Il tifoso, l'arbitro e il calciatore: la comicità all'italiana
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Angelica Grippa | 28 Novembre 2019 - 14:00
“Dopotutto, ne saremmo stati in 20.000, loro parevano du' milioni: mazze, tamburi budi bu, triccheballacche, mortaletti, sirene... ce mancavano solo i paracadutisti…”

Il tifoso, l’arbitro e il calciatore: è un film comico di Pier Francesco Pingitore del 1982 interpretato da veri maestri della commedia anni ’80, come Alvaro Vitali, Enzo Cannavale e Pippo Franco. Ancora una pellicola riuscita dove il calcio incontra il lato leggero del cinema, un sodalizio ben riuscito sul territorio italico quello calcio-commedia. Il film si divide in due episodi distinti: il primo intitolato l’arbitro e il calciatore mentre il secondo il tifoso.

Il protagonista della prima parte del film è Alvaro Presutti, che nella vita fa l’usciere ma è anche un arbitro rigido e professionale, conosciuto da tutti per la sua inflessibilità e soprattutto destinatario di vari insulti da parte del pubblico; inoltre è famoso per sedare le dispute tra calciatori in modo violento, addirittura con delle testate. Un giorno, dopo una partita da lui diretta, tornando a casa riceve un pacco anonimo che contiene una videocassetta con annessa cartolina che sembrano testimoniare una probabile relazione di sua moglie con l’attaccante della Juventus Walter Grass. A questo punto Presutti medita la vendetta e sfruttando le conoscenze che il suo amico Sposito ha con la Federazione, riesce a farsi assegnare come direttore di gara al match Juventus-Fiorentina, dove cercherà in ogni modo di sabotare Grass, arrivando addirittura ad espellerlo, fingendo di aver ricevuto un’aggressione alla fine della gara. A questo punto l’arbitro viene ricoverato per trauma cranico ma arriva la sorpresa: ricevendo una visita all’ospedale da Grass viene a sapere da una sua diretta confessione che è omosessuale, scoprendo che quella videocassetta era solo un tentativo per aumentare la gelosia coniugale ma soprattutto per pilotare il risultato del match. A questo punto Alvaro si confida anche con la moglie, che gli confessa il nome del vero colpevole dell’accaduto, ossia Sposito che ha fatto tutto questo per poter vincere al Totonero una grandissima somma di denaro. Scatta l’ennesima vendetta di Presutti, con una scusa attira l’amico Sposito in casa e lo fa sodomizzare dal calciatore.

Nella seconda parte del film il protagonista è un tifoso romanista di nome Amedeo, cui padre è il titolare di un bar chiamato Forza Lupi ed è innamorato di Patrizia. Amedeo lavora nell’azienda del suocero, il commentator Pecorazzi, grandissimo tifoso laziale, il ragazzo per far piacere al suo titolare deve fingersi tifoso biancoceleste. Amedeo vive una serie di situazioni difficili per non farsi scoprire dal padre che soffre di una cardiopatia e nemmeno da suocero che altrimenti lo licenzierebbe all’istante, allontanandolo anche dalla figlia. Nell’ultima parte del film il ragazzo tenta di declinare l’invito al derby romano, ma si ritrova costretto ad accettare: tenta di essere presente sia in Curva Nord che in Curva Sud e per allontanarsi inventa la scusa dei problemi intestinali. Ma alla fine verrà scoperto e picchiato dai tifosi presenti sugli spalti, solo Patrizia lo salverà. Nell’ultima scena i due innamorati discutono di un probabile figlio e sulla possibilità di battezzarlo giallorosso o biancoceleste, arrivando alla conclusione che solo due gemelli potrebbero mettere tutti d’accordo.

Il regista sceglie un tema di facile approccio, conoscendo la grande passione che lega l’Italia tutta al calcio. Lo sport vero e proprio non è mai protagonista della pellicola, ma lo sono il tifo, le dispute e le situazioni comiche che si vengono a creare.

Tra i due episodi il secondo è sicuramente quella parte del film che alza il livello, Pippo Franco si dedica alla sua passione preferita quella di far divertire gli spettatori, un vero maestro della comicità. La parte del derby è la migliore in assoluto, una vera antologia del genere.

Il binomio calcio-cinema non ha sempre avuto grande successo, anzi, ma unirla ai luoghi comuni e alla comicità ha prodotto i più grandi successi di questo genere. Pingitore deve molte a due maestri della comicità che fanno di un film con una trama semplice, una pellicola davvero divertente.
Ma il regista da buon esperto qual è usa varie espressioni e figure tipiche dell’ambiente calcistico italiano, così come parole usate tipicamente dalle frange della tifoserie. È proprio la descrizione di ciò che gli spettatori amano e vivono nel quotidiano il segreto vero e proprio della comicità di questo film. Ancora un esperimento di calcio, cinema e risate riuscito.
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