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Ti racconto una foto - Gianpaolo Spagnulo

Il nuovo appuntamento targato MRB.it

Archivio Storico Franco Valdevies - Foto Ninni Cannella

Gianpaolo Spagnulo, la foto la ritrae nell’ultima partita con la maglia del Taranto, nonché sua ultima partita in carriera da calciatore. L’ultima gara della stagione disputata in casa, Taranto-Catanzaro, nel maggio del 2001 dopo aver già vinto il campionato.

Quali emozioni e quali ricordi le suscita guardarsi in questa foto?
E’ una foto emblematica, innanzitutto per la vittoria del campionato, che per un calciatore rimane una cosa straordinaria. Lasciare il calcio vincendolo un campionato credo sia il sogno di tutti, poi ho deciso di salutare il calcio giocato nell’ultima di campionato in casa, è stato davvero emozionante. Ma non nego che mi accompagnò anche il dispiacere di abbandonare il campo, è un momento importante nella vita di un calciatore, mi presi le emozioni belle assieme alla tristezza.

Lei per i tifosi è un idolo, una bandiera e un esempio, si evince anche nella foto stessa. Cosa la lega ancora alla tifoseria tarantina, e cosa di magico si cela dietro questo legame indissolubile?
Come accade nella vita stessa ci sono dei rapporti d’amore incredibili, che restano indelebili anche se passa il tempo e capita di tutto, l’amore non si cancella. E’ un legame che dura tutta la vita. Tutto è iniziato quando sono arrivato a Taranto dal Brindisi, e ho avuto la fortuna di subentrare subito, a Bologna parai un rigore e così entrai immediatamente nel cuore dei tifosi. Dico che non è semplice essere profeta in patria, ma ho sempre messo tutto in campo. Penso che se una persona ci mette tutto l’impegno e tutto il cuore, prima o poi riceve tutta la stima della tifoseria. Mi sono sempre comportato bene e ho fatto il massimo per quella maglia.

Tutto iniziò a Taranto e tutto finì a Taranto: perché questa scelta?
E’ stata una scelta di vita, sono sempre stato riconoscente al Taranto perché mi ha dato la possibilità di affacciarmi al calcio che conta, il mio trampolino di lancio vero e proprio è stata questa squadra. Era iniziata una storia d’amore che per me doveva finire lì dov’era cominciata.

Le sue doti umane e tecniche che si è sempre riconosciuto in campo...
Le mie doti umane sono le stesse che mi hanno guidato nella vita, gli stessi principi che avevo fuori dal campo: in primis il rispetto per tutti quanti, l’onestà e la massima professionalità. Lascio agli altri la possibilità di parlare delle mie doti, sono sempre stato me stesso.

Guardando questa foto, osservando quella squadra e pensando al Taranto di oggi, cosa è realmente cambiato?
C’è molto rammarico, il calcio è cambiato tutto, non solo il Taranto. La squadra di oggi vive in un limbo e non riesce a venirne fuori, rispecchia la realtà di una città martoriata. Nonostante gli investimenti di una società che si interessa delle sorti del club, sono stati spesi tanti soldi ma forse spesi mali. Un pizzico di sfortuna e di incompetenza, non faccio nomi, ne voglio offendere nessuno. Il Taranto è passato nel dimenticato del calcio vero, sono stati fatti una serie di errori in questi anni, magari in buona fede. Ma nel calcio contano solo i fatti, e il Taranto è ancora in Serie D, mentre realtà molto meno blasonate sono nel calcio importante, si guardi il Cittadella che rischia di andare in Serie A. Se guardo questa foto vedo un Taranto nel calcio che conta, e spero possa essere di buon auspicio per il futuro di questa squadra.

Vive ancora nel mondo del calcio?
Si sempre, anche se quest’anno mi sono preso una pausa, per mia scelta. Io preferisco star fermo che fare qualcosa tanto per farla. Solo se mi viene proposto un progetto serio da una società professionistica e professionale accetto, perché mi sono sempre considerato un professionista. Voglio lavorare in un ambente giusto per me.


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