Zelico Petrovic, genio e sregolatezza di un portiere
TARANTO FC | Pillole di vita dell'estremo difensore croato, passato da Taranto insieme al rimpianto Iacovone
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Redazione MRB.it | 10 Agosto 2019 - 02:42
Petrovic, lo zingaro. Petrovic “che viveva in una rou­lotte”. Petrovic, il portiere “che non teme niente e nessuno”, che si rompe la testa dopo essersi gettato tra i piedi dell’attaccante avversario per rubargli il pallone, ma tanto gioca lo stesso.

Zelico Petrovic, il portiere nato a Zara il 14 aprile 1948, fu un personaggio discusso: amato da tantissimi tifosi e detestato da altri. Anima libera, uomo indocile, sempre alla caccia di emozioni forti, Zelico Petrovic faceva pensare a quei legionari illirici, sfruttando la vis guerriera dei quali, i romani, conquistarono il loro impero.

Zelico giocava spensieratamente nelle giovanili dell’Istra, una piccola squadra di Pola, allorché, quarantasei anni orsono, alcuni dirigenti del Novara Calcio proposero al giovane portiere di trasferirsi in Italia. Con la benedizione della famiglia, il portierone slavo venne in Italia e nel nostro paese rimase per oltre trent’anni.

Dal 1969 al 1973 vestì la maglia azzurra del Novara, quindi passò al Catania e con la compagine siciliana disputò quattro campionati parte in serie C e parte in B (il presidente degli etnei era Massimino). Quindi vi fu il passaggio al Taranto e furono anni entusiasmanti, tanto che nel primo campionato (1977-79) la squadra del presidente Fico, spinta da bomber Erasmo Iacovone, cominciò a sognare la serie A (20 punti totalizzati nel girone d’andata).

Ma la tragedia era in agguato. Erasmo Iacovone morì in un incidente stradale. Era il 6 febbraio 1978. Si racconta che Zelico Petrovic vegliasse l’amico nella chiesa di San Roberto Bellarmino, per tutta la notte, dopo aver tentato di aggredire l’investitore all’ospedale.

La domenica successiva, il Rimini ospitò il Taranto. L’undici pugliese s’impose per 3 a 1. Petrovic fece prodigi. Per tutti i 90 minuti venne scandito, da entrambe le tifoserie, il nome dello sfortunato attaccante e, alla fine dell’incontro, nel cielo s’innalzarono centinaia di palloncini con la scritta “Iacovone addio”.

Fu in quel fatidico campionato che Petrovic fece segnare il proprio record d’imbattibilità in B: 846 minuti.

Dal 1980 al 1983, Zelico Petrovic fu a Rimini. Con i colori biancorossi disputò 98 partite, subendo 84 reti. Memorabile un 2-2 casalingo con il Milan, dove Zelico, oltre che magico, si dimostrò spavaldo, irridente e guascone prendendo a gabbo i celebrati e strapagati atleti milanisti.

Ma questo era l’uomo: coraggioso al limite della temerarietà, eccessivo negli odi e negli affetti, alternava a momenti di sfrenata allegrezza periodi di saturnale accidia.

Petrovic, ha detto basta a 42 anni. Si racconta che Arrigo Sacchi, col quale il portiere di Pola aveva vissuto una breve esperienza a Rimini, gli avesse proposto di seguirlo a Parma. Zelico non seguì il guru di Fusignano. Ubbidendo ai suoi estri, in un anelito di libertà, tornò alle “Barake”, lo storico, proletario quartiere di Pola nel quale ebbe i natali.

A Rimini, Zelico Petrovic è solito ancora passare le vacanze. In città ha tanti amici, anche se molte chiacchiere hanno girato e tutt’ora girano sul suo conto. Ma Petrovic appare ai più un uomo misterioso e strano per il solo motivo di essere odiatore dei luoghi comuni e di amare soprattutto la libertà.
Fonte: Ilnobilecalcio.it
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