Note sparse da Taranto-Nardò
LE VOCI DI MRB.IT | 'La tribù della domenica', dalla rubrica di Michele Dentico
La tribù della domenica Tutte le News
Le Voci di MRB.it Tutte le News
La curva Nord in Taranto-Nardò - Foto Luca Barone
Michele Dentico | 16 Settembre 2019 - 12:53
L'immagine delle “famiglie che devono tornare” allo stadio, evocata in settimana dal questore Bellassai, non ha alcuna presa con la realtà delle cose. Si tratta effettivamente di un dispositivo retorico – alla pari di tanti altri: del bambino che non può assistere a un gay pride, il pensionato che non può dormire a causa della movida di ragazzi scapestrati, la donna che non può tornare da sola a casa la sera, ecc. - che viene utilizzato in questo caso con lo scopo di giustificare all'opinione pubblica certi provvedimenti, conferendo così una patina di finalità al benessere collettivo a interventi repressivi inavveduti. Un rapido sguardo ai soggetti che hanno popolato lo Iacovone offre altre immagini che spiegano più correttamente come viene vissuta la giornata dello stadio: una differenza anagrafica e sociale che non è riscontrabile in nessun altro fenomeno sociale, tanti ragazzini in curva che garantiscono continuità e ricambio generazionale e diverse ragazze che tifano perfino nella zona centrale del settore inferiore della Nord (Sottolineiamo questo aspetto proprio confrontandolo con ciò che accade in altre curve italiane, come ad esempio quella laziale dove gli ultras vietano alle donne di stare nei primi venti gradoni). Ci sono gruppi di amici “non organizzati”, la solita marea di cani sciolti, i gruppi storici: si tratta di un melting pot che agisce, sostiene, mette in campo una performance nonostante il caldo e il caro biglietti forse - parere personalissimo - è molto più interessante della scialba e forse inesistente immagine delle famiglie che devono tornare allo stadio. In fondo, molto spesso il frequentare i gradoni è una cosa che si tramanda in famiglia, una dinamica che si è dispiegata anche (e soprattutto) in tempi in cui l'odore acre dei fumogeni era un elemento imprescindibile delle giornate allo stadio.

I provvedimenti repressivi che le autorità hanno adottato in settimana (di cui avevamo parlato nel precedente post) hanno avuto alcuni riscontri sulla pratica di tifo, e hanno ottenuto sostanzialmente un unico solo risultato: aumentare l'astio nei loro confronti da parte dei "tifosi estremi" (consideriamo tali tutti coloro provano ad agire sulla partita per tutta la sua durata, ossia i frequentatori del settore inferiore della nord e i gruppi di gradinata che seguono la partita in piedi, cantando). I cori contro le Fdo vengono scanditi più del solito ma - è bene precisarlo, al contrario di quello che accade solitamente - non si propagano dalla balaustra dei lanciacori ma emergono "dal basso". Considerando che sono almeno 800 i tifosi presenti nel settore caldo della Nord, verrebbe quindi da dire: dovreste diffidarli tutti? Sono tutti criminali? Il patto di fiducia che dovrebbe esistere almeno in teoria tra le istituzioni di pubblica sicurezza e la moltitudine che frequenta lo stadio viene messo nuovamente a dura prova.

Nel primo tempo la prestazione della curva è molto buona, e nonostante il caldo e la prestazione tutt'altro che esaltante dei protagonisti in campo, l'intensità e i picchi di tifo sono discreti e l'apporto si fa sentire. La scelta dei gruppi organizzati di dotarsi di tre tamburi dà i suoi frutti e il meccanismo comincia ad oliarsi. Il tamburo è da sempre elemento fondamentale di coinvolgimento della moltitudine e contagio dei cori. In campo invece prevale l'agonismo e si definivano così i contorni di un'idea: sarà che il fare combattivo dei tifosi del Taranto abbia un legame a doppio filo con quello che è lo spettacolo che ormai si ammira da trent'anni? Si tratta di un'estetica differente da quella che si può ammirare in televisione, una differenza che quest'anno appare ancora più marcata in virtù del tasso tecnico della Serie A che sembra si sia alzato notevolmente. Ammesso che questa suggestione abbia qualche fondamento, nel secondo tempo il gioco e i gol offerti dal Taranto sembrano in qualche modo contrastare questa ipotesi. I primi due gol sono due guizzi tecnici individuali apprezzabili, mentre il terzo è un'azione corale da manuale quasi da “sarriball”. Alla luce delle potenzialità che la squadra quest'anno può offrire – che conta su una batteria di over importanti, mentre il Nardò poteva disporre di una panca di under ad esclusione di un solo elemento – temiamo che quest'annata possa diventare un'occasione persa a metà per tutto l'ambiente. Le presenze, per quanto discrete dal punto di vista numerico, potrebbero essere sicuramente più importante se i prezzi fossero popolari. I circa 3500 spettatori sono un numero su cui non sputiamo. Ma con i rincari ai prezzi dei biglietti e degli abbonamenti (che per alcuni settori toccano punte del 60%), nessuno ci toglie dalla test l'idea a che con prezzi più popolari le presenze potrebbero aumentare non di poco. Ne beneficerebbe tutto l'ambiente: la squadra, che sarebbe ancora più caricata; i tifosi, la cui comunità potrebbe essere costantemente più larga dando vita a un “fattore campo” più incisivo; la società, che potrebbe rimpolpare le fila dello zoccolo duro, educando a frequentare i gradoni durante quello che si prospetta un campionato di vertice con una squadra che ha potenzialità per mostrare un calcio apprezzabile. Se lo zoccolo duro quest'anno non fosse di 3500 persone ma di 5000 si amplierebbe una base solida, appassionata ed abituata a frequentare lo stadio, una dimensione socio-culturale che attualmente si configura come il vero (e forse unico) tratto distintivo tra tutte gli elementi che conferiscono senso – e piacere – al tifare il Taranto.

Chi crea le condizioni per una domenica di festa allo stadio – e affinché lo sia per tutta una serie variegatissima di soggetti e non solo per "le famiglie della pubblicità della Mulino Bianco" – sono le stesse persone che quegli spalti li popola attraverso le loro pratiche di tifo. Diverse settore per settore, in base ai gusti che uno ha (e anche al portafogli), ognuno è libero di esprimere il proprio sostegno alla squadra in base alla porzione di stadio che occupa. In alcuni di questi settori questa festa il bello è rappresentato dal modalità “estreme” con cui questo accade, comprendendo, talvolta, anche dei fumogeni. Che creano spettacolo, riscaldano l'ambiente, ma non al punto di poter incendiare il calcestruzzo degli spalti.
MRB.it Tag:
tifosi
serie d
lnd
girone h
taranto fc
nardò
stadio