Messi, l'uomo che ha dribblato anche il destino
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foto da golditacco.it
Angelica Grippa | 31 Marzo 2020 - 19:07
“L’uomo che ha dribblato anche il destino”
a Lionel

Messi, storia di un campione: è un film documentario biografico del 2014 sulla vita e carriera di uno dei più straordinari talenti che il calcio ha mai conosciuto, Lionel Messi. Un insieme di testimonianze di chi gli è stato vicino, tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare e quei problemi fisici che potevano rappresentare dei limiti per la sua carriera, l’infanzia in Argentina. Ma sopra ogni cosa l’arrivo a Barcellona: la descrizione di quel momento in cui cambiò per sempre la sua vita e decise il suo destino per sempre. Ricostruire tutto e creare una trama non è semplice, ma Alex De La Iglesia come in un racconto espone l’avventura della ‘Pulce’.

Lionel Messi con la sua nazionale è stato vicecampione del mondo nel 2014 e ha vinto la medaglia d’oro con la nazionale olimpica a pechino nel 2008. Ha vinto 5 palloni d’oro e ritenuto uno dei calciatori più prolifici e forti di tutti i tempi.

Girato tra Buenos Aires, Rosario e Barcellona, il documentario alterna momenti dell’infanzia in Argentina del campione con materiale d’archivio, con interventi di ex allenatori e calciatori come Cèsar Luis Menotti, Diego Armando Maradona e Johan Cruiff, ma a parlare sono anche giornalisti argentini e spagnoli, e le testimonianze dei suoi compagni di squadra che parlano dei momenti di gloria vissuti insieme e quelli difficili. Intervengono nella pellicola Mascherano, Piquè, Pinto e Iniesta. Una testimonianza persino dell’endocrinologo che lo ha curato, e i rappresentanti della società del Barcellona che esaltano il loro talento.

Immancabile il paragone con l’altro argentino della storia, Diego Maradona che dagli albori della sua carriera gli è stato accostato per la straordinaria somiglianza tecnica, così come è impossibile non notare che i due talenti caratterialmente sono opposti. Ma in questo lungo momento della pellicola si discute anche della mancata vittoria della Coppa Del Mondo e soprattutto delle accuse che lo perseguitano di scarsa argentinità, che ha portato alla pulce non pochi problemi in campo. Bellissime le ricostruzioni della sua infanzia: il rapporto speciale con la nonna e che ricorda baciando il cielo ad ogni sua rete, e la lotta contro i deficit fisici. C’è spazio anche per il romanticismo, l’amore della vita di Messi che ha finito per sposare proprio la prima bambina di cui si è innamorato. Non poteva nemmeno mancare il confronto con il suo riva le di sempre, Cristiano Ronaldo, denigrato nella pellicola, ma comprendiamo la scelta di voler dare maggior enfasi al talento argentino.

Da anni seguiamo le avventure calcistiche di un talento smisurato e sappiamo anche che la riservatezza sul privato e selle emozioni di Lionel è assoluto, per questo il regista decide di far parlare le immagini piuttosto che il protagonista di questa storia.

Se si può muovere una critica all’operato di De Iglesia, dico che avrebbe dovuto lasciare più spazio alle magie in campo del furoiclasse,  più enfasi al suo talento e meno ai pensieri dei compagni e di tutti quelli che lo hanno conosciuto. Sarebbe bastato un dribbling in una finale o un qualsiasi trofeo, di tutti quelli conquistati dal 5 volte pallone d’oro, per emozionare il pubblico che quando sceglie di vedere un film come questo si aspetta la narrazione biografica, ma più di ogni cosa si aspetta il calcio, perché è proprio lo sport più amato al mondo ad avergli regalato una seconda vita, e che vita!


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