Adriano Capra, 'Amo Taranto, amo il Taranto'
ROMANZO TARANTO | Adriano Capra, mediano titolare indiscusso degli anni 70, in vacanza a Taranto
  • Carlo Esposito
  • 09 Giugno 2019 - 14:18
 
Adriano Capra con il 'nostro' libro 16 anni di MRB.it
125 presenze da titolare indiscusso nel Taranto del decennio più forte di tutti i tempi: gli anni 70.
In visita nella città che più gli è rimasta nel cuore, MRB.it ha incontrato Adriano Capra, storica bandiera del Taranto tra il 1974 e il 1977.
4 stagioni a grande livelli, in una squadra zeppa di campioni sempre presenti nei ricordi e nel cuore della gente. Piemontese di origine (nasce ad Omegna nel 1951), Parmense di adozione, Tarantino nel sangue.
Tra un'insalata di polipo e un bicchiere di vino abbiamo avuto il piacere di confrontarci con un intenditore di calcio, tra quello che fu e quello che oggi è il gioco di squadra più popolare al mondo.



Aneddoti, simpatia, coinvolgimento, Adriano è un fiume in piena:
"Mi sono sistemato in una struttura nel borgo antico, dai miei tempi la città è molto cambiata. In meglio sicuramente. Pensa che in tutto il periodo in cui sono stato a Taranto, mi era capitato raramente di visitare la parte marittima della città vecchia. In questi giorni ne ho approfittato per conoscerla. Mi auguro che l'amministrazione di questa città o qualche grosso imprenditore possa valorizzarne l'enorme potenziale. Via Duomo, le stradine e il mare con le sue barche sono di una suggestione infinita, se ci fossero tanti piccoli locali su quella passeggiata a mare, diventerebbe la vostra ricchezza".

Ne approfittiamo prima per chiedergli di cosa si occupa in questo momento e se segue le sorti della Taranto calcistica.
"In questo momento sono il direttore generale di una società di prima categoria a quattro km da Parma che punta alla Promozione. Mi occupo di tutto, dal settore giovanile alla prima squadra, visto che ho tanto tempo libero e posso dedicarmi con passione a questa avventura. Mi sono reso conto che le basi di una squadra vincente, le pone la società; di qualsiasi categoria si stia parlando o giocando, se non hai delle basi e se non ti strutturi con persone competenti e coerenti nei loro specifici compiti, non vai da nessuna parte.
Seguo sempre le vicissitudini del Taranto, in particola modo l'ultimo incontro disputato a Cerignola. Ti dico la verità, per quello che rappresenta per me la maglia del Taranto, riesce difficile spiegare come, in una partita importante e decisiva come quella, si sia potuto incassare 5 gol. Non ero direttamente allo stadio e quindi non posso giudicare, ma pur ammettendo che una partita la si può perdere, non è concepibile prendere 5 gol in quel modo e far risultare il nostro portiere, il migliore in campo. Pensare che voi adesso giocate contro squadre con cui noi facevamo l'amichevole del giovedi, mi mortifica.
Un altro problema sta nel fatto che se la squadra non riesce a fare questo benedetto salto di qualità, cambiano le generazioni e rischi di perdere tutti quei tifosi che, per vari motivi (Sky, la Champions, Messi, Ronaldo, la Juventus e tutti quei diversivi che non fanno altro che creare disinteresse intorno al Taranto) si allontanano. Se quando giocavo io lo stadio era sempre pieno perché il Taranto rappresentava una realtà importante, oggi il giovane che si avvicina allo stadio, lo fa solo perché c'è entusiasmo, altrimenti si dirige altrove".

Continua la chiacchierata:
"Bisogna avere programmazione, in qualsiasi categoria. Quest'anno finirà che si cambierà nuovamente tutta la rosa, a meno che non si farà lo sforzo di tenere ben stretta l'ossatura forte della squadra. Devi avere la forza di prendere un Direttore sportivo in gamba che riesca a gestire tante situazioni che non possono essere evase in maniera poco professionale. Aggiungici il problema del settore giovanile e quindi degli under, e la frittata è fatta. Il settore giovanile, vera risorsa di una società, deve assolutamente viaggiare pari passo con la prima squadra. Ti spiego: quando ero nella primavera del Torino dei vari i vari Pulici, Graziani & C. con cui ho vinto il campionato Primavera, e si affrontava in amichevole la prima squadra, noi giovani mettevamo il 150%, e loro che lo sapevano, disputavano una partita vera. Anche cosi si alzava l'asticella del settore giovanile, perché sapevi che quella poteva essere la tua opportunità di entrare in prima squadra. All'epoca non ci rendevamo conto che davanti a noi non avevamo solo calciatori, ma educatori, professionisti; si dava del lei, si chiedeva il permesso, e a fine stagione gli si chiedeva se avessero ancora un paio di scarpini da buttare che noi mettevamo per giocarci. Un altro modo di veder il calcio giovanile. Oggi per dire, l'under è anche colui che se preso in casa, può farti risparmiare tanti soldi. Il settore giovanile è il punto fermo di una società di prospettiva".



L'arrivo a Taranto e il presidente Fico.
"Dopo aver disputato un ottimo campionato a Parma, chiesi all'allora direttore sportivo, se ci potevano essere le basi per una riconferma per il campionato successivo. Loro avrebbero voluto, ma il Torino, proprietario del mio cartellino, chiedeva troppo, quindi feci rientro in Piemonte dove, per un periodo, fui aggregato alla prima squadra. Poi un giorno mi comunicarono di aver ricevuto una interessantissima proposta dalla serie B. Gli chiesi di quale squadra si trattasse e mi dissero: il Taranto. Ci pensai un po' prima di parlare col presidente Fico, perché avevo affetti e famiglia tutti al nord Italia e non avevo tanta voglia di trasferirmi giù, perché avrebbe significato tornare a casa ben poche volte. Poi incontrai il Presidente Fico e suo fratello Giovanni a Milano, poche parole, nessun procuratore e poca gente intorno che parla per procure. Una stretta di mano, un accordo economico, io gli espressi le mie esigenze e giù in Puglia; avevo 23 anni e imparai a mangiare (a casa del presidente), fave con l'olio e il pecorino che tagliava a gran fette lui stesso, e mi costringeva ad assaporare un vino che era pesantissimo... tanto che per non berlo, gli dicevo che dovevo andare ad allenarmi. L'impatto con la nuova realtà non fu dei migliori, non avevo macchina, non conoscevo la città, non avevo nessuno, ma sono stati anni bellissimi, indimenticabili per me, ero felice".



Il saluto alla città e agli sportivi.
"Ormai a Taranto sono di casa, non ho avuto un minuto libero. Ho incontrato tanti amici e tanti altri ne rivedrò. Amo Taranto e amo il Taranto. Calcisticamente mi auguro che il nuovo allenatore che sta per arrivare e il nuovo direttore sportivo, possano essere in grado di amalgamare i nuovi calciatori con quelli importanti che spero la Società del Presidente Giove al cui rivolgo un in bocca al lupo, voglia trattenere, per costruire una squadra forte per vincere il campionato. A tutti gli sportivi di Taranto auguro di ottenere presto i risultati che questa città merita. Vi voglio presto in serie B".
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