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LE VOCI DI MRB.IT | L'analisi tecnica della gara Gelbison-Taranto
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Luigi Boccadamo | 5 Novembre 2019 - 10:00
Guardando il blasone delle due compagini verrebbe da dire non c’è paragone, ma in realtà il campo emette sempre le sue verità che spesso non coincidono con chiacchere da bar. Analizzando le prestazioni del Taranto sui campi in sintetico non bisogna mai trascurare il fatto che ci possono essere delle difficoltà oggettive legate alla poca abitudine della squadra ad allenarsi su manti artificiali, ovviamente si spera che a breve la disponibilità dello Iacovone B possa colmare questo aspetto.

La scelta di Panarelli nell’11 iniziale vede quale punta centrale Genchi al posto di Favetta (comprensibile per il fatto che un grande giocatore come Genchi non possa rimanere troppo in panca). A mio modesto parere , per una questione di caratteristiche tecniche nel ruolo di punta nel modulo 4231, il più adatto al momento resta Favetta in quanto assicura una maggiore profondità alla squadra. Lui è capace di fare reparto da solo perché non disdegna lo scontro fisico e soprattutto viene in contro al portatore ed assicura l’appoggio spalle alla porta, mentre Genchi ama più defilarsi su un esterno venendo spesso a ricevere palla per poi orientare il controllo ed attaccare la profondità palla al piede, tale atteggiamento finisce con annullare gli inserimenti degli esterni alti, che invece dovrebbero essere lanciati in profondità con verticalizzazioni immediate che premino il movimento sul taglio o il fuori dentro alle spalle degli avversari diretti.

Venendo nello specifico alla partita possiamo dire: un primo tempo nel quale le squadre si studiano e si alternano nella gestione della palla, producendo entrambe delle buone trame di gioco con la differenza, che il Taranto provava più a verticalizzare come è successo nell’azione del goal (con tre tocchi in verticale e cambio gioco sull’inserimento dell’esterno opposto alla fase di gioco si è riusciti a mettere Oggiano da solo davanti al portiere avversario), mentre la Gelbison ricercava più un possesso su linee orizzontali o nella fase centrale del campo. Non a caso durante tutta la gara le azioni pericolose della squadra di casa si sono concretizzate nell’asse centrale del campo e quasi mai sulle fasce molto ben presidiate da Ferrara e Pelliccia.

Il secondo tempo invece ci ha mostrato una partita diversa, nella quale le due squadre si sono alternate nel predominio territoriale, molto bene i primi 14 minuti del Taranto che ha alzato il proprio baricentro andando a pressare nella metà campo della Gelbison e producendo un controllo quasi completo del possesso palla. Dopo il primo cambio, forse a causa del cambio modulo dal 4-2-3-1 al 4-4-2, si è pagata per qualche minuto la ricerca della misure corrette tra i reparti ed inevitabilmente si è persa un po’ di profondità. La conseguenza è stata una fase centrale del secondo tempo dove la squadra di casa è riuscita a guadagnare terreno, arrivando a rendersi anche pericolosa in qualche circostanza. Nonostante questo momento ho apprezzato l’atteggiamento adottato dal tecnico del Taranto, che ha modificato ulteriormente il proprio assetto tattico reinserendo anche un'altra punta ed un palleggiatore a metà campo ed è riuscito a riprendere in mano il pallino di gioco. In questa fase con un po’ di cattiveria in più , e si sarebbe potuta chiudere la disputa. Inevitabilmente quando non si raddoppia e si tiene aperta la gara fino all’ultimo, ci sta l’arrembaggio finale della squadra di casa che come è successo domenica finisce col creare quelle palle goal che potevano costare il pareggio.

Sicuramente per quanto visto si conferma il fatto che: la Gelbison è squadra ben disposta in campo e capace di difendersi molto bene, lasciando pochi spazi agli avversari, ed il fatto di aver perso in casa fin qui solo contro il Taranto ne è prova tangibile. Quindi possiamo tranquillamente dire che abbiamo vinto una partita complicata su un terreno difficile. Sicuramente bisognerà continuare a lavorare per migliorare ancora, solo così si arriverà ad avere quell’autorevolezza necessaria per chiudere prima questo tipo di gare senza dover soffrire fino all’ultimo minuto.
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