Per il futuro del Taranto, per il futuro di Taranto
LE VOCI DI MRB.IT | dalla rubrica 'Il colombo osservatore'
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Carlo Esposito | 6 Novembre 2019 - 11:00
Se da un certo verso si fa fatica ad accettare la serie D, che continua ad essere, ahinoi, la categoria del Taranto da quasi un decennio, di contro non possiamo che iniziare qualsivoglia riflessione premettendo che, purtroppo, è questa la nostra dimensione calcistica. Ogni altra valutazione, espressa più di pancia e di cuore che di testa, lascia il tempo che trova.

Si fa fatica a parlare di calcio in questi giorni, giorni tragici e per certi versi epocali per il destino della nostra città, messa ancora una volta alle corde dal binomio Stato-Acciaio che proprio nelle ultime ore forse vedrà delinearsi parte del suo futuro economico e sociale.
E non possiamo prescindere anche questa volta, per l’ennesima volta, dal coinvolgere i protagonisti domenicali su queste tematiche che riguardano non solo i cittadini di Taranto ma tutto quello che alla città riporta, riporta e trascina, in tutte le sue sfaccettature.

Quando si parla di difendere i colori e di onorare la maglia, non lo si fa solo per dipingere di rossoblu qualche articolo di testata, qualche riga di giornale, ma per redistribuire la responsabilità, per condividere un sentiero comune, coinvolgere le parti, sensibilizzare chi ancora non è pronto, non è attento, magari disinteressato.

Non ci si può limitare a soffermarsi soltanto ai 90 minuti domenicali, seppur restituiscano finalmente un po’ di serenità. Si, perché Panarelli e Triuzzi, come una panacea, allentano la tensione, coinvolgono, stimolano e imprimono forza e dialogo calcistico. Ovvio dire che siamo ancora al 60%, banale sottolineare quanto ancora in difesa sia necessario oliare meccanismi più o meno conosciuti, registrare movimenti fisici e mentali.
Ma le basi di ri...partenza ci sono. Si vedono. Convincono. E anche se sugli spalti, giustamente, la nervatura non sembra essere passata, è emblematico come si risponda “presente” tutti insieme, partendo da un D’Agostino “incredibilmente” (se si pensa a 3 settimane fa) e completamente ristabilito, passando per i due esterni svincolati da compiti “assolutamente” difensivi e terminando con una difesa che comunque, nelle ultime 2 partite incassa solo 1 gol.
E’ certamente un Taranto più sereno e più unito, a confermare il detto che recita “vincere, aiuta a vincere”.
E’ certamente un lavoro che può essere solo che migliorato nelle giornate a venire. E in tutto questo non si può non strizzare l’occhio alle parole del Mister, ma quelle dell’anno scorso, quando in sala stampa più e più volte alzava la voce, commentava e in prima persona prendeva posizione su quanto un campo B efficiente avrebbe portato giovamento alla squadra, muscolare, fisico e psicologico; a quanto un campo curato e un terreno di gioco da categoria superiore, avrebbe aumentato la qualità delle giocate, la fluidità di manovra.
Ebbene, per uno strano gioco del destino, la “semina di parole” e propositi di Luigi Panarelli, sembra aver trovato “terreno fertile”, proprio nella stagione che lo vedeva fuori dai giochi: la vita per certi versi è proprio incredibile!

Ma questo non basta, non ancora, non del tutto. Non basta al campionato, che ci vede comunque rincorrere il Bitonto e il Foggia ormai venute fuori dal gruppo delle “sorprese”; non basta al Taranto, costretto ad infilare prestazione in ciclostile per rosicchiare punti; non basta ai tifosi, ormai diffidenti ed esperti di scene già viste, rincorse intraprese e pive nel sacco.

Non basta perché Taranto è ormai “una carta sporca”, come recitava Pino Daniele, che nessuno sembra voler giocare mai, nè comunque mai pienamente. Una città di doppiogiochisti, di voltagabbana, di parole, parole e parole. Una città che ancora una volta si trova a lottare in solitaria non soltanto contro il suo stesso futuro, ma anche contro il futuro “nazionale”.
Città, cittadini, territorio e cultura sacrificati per il bene comune, degli altri. Marginalmente per il proprio. Una comunità devota alla religione, ma con “uomini di fede” distanti dalle necessità vive, tangibili, sofferte. Un popolo con le verande colme di promesse e i balconi pieni di minerale.

Gente che la domenica ritrova la sua identità in una casacca rossoblu, alla conquista del rispetto ceduto, della dignità persa, di un ambiente svenduto, attraverso 11 calciatori che (non per colpa loro) mai avranno cognizione di cosa possa rappresentare quello “straccio” che portano addosso...di più, di più, di più...

Non basta, ancora non basta.
I fantasmi sono tutti lì, come le notizie al telegiornale e il patema in ogni battito.
Abbiamo bisogno di rialzare la testa, Madre mia, quanto ne abbiamo bisogno.

Vincere, convincere, stravincere.

Per il futuro del Taranto
Per il futuro di Taranto.
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