Taranto, le tappe della crisi
CRISI TARANTO | Dai grandi propositi alle dimissioni di Giove, i perché di una clamorosa involuzione
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Roberto Orlando | 1 Dicembre 2019 - 20:37
La stagione era iniziata alla grande, con propositi di grandezza e promozione in serie C. Per sostenere questo progetto arriva il guru delle promozioni, il tecnico biscegliese Nicola Ragno e, insieme a lui il nuovo DS, Franco Sgrona. Si cerca di sopperire alle mancanze dell’anno scorso, da un allenatore esperto ad un Direttore Sportivo, figura assente lo scorso campionato. Giove presenta con orgoglio il nuovo staff e il primo colpo di mercato, Giuseppe Genchi. Dopo di che da il via alla campagna acquisti, confermando D’Agostino, Oggiano, Manzo, Lanzolla, Favetta e Croce. Arrivano pezzi da novanta, come Guaita, Allegrini e Benvenga, si riconfermano anche gli under Ferrara e Pelliccia, che avevano ben figurato l’anno scorso. Tutto secondo copione, se si pensa che la società ha un unico obiettivo, quello di vincere il campionato.

Si parte per il ritiro e si lavora per plasmare il Taranto che deve vincere il campionato, ma le sorprese sono dietro l’angolo: la prima all’esordio contro il Brindisi, uno 0-1 che lascia perplessi i tifosi. Una sconfitta ci può stare, seguono tre vittorie consecutive buone per il morale ma non per lo spettacolo. Ragno non è mai stato un allenatore che predilige il calcio champagne, ma la squadra riesce a raccogliere punti. Segue il black out: sconfitte contro Sorrento in casa e Foggia in trasferta. La squadra non c’è, i tifosi mugugnano per il mancato gioco e il centellinato impiego di giocatori come D’Agostino e Oggiano, relegati ai margini da Ragno. Bitonto è il capolinea di Ragno: la squadra gioca 23 minuti dopo di che si spegne. Game over per il tecnico che ha vinto dieci campionati in venti anni e spazio al redivivo Panarelli. Parte la contestazione degli ultras, verso la squadra e verso la società rea, a loro dire, di incompetenza nella gestione di tutti gli aspetti del Taranto FC.

Quattro vittorie consecutive, le nubi nere di tempesta sembrano passate: Genchi è tornato il bomber che Taranto conosceva, D’Agostino, ispiratissimo, guida la squadra, Oggiano è un fulmine di guerra. Bitonto ad una sola lunghezza (con una gara in meno) e campionato raddrizzato. Sicuri? Macché, basta un diluvio (metereologicamente parlando) per affossare i rossoblù: il Gravina allo Iacovone prende a pallate il Taranto, ridimensionandolo nei propositi e come squadra. Non gira più nessuno: Genchi irriconoscibile, D’Agostino sparito, Oggiano perso sull’esterno del campo. Casualità? Forse, ma la squadra di Panarelli mostra nuovamente i limiti ampiamente visti la passata stagione e si ridimensiona. Nel frattempo Bitonto e Foggia non perdono un colpo, da vere capolista. E non cessa neanche la contestazione.

Il dopo Gravina è uno stillicidio: a Taranto non si può perdere una partita che subito si pensa a male, e il pensiero di MondoRossoBlù.it è racchiuso nell’esaustivo articolo di Michele Dentico. A Fasano quello che non ti aspetti, il Taranto gioca un tempo e nel secondo viene punito nuovamente come sette giorni prima. Gli avversari prendono le misure al gioco di Panarelli e infilano Sposito due volte, anche se potevano essere anche di più. In sala stampa ennesimo deleterio silenzio della squadra, dopo un’oretta la notizia delle dimissioni del Presidente Giove.

Ma che senso hanno le dimissioni del presidente? Una forma di protesta? E nei confronti di chi, visto che è lui l’Amministratore Unico, quello che mette i soldi e comanda? È una presa di coscienza che la barca è alla deriva? Ma il timone chi lo governa, se non lui? Un gesto che deve sensibilizzare le coscienze di chi? Dei giocatori? Dell’ambiente societario? Di certo non del resto del mondo che circola intorno alla società: Giove ha chiesto unità dall’ambiente e l’ha ottenuta, ma adesso nascondersi dietro il silenzio e le dimissioni non ha senso. Chiarezza sempre, chiarezza prima di tutto. Occorre smantellare? Basta dirlo. Si raddoppia? Perfetto, avrà tutti dalla sua parte. 6 punti non sono una enormità, ma devono essere chiari gli intenti, ma soprattutto: i giocatori devono fare la loro parte e anche se siamo in un campionato dilettantistico la professionalità non deve mai mancare. Per rispetto della maglia, dei loro contratti, dei tifosi, che anche oggi erano li a Fasano. Chi non se la sente può preparare le valige, domattina il mercato è aperto.
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