Fuga per la vittoria, quando la storia incontra il calcio
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foto da storiedicalcio.altervista.org
Angelica Grippa | 3 Ottobre 2019 - 14:35
“Questa maledetta partita mi sta fottendo la vita”

“Hugh se scappiamo, perdiamo più di una partita

Il regista John Houston nel 1981 dirige uno dei film cult sullo sport, ‘Fuga per la Vittoria’, un film che unisce la passione della storia con quella del calcio. La pellicola ha un cast stellare che passa da attori del calibro di Stallone, Caine e Von Sydow,  e vede la presenza di fuoriclasse del calcio come Pelé, Osvaldo Ardiles, Bobby Moore. La trama è liberamente ispirata alla storica ‘partita della morte’, avvenuta realmente nel 1942 che vide scontrarsi calciatori della Dinamo e Lokomotiv Kiev contro ufficiali dell’aviazione tedesca.

La trama del film, si apre su un campo di prigionia nel territorio francese, dove il maggiore Karl Von Steiner, un ex calciatore della nazionale tedesca organizza un partita di calcio: le due compagini che si scontreranno sul campo saranno selezionate tra soldati tedeschi di una base vicina, contro i prigionieri alleati. Il maggiore si rende conto di avere tra le mani calciatori di ottima qualità, e tra questi l’estremo difensore Robert Hatch che farà da tramite con la Resistenza, in modo da organizzare la fuga dei calciatori nell’intervallo dello storico match. I soldati tedeschi non perderanno questa occasione per la loro propaganda nazista e caricheranno la partita di significati politici ed extra sportivi. Mentre gli alleati in un campo ostile si giocheranno tutto, soprattutto valori quali la dignità e la libertà. L’orgoglio fa da padrone alle scene che si susseguono, scegliere se evadere e abbandonare il campo privilegiando la libertà, oppure scegliere di restare per battere l’avversario. Durante il match saranno tantissimi gli ostacoli che questi prodi calciatori dovranno affrontare,ma la scena finale vale tutto il film: a seguito dell’ennesima decisione arbitrale contraria il pubblico francese si alza in piedi intonando la Marsigliese in segno di incoraggiamento, il portiere parerà il rigore e i tifosi invaderanno il campo permettendo ai calciatori di evadere dai cancelli principali tra lo sguardo orgoglioso dei Von Steiner e il disappunto dei nazisti.

L’intera pellicola è attraversata dall’intensità di un sentimentalismo senza tempo, messo in scena con maestria. Il protagonista sarò lo scontro tra bene e male su un campo di calcio, lo sport da sempre dedito alla rappresentazione di altri valori. Ovviamente è la partita che occupa la maggior parte delle scene, quasi 40 minuti di puro calcio. Gli attori, non a caso scelti, sono bravissimi a caricare le scene di intensità ed emozioni. Un incrocio fra uno dei capitoli più drammatici della storia, il calcio, lo sport più amato al mondo e il più difficile da rappresentare e il cinema. Il regista mette in scena l’orrore della guerra con scene che possono solo commuovere. Mitica l’interpretazione di Pelé che non attore di adatta magnificamente al copione e alla situazione.

Lo sport si fa promotore di una rinascita orgogliosa di chi ha perso ogni cosa. In campo si vedono 11 eroi che hanno solo voglia di rivalsa per un popolo che li incita, quale modo migliore per celebrare il calcio? Un rito collettivo e sacro che non conosce tempo, nonostante le trasformazioni sul piano economico e culturale, questo sport è ancora capace di insegnare porre riflessioni su questioni importanti.
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