Taranto, questo è lo spirito
LE VOCI DI MRB.IT | Gli uomini di Panarelli si calano alla perfezione nella mentalità del campionato
Roberto Orlando Tutte le News
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foto Luca Barone
Roberto Orlando | 5 Novembre 2019 - 08:03
Togliamoci definitivamente dalla testa che “noi siamo il Taranto” e chissà quale aurea di nobiltà perduta debba darci un vantaggio rispetto agli avversari, oppure che ogni partita debba finire 6-0 per i delfini. Forse questo discorso lo può fare il Palermo, che ha mezzi incredibili e che sta schiacciando gli avversari, in casa ed in trasferta; l’esempio rosanero è quello di una realtà che al primo anno di dilettanti sta cercando di togliersi dal pantano, con un background esperienziale sicuramente di livello superiore, che permette di avere a disposizione logistica e prassi consolidate da anni di serie A e B.

Non dovremmo soffrire così contro una squadra che non sappiamo neanche dove si trova sulla cartina geografica”; non ce ne voglia la splendida comunità cilentana, ma queste frasi di pancia riempiono i discorsi dei tifosi perché troppo spesso negli anni a Taranto ci si è sentiti superiori ad altre piazze. Sicuramente la comunità tarantina lo è per potenzialità, ma la storia lascia il tempo che trova e la parte della “Contessa miseria”, la nobile decaduta, non è la migliore da recitare. Mister Panarelli sembra aver capito cosa bisogna fare per dire la propria in questo campionato e sembra stia riuscendo a far recitare ai suoi attori il giusto ruolo.

Occorre sporcarsi le mani, si, occorre anche soffrire contro una squadra di cui abbiamo sempre il dubbio su come si pronuncia e se usare l’articolo maschile o femminile (la Gelbison o il Gelbison?), entrare nella realtà delle cose e lottare palla su palla, metro su metro, soffrendo e lottando con i denti per portare a casa i tre punti. Non è disdicevole, non è vergognoso, non è umiliante: è così che si vincono i campionati. Con l’umiltà e la fatica, anche (e soprattutto) contro le cosiddette “squadrette”, non perché “noi siamo il Taranto e abbiamo fatto la serie B e voi chi cacchio siete”. Domenica a Vallo della Lucania il Taranto ha recitato questa parte con grande diligenza e tenacia, supportata proprio dal Panarelli-pensiero: pressing alto, palla lunga quando serve, inventiva dei singoli (dribbling, intuito, piede), tanta corsa e rispetto dell’avversario. Ricetta semplice, da utilizzare ogni domenica.

Eppure il Taranto non ha espresso tutto il suo potenziale, la squadra non è stata padrona e dominatrice del campo; per ciò che si è visto a Vallo va bene così. Il Panarelli-bis è iniziato da poco più di due settimane e già risultati e mentalità si sono visti. Adesso occorre riprendere la strada della crescita, della continuità, della migliore padronanza dei propri mezzi: solo così si potrà dire la propria in un campionato che già fa intuire chi saranno i protagonisti per la vittoria finale. Il Taranto deve far valere in primis la sua forza sul campo e possiamo sicuramente infondere fiducia nel suo tecnico e nei suoi uomini.
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