Il maledetto United, quando i valori dello sport vincono su tutto
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foto da netflix.lovers.it
Angelica Grippa | 27 Marzo 2020 - 19:07
Tempo di lettura: 3 minuti e 17 secondi
‘Brian: Il calcio è un gioco davvero meraviglioso, Austin, e deve essere giocato meravigliosamente.’

Il maledetto United: film del 2009, diretto da Tom Hooper, e tratto dal libro di David Peace, edito anche in Italia. La pellicola descrive con cura e attenzione il profilo di una delle figure più controverse della storia del calcio britannico. Un film che non tratta solo di calcio, ma per lo più descrive una vicenda personale, una lotta per un ideale che va oltre il calcio. Un uomo che vuole ristabilire i valori dello sport e della vita, che i rivali antisportivi hanno totalmente cancellato dal campo e dalle loro esistenze.

La nazionale inglese fallisce la qualificazione ai mondiali, così l’allenatore Alf Ramsey viene sostituito dal tecnico Don Revie, a sua volta ex mister del Leeds. A questo punto è proprio il protagonista, Brian Clough a sedere sulla prestigiosa panchina del Leeds United. Prima di queste scelte, Clough e Revie si erano trovati ad essere dei rivali, poiché il nostro protagonista, aveva fatto uscire il Derby County dalla 2° divisione, sino a fargli vincere il campionato proprio contro il Leeds di Revie. A questo punto: come riuscire a strappare una squadra (LEEDS) così legata nel gioco e nella mentalità al precedente coach?

Brian Clough, ex calciatore di Middlesbrough e Sunderland, ha accettato questo prestigioso incarico, me nel profondo prova un profondo odio per questo nuovo ambiente che rappresenta tutto ciò che non ha mai scelto per la sua carriera. Ritrova un gruppo che basa tutto sul gioco fisico, su un atteggiamento di sfida, falli e comportamenti scorretti dentro e fuori dal campo. Clough lascerà per strada anche il suo fedele assistente Peter Thomas Tylor, che non ha voluto cambiare strada, rimanendo fedele a se stesso e a quegli ideali che precedentemente condividevano, così si siede sulla panchina del Brighton.
La missione di Clough è ostica, complessa: trasformare i calciatori del Leeds da sportivi scorretti e primedonne, a sportivi onesti e votati al gioco, e tutto in soli 44 giorni. Un obiettivo che richiede un lavoro costante e psicologico, ma soprattutto prevede un duro lavoro su stessi per non soccombere. Clough dovrà guardare e affrontare le sue paure, le insicurezze che lo porteranno in breve tempo alle dipendenze da alcool e tabacco. Ma questa è anche la storia di un grandioso talento, un uomo dotato di grandi capacità come tecnico ma tormentato nel profondo, una sensibilità spiccata e un’armatura.

Brian è forte, sicuro di sé, a tratti arrogante, ma si conquista scena dopo scena la fiducia degli spettatori. Se da una parte ha un atteggiamento superbo, dall’altra non gli si può non riconoscere che si fa paladino dei valori di sportività e fair-play che mancano del tutto nel nuovo ambiente in cui si trova a lavorare. La sua ossessione di ristabilire la giustizia sportiva passa per tante vicende, ma i suoi rivali rappresentano di sicuro l’altra parte, quella scorrettezza e antisportività che va condannata anche nel calcio moderno. L’antica rivalità: il dualismo tra sportivo e antisportivo senza tempo.

Conclusione:
Una storia narrata con una tale intensità da arrivare ai titoli di coda senza mai far calare l’attenzione, una descrizione del profilo psicologico del protagonista e dei suoi avversari, fatta con scrupolo e precisione. Un film su calcio che non parla solo di calcio, ancora una volta il protagonista è il binomio calcio-valori, ma soprattutto riuscito. Ancora una volta lo sport si fa promotore di quegli insegnamenti,  che grazie al calcio, uno sport così seguito, possono essere seminati dalle coscienze dei più piccoli. Un esperimento cinematografico a mio parere riuscito, con stile e realismo.


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