'Tornare a Taranto, un sogno che si realizza'
TARANTO FC | La moglie di Giovannone ospite in riva allo Jonio
Taranto Fc Tutte le News
Calcio Tutte le News
Carlo Esposito | 11 Settembre 2019 - 14:00
Gli occhi grandi e pieni di vita, dolci e pieni di malinconia per un dolore i cui segni sono ancora evidenti. Eppure Cristina (eviteremo, come ci ha chiesto, di citare altri dati) la moglie di Sergio Giovannone, ospite dei collezionisti Nico Molendini e Carlo Esposito ha trovato la forza di venire in riva allo Jonio per ripercorrere una parte di vita a lei sconosciuta. Quella che l’indimenticabile Sergio Giovannone, arcigno difensore di quel gruppo di ragazzacci che sfiorarono la Serie A, grazie ai gol di Erasmo Iacovone, ha vissuto nella città, che più di tutte ha sempre portato nel cuore e che raccontava spesso alla donna che gli è stata accanto fino al suo “ultimo sorriso”.
Ci siamo avvicinati a lei con la discrezione che la contraddistingue, e in esclusiva vi riportiamo la chiacchierata che abbiamo scambiato in quelle giornate, e in quello che lei definisce “il bellissimo Mar Jonio”, “pranzi e cene dai mille gusti”. È un tour de force che non le ha permesso di conoscere fino in fondo la città di Taranto, posto nel quale ha intenzione di tornare presto, con più serenità.



Cristina, come possiamo definire la tua visita nella nostra città: da turista, come ospite, un viaggio introspettivo, in che veste hai deciso di venire a Taranto e come ti stai trovando in questi luoghi?
Per prima cosa dico: mi sono trovata non bene, benissimo. Grazie a voi che mi avete accolta a braccia aperte e intrattenuta in questi giorni che ho passato qui a Taranto, senza farmi mancare nulla. Sì, hai detto bene, possiamo dire che sono qui nelle vesti di una donna che ha deciso di fare un viaggio introspettivo. Viaggio introspettivo perché se in principio ho raccolto l’idea di Nico Molendini di venir giù e donare alle vostre collezioni, il materiale che Sergio aveva tenuto da parte nel corso degli anni. In questi giorni mi sono resa conto che lo scambio è stato reciproco; io lascio a voi in custodia un borsone con i cimeli di mio marito, che appartengono a voi e alla città di Taranto e voi avete donato a me una valigia piena di emozioni, e piena di vita sua qui, che ho ricomposto ogni giorno. Ecco, ho ricomposto quella parte della sua vita che a me mancava e oggi sono felice di aver completato quella parte di lui che ancora mi era sconosciuta.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con altri campioni immortali che hanno composto la squadra dove ha militato anche Sergio, e per tutti il denominatore comune è stato lo stesso: Taranto è rimasta nel loro cuore più di ogni altra città…
È vero. Anche se non ho vissuto gli anni da calciatore di Sergio, specie quelli in cui ha militato nel Taranto perché appena diciannovenne, lui la ricordava sempre, me ne parlava continuamente. Aver ripercorso le strade che percorreva lui, aver visto il mare e abbracciato la gente che gli ha voluto bene è stato per me un toccasana. Ho visto l’hotel dove con gli altri ragazzi faceva i ritiri pre-partita, ho abbracciato quel toscanaccio di Graziano Gori, che è stato suo compagno di stanza e al quale era legato da più di una amicizia. Proprio l’incontro con Graziano mi ha dato la possibilità di ricordare quelle che erano le sue abitudini quotidiane, quello spaccato di vita semplice e genuina proprio di metà anni ‘70. Mi porto via tutte queste cose che per me hanno un valore inestimabile. Sono io a dover dire grazie a voi. 

Parliamo un po’ della città, cosa ne pensi e come l’hai trovata?

Taranto è una città bellissima, è totalmente diversa da come può apparire se non la si conosce. È una città che secondo me dovrebbe essere rivalutata: un mare meraviglioso, gente spettacolarmente calorosa, un centro città vivibilissimo, una città con potenzialità enormi che ha tantissimo da offrire a chi viene a visitarla. Io vivo in una città di frontiera e sicuramente i ritmi e i tempi sono completamente diversi, alle 9 di sera siamo tutti a casa. Quindi potete capire come è stato per me vivere intensamente questi giorni qui.

