Note sparse su Brindisi-Taranto
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I tifosi del Taranto accorsi al Fanuzzi - Foto di Luca Barone
Michele Dentico | 6 Gennaio 2020 - 13:45
Partita e trasferta condizionate da un vento memorabile, ma ciò non impedisce a 4(5?)00 tarantini di assiepare il settore ospiti dello stadio Fanuzzi di Brindisi. Mancanze di mordente per la classifica deficitaria a cui si sommano un'importante defezione tra i lanciacori sulla balaustra e l'assenza dei tamburi nel settore: sono questi gli ingredienti per una prestazione di tifo complessivamente sottotono – per quanto comunque, considerati i meri numeri, la presenza è da considerarsi sicuramente apprezzabile, considerando anche la scarna presenza dei locali che, presenti in un paio di centinaia nella Curva Nord Michele Stasi, anche se si presentano compatti e li vedremo dimenarsi, forse anche complice il vento contrario, non li sentiremo mai. La pratica di tifo nel settore ospiti si svolge in maniera sostanzialmente “spoglia”, depotenziata: nessuna sciarpata, nessun bandierone e pochi striscioni (sulle balconate, oltre a quelli appartenenti al Krazy Group e ai gruppi di gradinata, appare il “solo per la maglia” della Curva, come a rimarcare il senso e le motivazioni che, in linea di massima, spingono alla presenza) – ma nonostante questo il boato al primo gol di Genchi deve aver fatto la sua impressione.

Insolite lunghe pause tra un incitamento e l'altro, a causa delle stesse premesse evidenziate in apertura, sono l'ennesima testimonianza della disaffezione che ammanta l'ambiente. La scelta delle canzoni appare scientifica e ridotta: diversi cori di scherno nei confronti dell'ex direttore sportivo Luigi Volume e dell'attuale dirigenza, i soliti di “apprezzamento” nei confronti delle Fdo. A differenziarsi da queste due tipologie – anche per la maggiore partecipazione del settore – sono sostanzialmente due (che vengono riproposti insolitamente a più riprese – e ad ogni riproposizione contagiano sempre meno): “per quelli innamorati come noi [...]” (di cui avevamo già parlato qui https://www.facebook.com/sultifareiltaranto/posts/146797050003606) e “dalla curva si alzerà, la canzone degli ultrà, sono l'ultras tarantino, lotto per la libertà, e per sempre lotterò, contro leggi e repression, anche se saranno guai, non ti lasceremo mai”. Quest'ultimo è stato introdotto quest'anno, sulle note di quello che ha caratterizzato la pratica dei tifosi dell'Ajax la scorsa stagione (in questo video, davvero impressionante, i tifosi all'ingresso dell'Amsterdam Arena prima del match dei preliminari di Champions contro la Dinamo Kiev - il coro parte al minuto 2:48: https://www.youtube.com/watch?v=opZoMIiaIXg). Dicevamo che la scelta dei cori appare scientifica, proprio per il fatto che vi è l'assenza di canzoni anche solo parzialmente votate al sostegno e sembra sia questo uno dei modi adottati dalla Curva per marcare la distanza e mantenere l'aria di contestazione. A sottolineare la scientificità, a un certo punto parte dalla balaustra “sono l'ultras tarantino e amo da sempre due color [...]”, il coro che aveva accompagnato degli importanti picchi di entusiasmo negli scorsi anni e in cui sono presenti parole di sostegno alla squadra, ma dopo pochi secondi si cambia idea e l'invito a cessare il coro viene accolto praticamente subito. Da segnalare che però il contagio trai i presenti nel settore era stato sopra la media di giornata, suggerendo che forse, su questa linea oltranzista, la “massa” non ha proprio un'idea granitica.

Il saluto alla squadra, nonostante la vittoria, procede sulla falsariga della performance di tifo complessiva; i giocatori escono compatti salutando con gli applausi il settore ospiti che risponde con – ormai marchio della contestazione che si protrae da settimane – "tirate fuori i coglioni", che però si leva forse un po' timido dalle gradinate: anche questa è la misura della disaffezione.

Da segnalare, in chiusura, che è stato impedito ai tifosi tarantini l'ingresso di due striscioni che commemoravano due tifosi scomparsi – tra questi anche quello dedicato a Claudio Morabito. Come proviamo a ripetere più volte, ciò che c'è intorno a una squadra di calcio come il Taranto crea rilevanti forme comunitarie – e i gradoni degli stadi sono i loro spazi di espressioni – ed episodi del genere risultano, per usare un eufemismo, miopi e detonano una modica comprensione delle dinamiche socioculturali del tifo calcistico, con decisioni che possono apparire legittimamente provocatorie, soprattutto in riferimento agli intenti di questo specifico caso.
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