Italia-Germania: 4-3, quando l'amicizia incontra il calcio
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foto da ivid.it
Angelica Grippa | 3 Aprile 2020 - 19:18
Italia-Germania 4-3: un film commedia italiano diretto da Andrea Barzini, uscito nelle sale italiane nel 1990. Come è facile capire, il titolo si ispira alla semifinale mondiale di calcio del 1970 in Messico disputata tra Italia e Germania e vinta dagli azzurri. Quattro vecchi amici che si ritrovano in una sera d’estate del ’90 a rivedere la ‘Partita del Secolo’ (cosi denominata) e a rivivere i loro anni più belli, quelli della giovinezza e a ripercorrere tutti i cambiamenti avvenuti dentro di loro e al di fuori di quella stanza. Tra gli interpreti attori del calibro di Massimo Ghini (Federico), Giuseppe Cederna (Antonio), Fabrizio Bentivoglio (Francesco) e Nancy Brilli (Giulia).

Federico, Antonio e Francesco sono i tre protagonisti della pellicola, ex compagni di liceo ma soprattutto insieme nella militanza politica. I tre decidono di fare una rimpatriata per rivedere la semifinale del Campionato mondiale del 1970, ossia la partita Italia-Germania finita 4 a 3, nel film ritrasmessa dalla rai. L’ambientazione del film è una bellissima villa in periferia di proprietà di Giulia, moglie di Francesco.
Federico lavora nel settore pubblicitario oltre ad aver inventato il fortunato slogan ‘Milano da bere’, un personaggio sveglio e inquieto, mentre Antonio si dedica all’insegnamento in una scuola media di periferia. I tre primi fanno una partita nel giardino dell’immensa villa e poi si apprestano a consumare la cena all’interno, con le stesse pietanze consumate in quella sera del 1970.

I tre ricordano tutte le cose del passato, le ripercorrono ma la tensione si percepisce e Giulia decide di non partecipare a questo incontro nonostante le svariate richieste da parte del marito. Ma la suspense arriva al massimo livello quando Federico mette gli occhi su Giulia. E si rompe quando lo stesso pubblicitario si lascia andare ad un lungo sfogo su una vita fatta di corse senza aver mai creato un solo legame importante, e Antonio mostra tutto il suo rancore nei confronti dell’amico, che ha radici profonde. Negli anni 70 infatti Federico aveva nascosto delle bottiglie Molotov nella cantina di Antonio, quest’ultimo scoperto dalla polizia vive un periodo in prigione, ma sopra ogni cosa si ritrova a dover rinunciare per sempre al suo più grande sogno, diventare un magistrato e pubblicare un libro, e per colpa dell’amico si ritrova a fare l’insegnante delle medie. La partita passa in secondo piano, ma i discorsi ripercorrono quegli anni turbolenti della giovinezza dei tre protagonisti, un’atmosfera cupa e pesante fatta di treni persi ed errori commessi. Quando la serenità sembra essere tornata nella stanza tutto ritorna teso, dopo il rientro nella villa, di Giulia con il suo nuovo fidanzato.

La scena finale vede i tre amici che decidono di uscire insieme, Federico, Antonio e Francesco che si siedono al bar che erano soliti frequentare quando erano al liceo, intensa e triste la chiusura. Simbolica questa scena: nonostante i rancori e tutto ciò che ci ha separato, siamo ancora qui, noi scegliamo di essere ancora insieme ancora una volta.
I tre si apprestano a rifugiarsi nel passato, la partita è solo una scusa per scappare dal logorante presente, delle vite che non soddisfano le aspettative. Rimanere legati a quel passato dove tutti i sogni erano vivi, dove ogni cosa era possibile.

I tre scoprono soprattutto grazie ad un match di cui conoscono già il risultato, di poter ricreare i vecchi legami superando ogni astio. L’occasione del match per esaltare il sentimento più bello del mondo ‘l’amicizia’, il calcio e gli uomini  sono un binomio vecchio come il mondo e forte quanto la passione che li lega allo sport più seguito al mondo. Triste, commovente colmo di rimorsi, e appassionato questo film, buono per spunti di riflessione, una storia che entra con impeto nostre stesse vite, bello!.
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