Cristina, mi raccontavi di un progetto, anzi di un piccolo sogno che Sergio e te avevate nel cassetto…
Hai usato il termine giusto, un piccolo sogno. Prima il suo, poi è diventato il nostro. Sergio voleva tornare a vivere a Taranto subito dopo la pensione, gli mancavano pochi anni. Avevamo già le idee chiare. Oggi quel sogno cercherò di portarlo a compimento io, per amore di Sergio, per amore di Taranto e per me, perché in questa città mi sono sentita così a mio agio, talmente a casa che la sento mia.

Quindi questa visita è come se chiudesse un cerchio...
Si è proprio così! Ti confido una cosa: quando mi contattò Nico, prima che Sergio venisse a mancare, addolorato per la sua malattia, mi disse anche che per lui sarebbe stato un grande piacere avermi qui a Taranto. Capisci subito quando una persona è sincera anche perché Sergio mi aveva già parlato di lui. Subito gli promisi che tutto quello che avrei trovato di Sergio, glielo avrei portato, nel momento in cui sarei stata pronta. Sergio aveva tutta la sua roba in soffitta, che era il suo regno e dove nessuno poteva metterci mano. Tempo dopo ho cominciato a cercare i suoi cimeli, ma nulla. Avevo girato dappertutto e onestamente, pensavo di non trovare più nulla. Volevo chiamare Nico e avvisarlo, perché non solo non trovavo le cose del Taranto, ma anche quelle delle altre squadre in cui aveva militato, Torino, Avellino, Cosenza, Teramo, la Nazionale…niente. Stavo per scendere dalla soffitta quando l’occhio si sofferma su una cesta in cui pensavo ci fossero ricordi della madre, ho aperto e…tutta e soltanto la roba del Taranto, lì, da parte…soltanto la roba del Taranto. Per me non è stata una cosa normale, è stato un segno del destino, esattamente un cerchio che si è chiuso.
Perché è stato Sergio a farmi trovare solo ed esclusivamente le maglie del Taranto.

Mi stai dicendo che è stato Sergio a portarti giù?
Te ne racconto un’altra: sulla porta di casa nostra era solo indicato solo il nome “Sergio Giovannone”, subito dopo aver trovato la roba del Taranto, venne a trovarmi una signora del paese in cui vivo, il cui marito non lo avevo mai visto. Dopo aver letto nome e cognome, si presentò affermando che pur essendo di Brindisi, aveva il mito della squadra del Taranto in cui aveva militato Sergio, che lui apprezzava per la grinta e il temperamento. Accarezzò le maglie e mi disse: ‘Tu devi andar giù da quei ragazzi, il viaggio te lo organizzo io’. Infatti è stato lui a contattare dei parenti giù a Brindisi e a portarmi a Taranto. Un altro segno del destino, un altro segnale che dimostra quanto Sergio mi abbia spinto a venire giù.



Hai potuto capire quanto Sergio era stimato qui e quanto la gente gli voleva bene…
Se c’è il ricordo, nessuno muore mai. Sembra una frase scontata ma non è così. Ho parlato con la gente e ti posso dire che Sergio c’è ancora. Qui Sergio non è mai morto.
Ecco cosa è tangibile qui a Taranto: il ricordo e il bene che questa gente ti dona.

Cristina, ti ringraziamo di questa lunga ma intensa chiacchierata e ti invitiamo, oltre a tornare presto qui da noi, a lasciare un messaggio per i tifosi del Taranto…
Vorrei fare un augurio alla squadra del Taranto, ma soprattutto ai suoi tifosi: non vivete solo di ricordi. I ricordi siano la vostra storia, e per quello ci pensano Nico e Carlo, che fanno di tutto per riportarla a galla. Ma bisogna andare avanti, lottare e guardare al futuro con forza. E che questo sia l’augurio non solo per la squadra di calcio ma soprattutto per la vostra bellissima terra.

Quindi a presto, Cristina…
Ho contattato un’amica speciale, Paola Raisi, le ho raccontato di questi giorni. Cercheremo di scendere insieme per ritornare in famiglia, qui con voi, con te Carlo, con Nico e con tutte le persone che ci hanno accolte come fossimo state sempre qui.
Come si fa a non tornare a Taranto.
MRB.it Tag:
taranto fc
serie d
lnd
sergio giovannone