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LE VOCI DI MRB.IT | 'La tribù della domenica', dalla rubrica di Michele Dentico
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Michele Dentico | 4 Novembre 2019 - 18:58
Nonostante l'allerta arancione diramata dalla protezione civile sulla Campania, sono quasi 200 al seguito del Taranto allo stadio Morra di Vallo della Lucania. I tifosi vallesi sono pressoché dello stesso numero, di cui una decina sistemati sul lato destro della tribunetta, posizionati dietro una pezza essenziale che, su uno sfondo rossoblù, presenta la scritta “Ultras Vallo”. Non li sentiremo mai: è l'ennesima domenica di trasferta in cui il Taranto gioca in casa.

La tifoseria del Taranto ormai si pronuncia in una sola direzione e attraverso la pratica di tifo continua ad enunciare chiaramente il suo essere stanca: di queste trasferte, di questi avversari, di questi paesi, di questi stadi. I tarantini al seguito accolgono l'ingresso in campo delle squadre con lo stesso striscione esposto domenica scorsa in Curva Nord: “Giocatori senza attributi, società incompetente, più rispetto per il Taranto e la sua gente”. I cori per la prima mezz'ora sono “fedeli alla linea” tracciata da qualche settimana: si inizia con un “tirate fuori i c*******” seguito da un “meritiamo di più” scandito per diversi minuti. Come ricordato anche dai tifosi presenti al Selva di Fasano mercoledì per la sfida di coppa Italia, appare chiaro che per la tifoseria i “bonus” sono finiti, nessuno escluso.

Il modo parzialmente frammentato con cui i tifosi occupano il settore si spiega con il fatto che ogni gruppo si posiziona dietro o intorno alla sua pezza – fattore che non può non incidere sulla pratica di tifo. Se qualche anno fa in trasferta questo aspetto non emergeva perché veniva esposto un solo, unico grande striscione “Curva Nord Taranto” (portato a turno dai gruppi organizzati) dietro al quale si assiepavano tutti i tifosi al seguito, adesso invece appare una frammentazione, anche perché a seguire il Taranto in queste trasferte sono per la maggior parte gli appartenenti ai gruppi. I biglietti venduti per il settore ospiti del Morra sono stati infatti poco meno della metà: la presenza dei “cani sciolti” avrebbe mitigato questa prospettiva, che viene infatti completamente narcotizzata in occasione degli esodi.

Nel secondo tempo, complice la prova determinata degli undici in campo, il tifo si fa incessante. In particolare per quasi una decina di minuti ininterrotti si intona, sulle note dei I Maschi di Gianna Nannini: “Per quelli innamorati come noi, per quelli che non molleranno mai, contro diffide e repressioni, continueremo a sostenere il nostro amor” (elemento che torna anche nel consueto report dei TarantoSupporters (leggi qui). Si tratta di un coro che menziona anche la questione – nelle ultime settimane tornata di attualità – delle diffide e della repressione. Dobbiamo necessariamente considerare che i cori non si propagano per caso durante una partita, ma questo è frutto anche della contingenza del momento. Infatti i cori vengono cantati a partire dalle indicazioni dei lanciacori, ma la loro propagazione e la loro affermazione durante la pratica di tifo non è una questione non casuale né causale.

Si tratta quindi di una questione d'amore? Prendendo per buona questa ipotesi, come sottolineavano alcuni semiologi, non c'è niente di più ideologico dell'amore: si infatua dei tratti positivi per narcotizzare quelli negativi. Ma solo un osservatore disattento potrebbe relegare il senso dei tifosi del Taranto al mero amore per la propria squadra. Le modalità piuttosto critiche con cui la pratica di tifo si esprime nelle ultime settimane – e la disaffezione che coinvolge la tifoseria negli ultimi anni – suggerirebbe che si tratti di qualcosa di più. Si tratta allora di amore per sé stessi per quello che si (pensa di) rappresenta(re)? Forse. Ma anche è il segno di una distanza tra quello che accade in campo e quello che accade sugli spalti – a fine partita si saluta la squadra intonando nuovamente “tirate fuori i c*******” –, con quest'ultimo che forse mai come oggi diventa una questione di autorappresentazione. Non si tratta necessariamente di un aspetto negativo: è, intanto, il modo con cui circa duecento persone danno senso a una pratica per la quale - è bene ricordarlo - vengono spesi tempo, soldi ed energie.

Intanto però sembra che la squadra stia iniziando a comprendere questa dinamica ed è sicuramente un dato interessante. Infatti Oggiano, il match-winner, a fine partita dedica il gol proprio ai tifosi che “ci spronano anche se con parole pesanti”. Come sostenevamo in un intervento della settimana scorsa, queste caratteristiche della tifoseria tarantina possono essere infatti “convertiti” da fattore di nervosismo a elemento di sostegno. Entrando nei panni dei tifosi, non possiamo che augurarci che lo si capisca – a più livelli – il più presto possibile.

Stanchi di questi stadi, si diceva. Eppure sforzandosi di trovare qualcosa di interessante nello stadio di Vallo, il settore ospiti (in foto) rimandava (almeno nell'immaginario di chi scrive!) all'immaginario un po' british, degli stadietti di Vanarama Conference, la quinta categoria inglese. Da segnalare a riguardo anche un altro aspetto: all'altezza dei gradoni, una parte della lamiera della tettoia che cingeva gli spalti viene “risemantizzata” da alcuni tifosi: sbattendoci le mani viene utilizzata come un tamburo, aumentando l'intensità del tifo e la partecipazione dei presenti. Presentava in più punti segni di sfondamento, suggerendo così che questa nuova interpretazione d'uso fosse già stata inventata precedentemente da altre tifoserie ospiti al Morra.

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