Taranto, futuro ne abbiamo?
LE VOCI DI MRB.IT | Dopo l’umiliazione di Cerignola da dove ripartire?
Roberto Orlando Tutte le News
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foto Luca Barone
Roberto Orlando | 21 Maggio 2019 - 07:55
Il Taranto perde malamente a Cerignola, dove una sonora cinquina umilia squadra, società e tifosi: i padroni di casa hanno addirittura festeggiato con fuochi d’artificio a partita in corso, con i rossoblù in balia di Loiodice & C. Scene mortificanti per quello zoccolo duro, sempre meno numeroso, che crede Taranto sia una realtà che non merita tutto questo. La finale playoff persa per 1-5 rimarrà tra le macchie di questa squadra, quasi quanto i capitoli Serpentara e Marcianise e naturalmente non arriva per caso. Ma come ci siamo arrivati a questo punto?

A fine partita iniziano gli addii, con il presidente Giove che congeda Panarelli: ringraziamo il tecnico tarantino per la stagione vissuta su una panchina che è sempre stata avara con i suoi concittadini. Ringraziamo Panarelli perché in questo campionato si è tornati a parlare di schemi, di calcio giocato, di calciatori. Ha iniziato con una rosa non scelta da lui, ha saputo plasmare il suo credo tattico e con il mercato di dicembre ha potuto in qualche modo far rendere la squadra forse al massimo delle sue possibilità. Alcuni black-out hanno evidenziato dei limiti che non sono solo imputabili al tecnico jonico ma rispecchiano un intero ambiente mal costruito e alla fine, come nei più classici dei finali, paga lui. Gli auguriamo di consacrarsi in altri lidi, meno schizofrenici del nostro e magari, meglio organizzati.

L’organizzazione, appunto, è stato una dei tasti dolenti dell’intera stagione: per sua stessa ammissione, il presidente Giove non ha voluto affidarsi ad un Direttore Sportivo (anzi, a luglio dello scorso anno ha disconosciuto il consulente di mercato, l’ex Direttore Sportivo di Avellino e Cavese Raffaele Sergio) e ha condotto in autonomia la campagna acquisti, affidando all’allora tecnico Cazzarò il ruolo di manager; sono sì arrivati giocatori come Massimo, Oggiano e Manzo, il cosiddetto blocco Cavese, ma con il mercato invernale si è dovuti correre davvero al riparo. Degli under giunti a Taranto a luglio si sono salvati solo Bonavolontà e Salatino, mentre il settore giovanile passava di mano, dalla Motolese a Cardamone.

Da Tim Cup si a Tim Cup no, nel silenzio generale, i rapporti da separati in casa con la Fondazione Taras, domande di riammissione in C presentate “a tempo debito”; il Taranto naviga in una tempesta e l’unica sicurezza la fornisce il presidente Giove, quando dichiara di non voler pagare il fondo perduto per il ripescaggio. Si riparte, per vincere, dalla serie D.

I tifosi sono con il Presidente (zero contestazioni per tutta la stagione), il Comune di Taranto anche (col Sindaco Melucci in prima linea), quasi tutta la stampa si stringe intorno al numero uno di via Lago di Como, non ci sono influenze esterne che variano il percorso di questo Taranto, tutti remano nella stessa direzione. Condizioni ideali per andare col vento in poppa. Ma il Taranto si blocca: prima a novembre (sconfitte di Andria e Nardò, pareggi con Altamura e Gelbison. Il filotto di vittorie seguente si ferma ad Andria (pareggio); il Taranto capitola. Gravina e Francavilla diventano la tomba della rincorsa al Picerno. Giove mostra i denti quando il Taranto subisce un punto di penalizzazione (sentenza annullata) e quando ricorre contro la scazzottata di Picerno: in entrambi i casi il Taranto ne esce a testa alta e vincitore, ma non basta.

La montagna per il ripescaggio ha diverse tappe: innanzitutto la preclusione per chi ne ha già usufruito, la sconfitta ai playoff e i soldi. Dopo aver effettuato delle “manovre tecniche” per gestire il debito del Taranto verso l’Erario, il Presidente chiede l’aiuto della comunità, che, condizione atavica, non risponde. Se dall’altro lato c’è il presidente del Cerignola Grieco, che dice di essere attrezzato per pagare il fondo perduto e dall’altro Giove che dice che la città si deve fare carico di tale spesa… abbiamo fatto il quadro dell’attuale situazione societaria e comunitaria. Ribadiamo che è giusto che la collettività sia parte integrante del progetto, ma onori e (soprattutto) oneri per chi vuol essere il presidente del Taranto.

E adesso? A meno di 24 ore dalla disfatta di Cerignola sui social i giocatori iniziano a rilasciare parole d’amore e saluti alla città e ai tifosi, si è già in pieno toto-allenatore e toto-DS e del futuro non c’è una visione. Da chi e come ripartire? Soprattutto, quale strada prendere? Questa stagione ci ha insegnato che Massimo Giove alla guida del Taranto è economicamente fragile, che l’organizzazione societaria non si può improvvisare e che, come sempre, fare calcio a Taranto è difficile. Ripartire da Giove? Certo, è lui il Presidente (ce ne sono altri che lo vogliono fare?), ma occorre una chiara progettualità. Ci sono tanti aspetti che non ci sono piaciuti nell’operato di Giove e che onestamente e oggettivamente abbiamo sul nostro giornale sempre riportato, ed è per questo che avanziamo la pretesa di volerci vedere chiaro. Il settore giovanile è stato un completo disastro e la commistione con l’imprenditore Cardamone ha lasciato delle zone d’ombra che non dovrebbero esistere nel “palazzo di vetro”, citando il Direttore Montella. Si spera che adesso, con il rifacimento del campo B dello Iacovone (a proposito, che si spinga immediatamente per la firma del contratto, senza di quella i lavori non partono!), prima squadra e giovanili abbiano finalmente una vera “casa”, senza girovagare in provincia.

Il giovedì successivo alla sconfitta di Cava de’ Tirreni, la società comunicò l’inizio della nuova stagione con il ritiro a Camigliatello. Quest’anno si spera che gli errori della scorsa stagione non vengano ripetuti: che ci si doti di una struttura organizzativa solida e competente; che siano chiari ruoli e professionalità; che in ritiro ci vada chi deve far poi davvero parte della prima squadra (della truppa partita a Camigliatello Silano in pochissimi hanno concluso la stagione); che la comunicazione della società sia chiara, onesta, senza troppe dichiarazioni-contentini. Ripartire da zero? Salvare ciò che di buono si è fatto quest’anno? Restare? Andar via? Fate voi, ma fatelo subito. Risposte, chiarezza. Subito.
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