3 Dicembre 2000, Foggia-Taranto 1-1: la carica dei 1.500
AMARCORD FOGGIA-TARANTO | La strada, i fumogeni, la sassaiola: cronaca di una domenica importante
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I 1.500 tarantini a Foggia nel dicembre del 2000
Roberto Orlando | 2 Ottobre 2019 - 13:50
Si potrebbe parlare di tanti derby giocati negli ultimi 20 anni dai rossoblù e dai satanelli, o ancor meglio, si potrebbe parlare di quando Zemanlandia sbarcò allo Iacovone, proiettato verso la Serie A. Una delle trasferte che resta nel cuore dei tifosi tarantini è quella della stagione 2000-2001, ultima promozione da primi in classifica, dalla C2 alla C1. Dopo il ripescaggio di luglio il Taranto di Pieroni e Giove raccoglieva un grandissimo consenso attorno alla squadra di mister Buso (rimpiazzato dopo il girone d’andata da mister Silva); giocatori come Spagnulo, il giovane secondo Ghigo Gori, Aldo Monza, Mimmo Giugliano, Riganò, Spader e Di Nardo facevano sognare i supporters dopo tanti anni di serie D. In quella stagione continuò il confronto contro il Campobasso del "Re Leone" Giorgio Corona e la Puteolana dello straripante mister Capuano.

TRASFERTE LIBERE - Erano ancora gli anni delle trasferte libere e il seguito del tifo rossoblù era diventato un caso nazionale, con centinaia, migliaia di cuori rossoblù che ogni domenica di trasferta coloravano la A14. Era ritornato anche il gusto di aggregarsi e proprio in quell’estate nacque Taranto Supporters, come coordinamento tra i gruppi di tifosi di gradinata (Spuenze, Avvelenati, Tifo e Amicizia, Taranto Centro e in un secondo momento Delfini Erranti e Città Vecchia Group). Incontri tra i tifosi, con la società, ma soprattutto si iniziava a condividere su internet le proprie idee e si raccoglievano i tifosi sparsi in tutta Italia. Si organizzavano le trasferte, almeno un autobus granturismo, a volte anche due, auto a volontà. Andare a Foggia significava reincontrare i rossoneri dopo ben nove anni, nei quali i foggiani avevano brillato in serie A per quattro stagioni ed era precipitato in C2 dopo tre retrocessioni in cinque stagioni. I rossoblù invece venivano dall’inferno dei Dilettanti Capitolo Primo (viviamo oggi il lunghissimo capitolo Secondo), con la parentesi di due deludenti stagioni in C2 tra il 1995 e il 1997. Sfida tra un passato che ritornava, prepotente, a rendere nuovamente frequente uno dei derby più importanti di Puglia.

LA TRASFERTA - Per quella occasione curva e gradinata si mobilitarono e naturalmente c’eravamo come TarantoSupporters, nonostante il Taranto veniva da tre pareggi in cinque trasferte e il pareggio interno contro la Turris. Puteolana 23 punti, Taranto 22, Campobasso 20, con calendario favorevole alle avversarie dei rossoblù. Ma il derby di Foggia era tutto da vivere: chi c’era stato negli anni ’80 parlava di stadio in città, facilità di agguati, occhi aperti e tutti uniti. C’era una mentalità ancora di gruppo nelle trasferte, non era una passeggiata e occorreva essere compatti. Autobus (organizzato da TS) con gente tranquilla, viaggio di andata sulla A14 con tanta adrenalina (e birra) in corpo e voglia di cantare e sfotterci per esorcizzare la paura di una trasferta non facile sotto tutti i punti di vista. Si arriva a Foggia, autobus e auto vengono fatte lasciare nel parcheggio del tribunale, in una zona distante dallo stadio. Trasferimento sugli autobus di città e arrivo allo Zaccheria. Impressionante, vedere uno stadio in mezzo ai palazzi, c’è sempre la paura di qualche agguato. Fila tutto liscio, entriamo e ci sistemiamo nel settore di curva nord. Di fronte il Regime Rossonero: gli avversari avevano visto su quel campo la Juventus, il Milan, si erano tolti la soddisfazione del nono posto in classifica da neopromossa e anche di battere la Lazio di Zoff e il Genoa di Bagnoli. Il Taranto veniva da esperienze come Galatina, Ferrandina, Maglie, Vasto, Rutigliano… insomma, qualche differenza c’era negli ultimi anni di storia. Ma sugli spalti grande tifo e confronto alla pari, ingresso in campo con fumogenata massiccia e cori incredibili. Partita dura, spigolosa, i 1.500 di Taranto (che tre mesi dopo sarebbero diventati i 4.000 di Campobasso) sostengono e spingono la squadra, alla fine il pareggio lascia un po’ d’amaro in bocca, ma va bene anche se Puteolana e Campobasso hanno vinto.

LA SASSAIOLA – Si risale sugli autobus di città per tornare al parcheggio, ma ecco dopo poche centinaia di metri dalla partenza dei rumori sordi sulla fiancata dell’autobus, poi un vetro che si rompe. Sassaiola! Grida qualcuno nell’autobus, tutti giù a ripararci. L’autista accelera e procede, con le auto della polizia in testa e in coda che cercano di allontanarci il prima possibile da quell'impiccio. Dopo pochi secondi non sentiamo più rumori, l’agguato è terminato, non si è fatto male nessuno; resta soltanto da sperare che nel frattempo la sfida non si sia spostata nel parcheggio delle nostre auto. Perfetto, anche le auto ok, soltanto la comunità foggiana si ritroverà con una decina di autobus in meno il giorno dopo. Non giudico se l’agguato sia stato vile o abbia rispettato il codice dello scontro ultras, non so se i foggiani possano vantarsi dell’agguato piuttosto che piangersi gli autobus devastati, non so se la tifoseria tarantina abbia fatto bella figura o no. Certo è che sul nostro autobus non c’erano ultras ma solo semplici tifosi e chissà se gli ultras abbiano cercato di fermare l’autobus per cercare lo scontro fisico contro gli invisibili lanciatori di pietre. Resta solo una domenica da ricordare come una trasferta importante, del confronto con una tifoseria all’altezza, un capitolo del libro del campionato vinto sul campo.
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