L'altra faccia della medaglia (di bronzo)
LE VOCI DI MRB.IT | L' 'humus in fabula', dalla rubrica di Marcello Fumarola
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foto Luca Barone
Marcello Fumarola | 29 Maggio 2019 - 10:33
Senza il campionato, la settimana trascorsa è stata caratterizzata dal saluto di mister Panarelli. Significative e condivisibili le sue dichiarazioni, tra legittimi rimpianti e mature assunzioni di responsabilità. Panarelli non ha cercato alibi ma ha fornito una valutazione realistica della situazione ereditata ad inizio campionato e da lui gestita sino alla finale playoff persa malamente a Cerignola. Il giovane mister rossoblù ha voluto porre l'accento molto più sui ringraziamenti e sull'emozione nell'aver potuto occupare (con merito, aggiungo io) quella panchina per l'intero campionato, ma il dettaglio non da poco del non aver costruito lui la squadra e di non aver potuto impostare il lavoro sin dal ritiro, porta a chiedersi: perché non continuare e "programmare" con lui anche nella prossima stagione?

Non è stato possibile chiederlo a chi di competenza in quanto nessun esponente della società (a parte l'addetto stampa) era presente alla conferenza del mister. Certo, mi verrebbe da dire al buon Panarelli, che gli è andata decisamente meglio rispetto a Cazzarò, riempito di elogi ed attestazioni di fiducia e stima per tutta l'estate e cacciato, dopo una qualificazione comunque ottenuta in Coppa Italia Dilettanti contro il Nardò, la domenica antecedente l'inizio del campionato (o forse era stato esonerato già prima di quella partita). Anche lo staff di Panarelli era "fresco" di elogi e fiducia da parte della società (come da intervista del Presidente prima della sfida al Cerignola) ma poi, proprio in conferenza, scopriamo dal diretto interessato di come, già dopo la sconfitta a Francavilla in Sinni, Panarelli fosse stato informato che, senza vittoria nei playoff, sarebbe andato via. Insomma, il giudizio su un lavoro e su un progetto di un anno, legato ad una singola partita a Cerignola al termine della quale (chiamiamolo esonero o "fine rapporto" poco cambia) ci si è affrettati nel comunicare, come nei talent show, che per Panarelli "il grande Taranto" finiva lì. Speriamo piuttosto che questo "famigerato" progetto di cui sentiamo parlare da anni, sia davvero chiaro e vincente a partire dalle prime, fondamentali scelte; che non si ripetano, insomma, casi alla "Mark Caltagirone", come quello con Raffaele Sergio nella scorsa estate.

Cambiando leggermente argomento e premesso che ritengo inutile commentare e dare spazio all'ignoranza e alla povertà intellettuale espressa attraverso alcune scritte offensive (sbagliate nei tempi e nei modi) apparse sui muri dello stadio e rivolte al dg Montella, devo però tristemente notare come ancora una volta con le sue dichiarazioni, l'uomo di fiducia del presidente abbia confermato di essere sempre a caccia di "streghe inesistenti" che giustifichino quella che è invece una fuga dalle reali (loro) responsabilità.

Leggo, a fine campionato, che "si sono commessi degli errori". Positivo ammetterlo (sia pur molto..."a tempo debito") ma subito dopo non si perde l'occasione per bacchettare coloro i quali hanno avuto l'ardire di rimarcare questi errori non durante ma ancor prima dell'inizio del torneo. Il dirigente rossoblù fa riferimento ad un piccolo manipolo di critici ad oltranza. Ce l'avrà con i tifosi o con qualche addetto ai lavori? In tal senso mi pare corretto ricordare quanto rimarcato dalla scorsa estate da questo "punto di osservazione" che forse mi pone tra i "presunti colpevoli e responsabili" del mancato raggiungimento degli obiettivi. Una voce quasi solitaria rispetto al coro di chi, più o meno disinteressatamente, si è schierato, "a spada tratta", a favore. Responsabile per aver chiesto un Direttore Sportivo che ora, dopo un anno, viene ritenuto indispensabile; o per aver sottolineato come occorra che gli under siano "scelti" da professionisti che abbiano le stimmate del talent scout; colpevole di aver chiesto un allenatore più esperto di Cazzarò e di essersi chiesto dove fosse la decantata programmazione nel mandarlo via ad una settimana dall'inizio del campionato; stigmatizzando l'affanno nell'acquisire un attaccante da doppia cifra che ha costretto Panarelli ad affrontare la prima parte della stagione con Favetta e Diakitè (dopo il Savoia con il solo Favetta), quali uniche alternative nel ruolo; che paventava (a quanto dicono le statistiche a giusta ragione) condizioni fisiche non perfette del bravo portiere Paolo Pellegrino. Ebbene si, lo ammetto...l'ho scritto e l'ho detto e a quanto pare questo è costato la stagione più delle topiche di Cavalli o dei gol non segnati da Roberti.

La verità è che, mai come quest’anno, l'ambiente è stato unito. Tifosi pazienti e sempre pronti a sostenere perché, si sa, l'amore è cieco, ed una stampa che si è unita nell'esaltare (talvolta enfatizzare) le gesta di una squadra che, a un certo punto, sembrava davvero potercela fare. Chi agisce, si sa anche questo, è sempre e comunque oggetto di critiche; se i fatti dimostrano poi che l'agire è stato contraddittorio e che le critiche erano quanto mai giustificate, una serena ammissione di colpe, un bel bagno d'umiltà non farebbe male ed eviterebbe ulteriori cadute di stile.

Ora riprenderà la solita ridda di nomi alla quale siamo abbondantemente abituati? Suggestioni, tentativi, a volte autentiche bufale come quando si parlò di Iadaresta che "smaniava e faceva pressione per venire a Taranto", ma da Latina arrivarono ufficiali e secche smentite. Attendiamo le prime mosse (che altre società hanno già compiuto), nella speranza che la "squadra per vincere il campionato" assuma caratteri e lineamenti facilmente distinguibili, da subito. Se cosi fosse sarà un piacere raccontarlo; caso contrario saranno critiche, mai preconcette, ma valutate con un minimo di competenza e con l'amore che lega fortemente a questa squadra anche (se non soprattutto) quel "piccolo manipolo di critici ad oltranza". Ah già, non ho considerato il ripescaggio. Va bè dai, eventualmente, ne riparliamo "in seconda battuta".
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