Roselli: 'In casa costruivamo tutte le nostre fortune grazie ai tifosi'
TARANTO FC | Intervista esclusiva all'ex capitano rossoblù
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Giorgio Roselli, foto da quicosenza.it
Angelica Grippa | 19 Settembre 2019 - 08:30
Giorgio Roselli, mezz'ala di talento, un numero 8 tecnicamente dotato, è ospite ai microfoni di MondoRossoBlù. Attraverso il suo racconto ci regala le emozioni di quegli anno straordinari, e di quello storico gol, che contro la Ternana portò il Taranto a volare in Serie B.

Signor Roselli, lei arriva a Taranto nella stagione ’87-’88, nella contestatissima trattativa che portò Maiellaro al Bari. Cosa ricorda?

Mi piacerebbe a fine carriera scrivere un libro intero sulle mie avventure da calciatore e da allenatore. Tra tutte quelle vissute, questa pagina è forse la più bella e intensa, fu un approdo davvero particolare. C’era una contestazione in atto verso il presidente Fasano, questa cessione di un calciatore così importante ai grandi nemici del Taranto fu la goccia che fece traboccare il vaso. Io avevo una certa età, vicino ai 30 e avevo terminato il campionato precedente con un infortunio alla mano, che fu scambiata per un problema al ginocchio. Quindi perdere un idolo e far arrivare in cambio un calciatore a fine carriera non fu il massimo della gioia per i tifosi.

Lei godeva di una certa fama, aveva già una storia alle spalle. Un excursus storico della sua carriera sino all’arrivo nella città jonica…
A 17 anni sono passato dallo Spoleto, in Serie D, direttamente all’Inter per 120 milioni di vecchie lire. Ma le racconto un aneddoto curioso: avevo già disputato un campionato e mezzo in serie D, e giocava un portiere giovane nello Spoleto, e insieme fummo ceduti, lui gratuitamente. Il portiere era nientedimeno che Stefano Tacconi; alla fine il portiere regalato ha giocato nella Juventus e in nazionale, e io sulla carta il calciatore importante sono rimasto in B. Questo è il calcio, parli oggi e domani ti smentisci. Nell’Inter il primo anno ho esordito, il secondo anno ho fatto 10 partite e l’anno seguente 14, ho giocato con campioni come Mazzola. In seguito sono andato nel Vicenza in Serie A di Paolo Rossi, poi 4 anni nella Sampdoria in Serie B, nella città in cui vivo tutt’ora. Un’altra cosa curiosa: andando in Serie A la Sampdoria di Mantovani ambiva a grandi cose e prese due campioni stranieri, quindi io avrei fatto la riserva, ma la Sampdoria prese Mancini dal Bologna e io entrai in quello scambio, e andai al Bologna. Poi Pescara, Bari e infine Taranto. Anche nella capitale jonica è successa una cosa strana: sono arrivato fra le contestazioni, nella prima partita perdemmo 3 a 0 a Udine, e l’allenatore mi disse che non avrei giocato più da qui al mercato, se poi il presidente non mi avesse ceduto, sarei stato riinserito in rosa. Successe che dopo il mercato in una partita contro la Sanbenedettese, ero in panchina la squadra perdeva 1 a 0 e il mister mi fece entrare io che sono alto 1,70, nel Taranto feci gol di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo, così pareggiammo. Nella partita seguente feci una doppietta contro la Triestina, praticamente in quella stagione feci gli stessi gol dell’attaccante De Vitis. Entrai nel cuore dei tifosi e l’anno seguente diventai capitano. E’ pazzesca questa storia.

Che ruolo ricopriva in campo? Che tipo di calciatore si definiva?

A quei tempi si lavorava a uomo più che a zona, ero una mezz’ala. Ai miei tempi si usavano 3 tipi di centrocampisti: il mediano, la mezz’ala e il 10, che poi era il giocatore più bravo il cosiddetto fantasista. Io ero il numero 8, una mezz’ala a tutto campo e molto fortunato in fase offensiva, ho fatto tanti gol. A Genova ho disputato 5 derby e ho fatto 3 gol. Ottimi piedi e non un gran fisico, più tecnico che fisico.

Che Taranto era quello?
C’ero già stato a Taranto prima da avversario ed era difficile giocarci contro. Lo è anche ora, sempre un’atmosfera calda. In casa costruivamo tutte le nostre fortune per il tifo. Penso che quella fosse una squadra straordinaria.

Parliamo di un gol importante nella stagione ’89-’90: Taranto-Ternana 2 a 1, l’ultima storica promozione dei rossoblù in Serie B…
Tutti i miei gol li custodisco nel cuore, c’erano 25.000 spettatori, una esperienza indimenticabile, è stata una vera apoteosi. Vincere dopo una sconfitta è una cosa complicata per una squadra, ma noi eravamo un grande gruppo dall’allenatore a tutta la rosa. Ragazzi di un livello superiore, primi in classifica dalla prima giornata sino alla fine e c’erano squadre grandiose.
  
Cosa fa attualmente e ha progetti futuri?
Io ho allenato per 25 anni, dopo l’esonero con il Monopoli e sto cercando un’esperienza all’estero, perché avendo disputate due partite in campionato non posso più allenare in Italia in quest’annata. Sto cercando un posto all’estero perché non posso rimanere 10 mesi fermo, amo troppo questo sport.
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