Chi parla troppo… chi sparla e… chi non parla proprio!
LE VOCI DI MRB.IT | Il 'colombo osservatore' dalla rubrica di Carlo Esposito
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Carlo Esposito | 9 Ottobre 2019 - 10:00
Parole, parole, parole…recitava la famosissima canzone di Mina.

Per iniziare, mi preme ritornare sulla vicenda stucchevole e antipatica di giorno 4 ultimo scorso, giorno in cui si è scomodata (incredibile ma vero…) l’emittente televisiva regionale Telenorba, nella persona di Enzo Magistà, il quale, in un editoriale ad personam, criticando il passaggio di Benedetta Pilato al Circolo Aniene di Roma, bacchetta pesantemente il padre della giovane nuotatrice nostrana. Ora, fermo restando che si parla di una ragazza di 14 anni, fermo restando che la famiglia di Benedetta svolge sicuramente nel migliore dei modi il ruolo genitoriale, assodato che saprà bene il papà di Benedetta quali possano essere le scelte migliori per la figlia (in virtù e al netto di tutte le possibilità presenti e future), non riusciamo a comprendere da quale pulpito proprio l’emittente filobarese, si interessi così tanto di una atleta jonica e del suo futuro, quando, in genere, il nostro territorio, le nostre problematiche, le nostre vicissitudini non vengono poste all’attenzione di un editoriale, se non in casi eccezionali. Nessuna polemica per la carità, ma addurre che Benedetta si allenerà nelle strutture pugliesi facendo arricchire esclusivamente le bacheche dei trofei romani, beh, sembra campanilismo spicciolo, lo stesso a cui si fa riferimento quando nello stesso editoriale si parla di industrie che sfruttano le risorse del territorio lasciando a noi il minimo per sopravvivere e portandosi via la ricchezza. Che l’emittente barese concentrasse tutti i propri mezzi e l’orgoglio pugliese tanto decantato, nel continuare a tenere vivo l’interesse dell’opinione pubblica su ciò che quotidianamente sono costretti a sopportare i cittadini del rione Tamburi e di Statte, i bambini della città di Taranto, costretti a fare i conti con un impianto siderurgico che sputa veleno 24 ore su 24, stabilendo record su record di inquinamento, meglio e più di Benedetta, ai quali genitori nessuno, neanche l’intera cittadinanza del capoluogo di Regione, può insegnare il modo migliore di occuparsi della crescita morale e professionale della figlia.

Quando si dice “parlare troppo”!!!


Tornando al derby giocato allo Zaccheria, abbiamo la possibilità di assistere a 2 incontri:
quello in campo, che ha visto il Taranto assolutamente non demeritare, sfiorando il colpaccio in più occasioni nel primo tempo, salvo poi dover cercare di non prenderle nel secondo, quando, per colpa di una situazione “non documentabile visivamente”, la squadra jonica si è ritrovata a dover giocare in 10 per l’espulsione del difensore Manzo reo di aver risposto alle provocazioni del noto Ninni Corda, allenatore del Foggia, che con una naturalezza disarmante, in sala stampa, prima afferma che per lui “allo scadere del 95esimo la partita finisce lì” e subito dopo sentenzia che “tra me e Manzo c’erano vecchie ruggini da Como Mantova”. Ogni tanto mettere in ordine le idee per non cadere nel ridicolo, costa poco…  
quello nei corridoi nel dopo gara, allorquando il fumantino presidente “sardo” del Foggia, Roberto Felleca, non ci va tanto leggero contro il presidente Giove (colpevole di una presunta minaccia “territoriale” nei confronti di Corda), prima invitandolo con estrema eleganza francese ad accomodarsi sul torpedone in direzione Taranto e successivamente, in sala stampa, asserendo che “forse a Brindisi si porterà quattro scagnozzi convinto che noi siamo gli scemi di turno”…
Insomma, anche questa settimana è stato dimostrato che il problema del calcio nazionale sono esclusivamente gli ultras, il resto funziona perfettamente.
Se parlare costa poco “sparlare” non costa nulla…

Infine tra chi di parole ne ha spese tante, troviamo anche chi non parla proprio, ovvero il Taranto. Vuoi per il finale di gara burrascoso, vuoi per la sconfitta immeritata ma cocente, ai microfoni nostrani non si presenta Ragno, né alcun protagonista della gara. Non sapremo mai, quindi, a quali considerazioni e a quali spunti di riflessione lo staff tecnico del Taranto si trova a sottostare dopo la sesta giornata di campionato. Sei giornate che vedono il Taranto perdere per ben 3 volte. E se da un lato ci si aspettava un inizio di campionato ben diverso (se possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti del ruolino esterno, ben differente resta la resa in casa..), bisogna anche considerare che sarebbero bastati 3 pareggi (abbondantemente alla nostra portata, se analizziamo come le sconfitte siano arrivate…) per ritrovarci a non dover già leccare le ferite. Impattare le partite perse, avrebbero sicuramente inciso di meno sulla pazienza dei tifosi che si aspettano un Taranto diverso da quello visto sinora. La prima considerazione va rivolta alle espulsioni: o per errori di gioventù o per eccesso di “giustizia”, è già la seconda volta che siamo costretti a giocare in inferiorità, elemento su cui lavorare perché a concedere un uomo agli avversari ti può andar bene una volta, poi paghi dazio.
La manovra sembra ancora in fase di rodaggio e comunque anche nelle gare in cui il Taranto ha dilagato e vinto con sicurezza, comunque è stato concesso un tempo intero agli avversari. Infine il nodo D’Agostino, che assume quasi i caratteri del mistero: o il giocatore non sta bene e quindi fa panchina, o è da difficile inserimento nello scacchiere tattico. Certo è che ritrovare il numero 10 rossoblu dalla stagione prolifica e convincente dello scorso anno alla panchina, fa storcere il naso a non pochi. Unica nota positiva è che il Presidente Giove è tornato a parlare (sono 2 settimane che si espone in prima fila) difendendo i suoi uomini e mister Ragno, dichiarandolo intoccabile. Ci piace un presidente che ci mette la faccia proprio quando le cose stentano ad andare, un segnale di speranza e, personalmente un dato rassicurante.

Insomma, finora parole tante, fatti a metà, come il nostro centro-classific,a che ci vede a 4 punti dalla testa. Abbiamo tutto il tempo per recuperare ma bisogna dare fiato alle trombe per suonare la carica, altrimenti si rischia di fare come a Foggia, dove è stato detto tutto e il contrario di tutto.
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