla capolista Bitonto. Un numero come una certificazione: una condanna. Il pareggio di Nardò, il secondo consecutivo, rende ancor più chiara una realtà sotto gli occhi di tutti: i rossoblù abdicano, i sogni di gloria tornano nel cassetto. La sentenza era stata già anticipata dal presidente Giove dopo il pareggio casalingo di Casarano: sette giorni in più aggiungono altri due punti di distacco rispetto alle prime tre (Bitonto, Foggia e Sorrento non falliscono un colpo) e riducono il numero di giornate ancora a disposizione (soltanto 14).

La fotografia è impietosa: il Taranto di quest'anno è una eterna incompiuta. Una squadra che illude (il gol di Cuccurullo) e poi delude (il missile di Mengoli che ha donato il pareggio ai neretini). Nel mezzo c'è studio, applicazione, spirito di sacrificio, segnali interessanti. Ma anche approssimazione, mancanza di fantasia, brillantezza intermittente. Inutile imprecare contro gli Dei del Calcio: la classifica non tradisce e sottolinea meriti e lacune. Il Taranto è una buona squadra a cui manca il guizzo vincente: gli sforzi compiuti dal tecnico Panarelli per modificare assetti e gerarchie, per provare nuove formule e cambiare i protagonisti in campo hanno prodotto qualche miglioramento. Che non è bastato a modificare le sorti di una stagione nata sotto una cattiva stella.

Le riflessioni sugli errori compiute sono iniziate da tempo. La missione diviene quella enunciata dal tecnico nel dopo-gara. «Dobbiamo onorare la maglia e cercare di vincere sempre». L'unico sentiero da percorrere.
Fonte: Leo Spalluto - La Gazzetta del Mezzogiorno
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