Serra: 'Giocare nel Taranto fu per me un trampolino di lancio'
TARANTO FC | Intervista esclusiva all'ex difensore rossoblù
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Marco Serra, il secondo calciatore tra quelli in alto a partire da sinistra
Angelica Grippa | 12 Dicembre 2019 - 08:00
Oggi ospitiamo ai microfoni di MondoRossoBlù.it l'ex difensore centrale del Taranto, Marco Serra.

Mi parli del suo arrivo a Taranto, perché scelse questa piazza e come le sembrò a primo impatto?

Arrivai a Taranto dal Martina Franca, giocavo in C2. Feci il salto di categoria, che poi è il sogno di tutti i calciatori. Giocando nelle vicinanze qualche osservatore del Taranto mi notò e mi portarono lì l’anno successivo.

Quante stagioni in maglia rossoblù? Un breve resoconto di questa esperienza...
Sono stato tre anni a Taranto ed è stato un periodo davvero positivo: arrivai che erano retrocessi e c’era una nuova società dove l’obiettivo era vincere il campionato subito e arrivare in Serie B, ci riuscimmo; l’anno seguente ci salvammo contro gli spareggi con Campobasso e Lazio, mentre nell’ultima stagione conquistammo una salvezza tranquilla.
  
Quali ruoli ricoprì in campo in queste stagioni?
A quei tempi i difensori ricoprivano due ruoli in campo, lo stopper e il libero, e io li ricoprivo entrambi. Oggi si chiamano centrali difensivi.

Le sue caratteristiche tecniche e quali le sue doti umane in campo?
A livello tecnico ero molto bravo di testa, giocando al centro della difesa. A livello umano lascio agli altri giudicare, è meglio.

I tifosi ricordano con grande affetto del suo calcio di rigore battuto contro l'Inter, quella rete permise al Taranto di vincere quella partita. Mi racconti di quell'episodio...
Una partita di Coppa Italia, pareggiammo e andammo ai rigori contro l’Inter ed io ero fra i rigoristi, mi offrì se qualcuno si rifiutasse di farlo. Pasinato, il nostro mister disse di sì, andai con una certa tranquillità e segnai. Ebbi la fortuna di fare un altro gol contro i nerazzurri sempre in Coppa Italia, anche se questa volta su azione. Sono stato abbastanza fortunato contro l’Inter, e il portiere avversario era sempre Zenga. Calciare un rigore non è mai semplice poi contro l’Inter, ti tremano le gambe.

Ci sono altri match a Taranto che porta nel cuore?
Ricordo tutti i derby, essendo io leccese, soprattutto tutte le partite contro il Bari e il Lecce.

Perché lasciò Taranto?
Non per mia volontà, credo che fu una decisione della società che volle cambiare.

Che cosa rappresentò la parentesi Taranto per la sua carriera calcistica?
Il mio trampolino di lancio dalla serie C1 sino alla B, qui ho fatto il vero salto di qualità nella mia carriera.

Segue ancora il Taranto? Se si cosa pensa di questo campionato.
Si io seguo tutte le squadre in cui ho giocato, faccio il tifo per il Taranto e dispiace vederlo in D. L’ho lasciato che aveva 20.000 spettatori. Ma dico che dopo 3 sconfitte consecutive un problema c’è, se riesci a recuperare è un bene e dico che con la Casertana io ci sono riuscito. Dipende da un insieme di fattori tra cui un pizzico di fortuna.

Cosa fa attualmente? È ancora legato in qualche modo al mondo del calcio?
Quando ho smesso di giocare, in realtà ho continuato un po’ in zona poi per scelta familiare ho deciso di chiudere con il calcio perché mi fu chiesto di rispostarmi da casa e andare in giro per l’Italia.
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