Casarano-Taranto, non è calcio senza rivali
LE VOCI DI MRB.IT | 'La tribù della domenica', dalla rubrica di Michele Dentico
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Michele Dentico | 9 Settembre 2019 - 14:40
Un Casarano-Taranto qualsiasi, valevole per la seconda giornata del girone H della (ormai) quarta serie nazionale, in uno stadietto ben fatto rispetto a quelli che il Taranto è purtroppo abituato a calcare. Una partita che non significa nulla nel panorama calcistico internazionale, ma che grazie alle tifoserie si trasforma in una giornata di calcio che fa tornare il piacere di vedere una partita del genere dal vivo.

A Casarano l'entusiasmo è palpabile per la prima in campionato e i locali non si lasciano sfuggire l'occasione di rivaleggiare con una tifoseria importante come quella tarantina, tant'è che verranno preparati alcuni striscioni a sancirne l'importanza. Pur essendo un paese di poco meno di ventimila anime, affollano il Capozza e riescono ad "agire sulla partita": un attaccante navigato come Genchi, poco dopo aver siglato il vantaggio jonico, viene beccato dal pubblico di casa, pecca di nervosismo e viene espulso dall'arbitro.

I cori di scherno tra le opposte fazioni si susseguiranno per tutta la partita, comprese alcune "promesse". Ma all'inizio del secondo tempo, col Casarano in svantaggio per 1-0, dalla curva locale spunta lo striscione che si vede in foto. Gli ospiti rispondono con un applauso, seguito subito dopo da un "Casarano, vaffanculo!".
Anomia? Illogicità? Follia? Nulla di tutto ciò: è questo, invece, il modo dei tarantini di mostrare una delle massime forme di rispetto, essere cioè degni della loro rivalità. Anche grazie a un gesto del genere. I locali comprendono e ricambiamo con un applauso. Poco dopo la parola "Taranto" di quello stesso striscione sarà "riciclata" per una dichiarazione, di segno diverso, perché affiancata a un eloquente "merda". I tarantini rispondono: "Vi vogliamo così".

Detto in altri termini, lo spettacolo in campo - oggettivamente modesto dal punto di vista tecnico - è stato inversamente proporzionale a quello sugli spalti. Come direbbe John King, il primo è stato "proprio una gran cagata. È la tifoseria che fa diventare il calcio una cosa importante".

P.s.: Di solito le istituzioni queste trasferte le vietano. Non stiamo qui a dire che il calcio può essere salvato lasciando ai tifosi la possibilità di viaggiare, ma di sicuro può essere un buon inizio per tornare a dare un senso, a questo sport, in queste categorie.

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